LA REGIONE

Tironi: «Gli Its sono la scuola del fare, formano competenze»

di Michela Bono
Il modello lombardo ha l'obiettivo di recuperare i cosiddetti «neet» agendo sulla leva motivazionale «Ma serve uno scatto culturale»
Un momento della «chiacchierata» tra la nostra Paola Buizza e l’assessore Simona TironiSimona Tironi: è l’assessore regionale all’istruzione, formazione e lavoro
Un momento della «chiacchierata» tra la nostra Paola Buizza e l’assessore Simona TironiSimona Tironi: è l’assessore regionale all’istruzione, formazione e lavoro
Un momento della «chiacchierata» tra la nostra Paola Buizza e l’assessore Simona TironiSimona Tironi: è l’assessore regionale all’istruzione, formazione e lavoro
Un momento della «chiacchierata» tra la nostra Paola Buizza e l’assessore Simona TironiSimona Tironi: è l’assessore regionale all’istruzione, formazione e lavoro

Costruirsi il futuro: è questo che stanno facendo gli studenti del Gruppo Lonati - Accademia Santa Giulia e Its Machina Lonati - che ieri hanno presenziato in forze a «Forti come l’Acciaio». Nell’ultimo giorno sui banchi, l’intervento «Scuola e industria, fabbricare il dialogo» di Simona Tironi, assessore di Regione Lombardia all’Istruzione, formazione e lavoro, non poteva essere più azzeccato per dar loro spunti di riflessione da far sedimentare durante l’estate. Per capire quale sia l’orizzonte a cui tendere è bene partire da ciò che non va.

Una delle problematiche di maggior urgenza, ricorda Tironi, è il cosiddetto mismatch, ovvero il disequilibrio tra domanda e offerta nel mondo del lavoro. Un fattore allarmante che, se non risolto, rischia di rallentare la crescita dell’intero paese, oltre che del settore più squisitamente manifatturiero. «Trovare i giusti professionisti è essenziale da un lato per mantenere la competitività delle aziende, all’altro per i giovani, perché trovino un lavoro dignitoso e aderente alle loro capacità e aspettative». Un modello, quello lombardo, che Simona Tironi considera esemplare anche per quanto riguarda il recupero dei neet, quei giovani che né cercano un impiego né studiano. In questo l’Italia vanta un triste primato: peggio fa solo la Romania. «La media italiana è del 18 percento, mentre nella nostra regione si attesta al 13 percento, una quota inferiore, ma che pesa comunque - sottolinea Tironi -. Per noi questi ragazzi rappresentano un capitolo di investimento e non di spesa. A loro abbiamo dedicato e stiamo dedicando grandi risorse». La soluzione di questa piaga sociale, aggiunge l’assessore, potrebbe venire proprio dagli Its, una tipologia di scuola che offre la leva della motivazione perché i ragazzi imparano un lavoro concreto, facilmente spendibile e in cui sentirsi utili e competenti. «Spesso si tratta di giovani pluribocciati, provenienti da percorsi segnati da insuccessi, che hanno bisogno di ritrovare la passione».

È innegabile che la formazione professionale sconti ancora il pregiudizio di essere una seconda scelta rispetto ai licei e all’università. «C’è bisogno di uno scatto culturale che superi questo impasse. In questo - continua Tironi - gioca un ruolo fondamentale l’orientamento dei ragazzi, ma anche delle famiglie, che devono valutare tutti gli aspetti mettendo sulla bilancia le reali aspettative e capacità dei propri figli con le possibilità di lavoro». La formazione professionale è la scuola del fare e la Lombardia è sul podio per numero di Its, di cui il Lonati è il precursore. In questo tipo di scuola si impara facendo: «L’86 percento di chi esce trova subito un impiego a tempo indeterminato - sostiene l’assessore -: gli Its offrono la certezza di ottenere un posto di lavoro che rispecchia ciò che il ragazzo desidera. Questo serve per portare un valore aggiunto per sé, ma anche per le aziende: chi lavora con passione e motivazione, oltre che con preparazione, lavora meglio. E nulla vieta di continuare gli studi universitari». Trovare la quadra per unire aspettative e reali possibilità rimane dunque la chiave per avere successo.

La mancanza delle competenze, però, non riguarda solo i giovani, ma anche gli over 50, che pagano lo scotto di una maggiore difficoltà ad approcciarsi alle nuove tecnologie. «Regione non vuole che nessuno sia lasciato indietro - dichiara l’assessore SimonaTironi -. Una cosa è certa: serve una formazione continua lungo il percorso scolastico, ma anche dopo, nel corso della vita lavorativa». Su questo capitolo, ricorda l’assessore, la Lombardia ha messo a disposizione 30 milioni di euro, a cui si è aggiunto di recente un rifinanziamento di altri 15: «Il tema delle competenze è centrale: durante tutto l’arco della vita bisogna stare al passo con i mutamenti del mercato del lavoro, quindi di tutti i linguaggi legati alle innovazioni tecnologiche». I manager over 50 rappresentano un valore incredibile, ma reinventarsi e ricollocarsi non è sempre facile, soprattutto quando ci si confronta con i nativi digitali. «Per chi deve essere ricollocato e ritrovare un impiego professionale dignitoso, che valorizzi al meglio l’esperienza maturata, Regione Lombardia ha collocato una ulteriore dotazione di 1,5 milioni di euro». Ma la formazione settoriale non è la sola necessaria per questo obiettivo: «Serve anche un’apertura alla formazione trasversale, che deve permeare tutti i settori, tutte le età e tutte le mansioni - conclude Tironi -: le competenze devono riguardare anche gli aspetti relazionali e più squisitamente umani» •. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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