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Stefano Maiolica a OltreculturaFest: «Fuori sede ho imparato a credere nei miei sogni» RIVEDI LA DIRETTA

di Giada Ferrari
Da Salerno a Milano, il 29enne ha raccontato la sua esperienza sui social
Stefano Maiolica (Unterroneamilano) a OltreculturaFest
Stefano Maiolica (Unterroneamilano) a OltreculturaFest
OltreculturaFEST Bresciaoggi - #11 con Stefano Maiolica

Stefano Maiolica, 29 anni, è diventato l'icona per la generazione dei fuori sede, trasformando la sua esperienza personale in una missione condivisa da milioni di follower sui social media. Ieri, all'undicesima e penultima puntata di Oltrecultura Fest, ha raccontato la sua storia da «terrone fuori sede».

Stefano Maiolica (@unterroneamilano) si racconta

Il percorso di Stefano inizia sette anni fa quando decide di lasciare Salerno per trasferirsi a Milano e specializzarsi in psicologia sociale della comunicazione: «Sono scappato da Salerno, mi sentivo alle strette, non sapevo cosa volevo fare da grande, e non lo so ancora, quindi diventavo il "pazzo" agli occhi delle persone. Sono andato via arrabbiato dalla mia città, perché tutto ciò che immaginavo e sognavo era distante dalle mie radici, invece è stato il mio punto di riferimento. Quell'odio era dovuto ad un forte amore che non era corrisposto, mi sentivo scacciato, non voluto dalla mia stessa terra».

Stefano Maiolica (UnTerroneAMilano) a OltreculturaFEST

Alla ricerca di se stesso Stefano sceglie Milano perché «è un po' un'isola che non c'è, piena di bimbi sperduti che sognano». Un luogo dove sentirsi accettato ed è proprio qui che comincia a raccontarsi, tanto che la sua presenza online diventa un punto di riferimento: con un blog, oltre 68 mila follower su Facebook, 273 mila su Instagram, 130 mila su TikTok e 23 mila iscritti sul canale YouTube. «Davo delle dritte, raccontavo semplicemente tutto ciò che mi succedeva. Dopo un mese di apertura della pagina ho organizzato un evento per far conoscere le persone e lì ho incontrato i miei primi follower».

La creazione di una comunità reale

Seguaci che si sono fatti community, pagine social che hanno voluto farsi anche manifesto di situazioni che necessitano un cambiamento. Vita e sfideLa sua vicenda come fuori sede, infatti non è stata priva di sfide, ad esempio con le difficoltà nel trovare una casa a Milano: «Dormivo sul divano di un amico che dopo due settimane mi ha buttato fuori, un passaggio che tutti i fuori sede devono affrontare. Trovare casa a Milano è un'impresa, sono entrato in posti incredibili: materasso a terra, coinquilini drogati, il signore con i genitori morti da una settimana che affittava la stanza piena di foto, insomma storie al limite. Allora scoraggiato ho fatto un post con in foto un'enorme mozzarella e ho scritto che offrivo fornitura mensile di mozzarella di bufala a chi mi avrebbe affittato una casa. Mai mi sarei aspettato il giorno dopo di trovare un'infinità di commenti e, ovviamente, la mia prima casa».

Gli aff(l)itti di Milano

Storia personale che poi si è fatta collettiva, raccontando le dinamiche negative del mercato degli affitti attraverso le storie di altri ragazzi. Stefano ha intrapreso una battaglia social creando la pagina «afflitti a Milano», dove i suoi follower diventano protagonisti e denunciano le condizioni precarie in cui vivono molti giovani: «La media di una stanza singola era 450 euro, ora siamo sui 700. La mia battaglia è partita per la qualità di questi luoghi: stanze che cadono a pezzi, monolocali inferiori ai metri quadri legali. Si sono create brutte dinamiche che lucrano sui giovani».

Un impegno che ha portato anche a situazioni critiche, come minacce ricevute per aver esposto tali realtà. Tuttavia, Stefano ha trasformato queste sfide in opportunità, da un anno ha anche aperto un'agenzia, la Chupito Srl, che conta attualmente 10 dipendenti: «Non amo fare collaborazioni con la mia pagina personale, quindi ho aperto la mia agenzia. Creiamo contenuti per brand, ristoranti, mondo della moda, ma portiamo sui social anche la tradizione, il lavoro manuale, permettendo alle giovani generazioni, che sono curiose, di conoscerla. Dopotutto i social sono strumenti che dipendono da noi, da come li usiamo».

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