IL COMPARTO

La potenza siderurgica: a Brescia un sistema che vale dodici miliardi

di Manuel Venturi
Sono 5.500 gli adetti impegnati per 120 aziende su tutto il territorio. Nel 2023 si registra una leggera frenata ma l'export macina altri record

Una «potenza di fuoco» che macina record. La siderurgia è uno dei comparti più importanti per il Made in Brescia, con grandi gruppi industriali che recitano un ruolo da protagonista in Italia e in tutta Europa, contribuendo in modo determinante alla crescita del Pil della provincia.

Il polo siderurgico territoriale è al primo posto in Italia sia per quanto riguarda le vendite interne che per l'export, con un primato che si è rafforzato nel corso del 2021, un anno «straordinario e irripetibile» che ha visto il recupero dei volumi persi nell'anno del Covid, con un rimbalzo che ha permesso di superare anche i livelli del 2019. Secondo l'elaborazione del Centri studi di Confindustria Brescia su dati Istat, la siderurgia bresciana conta 120 aziende e oltre 5.500 addetti. Nel dettaglio, le aziende che si occupano di siderurgia in senso stretto sono la metà (60), ma da sole occupano 4.174 addetti: tra queste, ci sono grandi gruppi come Feralpi, Ori Martin, Duferco Italia Holding, Alfa Acciai, Ferriera Valsabbia, Eural Gnutti, Iro, Raffmetal, Metra. Nel settore della fabbricazione di tubi, condotti, profilati cavi e relativi accessori in acciaio esclusi quelli in acciaio colato, le aziende in provincia sono 8 e occupano in totale 326 addetti, mentre le realtà impegnate nella fabbricazione di altri prodotti della prima trasformazione dell'acciaio sono 52, per un totale di 1.217 dipendenti. Per quanto riguarda i principali dati di bilancio delle società di capitali (relativi al 2021), secondo il Centro studi di Siderweb i ricavi ammontano a 5,314 miliardi, per un valore aggiunto di 659 milioni di euro e un ebitda di 351 milioni. In totale, la siderurgia bresciana nel primo anno post Covid è rimasta in vetta a livello nazionale, con 11,91 miliardi di fatturato (+65,2% sul 2020), davanti a Milano (8,49 mld) e Mantova, a quota 6,86 mld, con il dato provinciale che risulta superiore a quello di tutte le regioni d'Italia (Veneto escluso, con 11,99 mld di fatturato). L'ebitda bresciano aggregato sale a quota 932 mln (era 317 milioni l'anno precedente, +194%), l'utile si attesta a 470,6 mln, più che decuplicato rispetto ai 39,8 mln dell'anno precedente. A livello territoriale, in testa tra le aziende con il maggiore fatturato c'è Alfa Acciai spa (971 milioni), seguita da Feralpi siderurgica spa (966 mln) e Travi e profilati Pallanzeno (in provincia di Verbano-Cusio-Ossola, ma del Gruppo Duferco con base a San Zeno Naviglio); l'azienda di Lonato del Garda è invece in vetta per ebitda (111 mln, contro i 55,5 di Alfa e i 48,5 mld di R.M.B spa di Polpenazze) e utile con 64,8 mln (seconda è la ex Duferdofin-Nucor, oggi Duferco Travi e profilati, di San Zeno a 38,2 mln, terza Alfa Acciai con 29,7 mln).

Cresce anche la Lombardia: il fatturato si attesta a 39,95 mld (+61,1% sui 24,79 mld del 2020), l'ebitda è a 3,4 mld (+134,4%), l'utile sale a 1,76 mld contro i 397 milioni dell'anno del Covid (+343%). Lo stesso vale per l'intero Paese, con un fatturato a 79,1 mld (+61%), un ebitda a 7,14 mld (+168%) e un utile a 3,54 mld (+1043%). In attesa dei dati di bilancio ufficiali del 2022, c'è già la certificazione di un rallentamento del settore, anche se con una lieve crescita sul 2021, mentre le rilevazioni per il primo trimestre 2023 realizzate dal Centro studi della Confindustria territoriale mostrano una flessione dello 0,6% sul pari periodo 2022. Anche per quanto riguarda l'export, il made in Brescia è regina a livello nazionale. Il comparto, nel 2022, ha superato quota 3 miliardi di euro, attestandosi a 3,038 mld, con una crescita del 26,4% sui 2,404 mld dell'anno precedente: la provincia rafforza il suo primato staccando Udine di mezzo miliardo di euro, contro la differenza di 287 milioni del 2021 (2,537 mld nel 2022, 2,117 mld l'anno precedente). Terza è Mantova, con 2,142 mld di export nel 2022. Per il polo bresciano, l'incremento delle esportazioni rispetto al 2008 è del 40,7%, ma rispetto ad allora i prezzi sono cresciuti del 40,8%, per cui le esportazioni in quantità sono diminuite di circa 10 punti percentuali. •.

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