L'assassinio di Giulia Cecchettin

Filippo Turetta, oggi l’interrogatorio davanti al gip. L'avvocato: «Non anticipo se parlerà o meno»

di Camilla Ferro
L'ex fidanzato di Giulia Cecchettin, fuggito in Germania, dove è stato arrestato, è stato estradato in Italia. L'avvocato all'uscita dall'istituto di pena: «Non chiederò attenuazioni misura cautelare». Dunque nessuna istanza per la scarcerazione
Filippo Turetta si trova rinchiuso nel carcere di Montorio
Filippo Turetta si trova rinchiuso nel carcere di Montorio
Le dichiarazioni dell'avvocato di Turetta (Ferro)

28 novembre

«Come sta? Bene». Turetta sta bene. Ieri, nel suo terzo giorno di detenzione nel carcere di Montorio e nel sedicesimo dall’omicidio di Giulia, ha incontrato nuovamente il suo avvocato, il professor Giovanni Caruso, per preparare l’interrogatorio di garanzia che questa mattina sosterrà davanti al Gip veneziano Bendetta Vitolo. Dovrebbe essere presente anche il pm Andrea Petroni, titolare del fascicolo.

Se Filippo decidesse infatti di rispondere al giudice, anche il pubblico ministero potrebbe fargli domande per chiarire gli elementi d’accusa fin qui raccolti dalla Procura: non tutti, perché mancano ancora quelli che aggraverebbero le accuse a suo carico di sequestro di persona e omicidio volontario, alias la premeditazione e la crudeltà, e che in parte dipendono dall’analisi dei Ris sulla Fiat Punto (ancora in Germania) e soprattutto dall’autopsia sul corpo di Giulia (sarà venerdì 1 dicembre).

La strategia della difesa

C’è la possibilità che il ventiduenne rimanga zitto. O che scelga di fare solo dichiarazioni spontanee, se non volesse confessare e collaborare. È questo che hanno fatto ieri pomeriggio, per tre ore, Turetta e il suo legale di fiducia tornato apposta a Montorio dopo l’incontro conoscitivo di sabato: hanno preparato la strategia difensiva per l’appuntamento col giudice.

Cosa accadrà stamattina alle 10 quando Filippo sarà interrogato, l’avvocato non ha voluto anticiparlo. «Non ho alcuna intenzione, per rispetto dell’autorità giudiziaria», ha dichiarato ieri sera all’uscita dal carcere, «di anticipare se risponderà o meno. E poi», ha aggiunto, «voglio rettificare alcune notizie e chiarire: non sarà presenterà istanza al Riesame per chiedere la scarcerazione o una misura meno afflittiva per il mio assistito».

Più semplice ancora: «Non ci sarà alcuna richiesta al Tribunale della libertà verso l'ordinanza di custodia in carcere, né verranno chiesti affievolimenti della misura cautelare in corso di esecuzione».

Dubbi che fanno la differenza

Tra i punti da chiarire nell’interrogatorio di Turetta ci sono quelli che porterebbero ad una contestazione della premeditazione e della crudeltà, oltre che del reato di occultamento di cadavere: il nastro adesivo comprato on line qualche giorno prima dell’omicidio e i sacchi neri dell’immondizia, il fatto che il giovane avrebbe portato con sé due coltelli e il sopralluogo eseguito a Fossò proprio dove avrebbe avuto luogo la seconda aggressione, quella mortale, ripresa dalle telecamere.

È fondamentale inoltre capire se Giulia sia stata accoltellata oltre che in strada anche dentro l'abitacolo dell’auto e se Turetta abbia messo poi il corpo nel bagagliaio, prima di disfarsene lasciandolo in fondo ad una scarpata in un canalone tra il lago di Barcis e Piancavallo.

Passaggi dirimenti per la Procura che sostiene «l’inaudita ferocia» con cui è stata uccisa la giovane laureanda in ingegneria biomedica che aveva lasciato Turetta proprio perché troppo geloso e ossessivo.

«Vorrei solo che sparisse dalla mia vita, non lo sopporto più», la confidenza fatta ad un’amica in una telefonata che oggi suona come un drammatico allarme rimasto inascoltato.

Oggi le prime verità

Se vorrà oggi Filippo potrà aiutare le indagini. Potrebbe affrontare il merito di quanto accaduto l'11 novembre fino all’arresto, una settimana dopo, vicino a Lipsia. Potrebbe raccontare il «suo» viaggio, le tappe della fuga, cos’è successo e perché. Ma l’impressione, anche per le dichiarazioni dell’avvocato di ieri, è che non risponderà.

La difesa potrebbe valutare di puntare tutto su un'istanza di perizia psichiatrica, «mossa» preparata appunto dal possibile silenzio di oggi davanti al giudice.

Ad ogni modo il pm che coordina l'inchiesta, entro la fine di questa settimana, dovrebbe fissare un nuovo interrogatorio. Ed entro al massimo i prossimi 10 giorni, la Fiat nera con gli oggetti sequestrati (il coltello, il nastro adesivo con cui potrebbe aver chiuso la bocca e legato le mani a Giulia, il cellulare, un guanto e 300 euro in contanti) sarà riportata in Italia, a Parma, a disposizione del Reparto Investigazioni Scientifiche.

Non è stato ancora ritrovato, invece, il telefono di Giulia. Troppi e ancora tanti i dubbi che solo Filippo può chiarire. Nel frattempo, «lui sta bene», ha detto Caruso. Ha chiesto al cappellano di poter leggere libri, che gliene portasse qualcuno, e di incontrare i genitori. Ma quella, sarà tutta un’altra visita. (Camilla Ferro)

Intanto per il legale di Elena Cecchettin, l'omicidio della sorella Giulia è "aggravato dallo stalking". Filippo Turetta, infatti, spiega l'avvocato Nicodemo Gentile, ha "dimostrato di essere un 'molestatore assillante', il suo comportamento, come sta emergendo da più elementi da noi già raccolti, è connotato da plurime e reiterate condotte che descrivono 'fame di possesso' verso la nostra Giulia".

Si tratta, ha chiarito, di "un assedio psicologico che aveva provocato nella ragazza uno stato di disorientamento e di importante ansia". E ancora: "Un uso padronale del rapporto che ha spinto il Turetta prima a perpetrare reiterate azioni di molestie e controllo, anche tramite chiamate e messaggi incessanti, e poi, in ultimo l'omicidio, al fine di gratificare la sua volontà persecutoria". 

 

27 novembre

Per Filippo Turetta nuovo incontro in carcere col suo legale, oggi (27 novembre), un momento importante per delineare la strategia difensiva in vista dell'interrogatorio di martedì davanti al gip di Venezia, Benedetta Vitolo.

 L'avvocato Giovanni Caruso ha varcato i cancelli dell'istituto a bordo della sua auto poco prima delle 16.30 e si è limitato a dire che è possibile che rilasci dichiarazioni all'uscita. «Vedrò Filippo Turetta oggi. Al momento non ho niente da dichiarare», ha detto l'avvocato.

Il colloquio è terminato poco prima delle 18.30. L'incontro è durato circa un'ora e mezza. Il legale non è ancora uscito dall'istituto penitenziario.

«Non anticiperò nulla sull'interrogatorio di domani, per rispetto all'autorità giudiziaria», ha affermato l'avvocato all'uscita dal carcere di Montorio, intorno alle 19. «Non verrà presentata alcuna richiesta di riesame avversa all'ordinanza di custodia cautelare in carcere né verranno chiesti affievolimenti alla misura in corso di esecuzione».

 

Arrivo dell'avvocato di Turetta a Montorio (video Ferro)

Nel frattempo, mano a mano vengano a galla dettagli nell'inchiesta sull'atroce omicidio di Giulia Cecchettin, come il ritrovamento vicino al corpo di un libro per l'infanzia. Tra le cose lasciate, una ventina di reperti in tutto sequestrati dai carabinieri, non lontano dal cadavere, abbandonato in una zona boschiva vicino al lago di Barcis, in provincia di Pordenone, è stato trovato anche quel testo per bambini, intitolato "Anche i mostri si lavano i denti". Probabilmente la ragazza, che sognava, dopo la laurea in ingegneria biomedica, proprio di diventare un'illustratrice di libri per bimbi, lo aveva con sé quella sera. Sul punto, comunque, sono in corso accertamenti, anche sul perché Turetta avrebbe deciso di lasciarlo proprio là.

Il giovane, accusato dell'omicidio dell'ex fidanzata che l'aveva lasciato, rinchiuso dietro le sbarre a Verona dice che vuole vedere, appena sarà possibile, i suoi genitori: ma non potrà farlo prima del faccia a faccia col giudice. La sua scelta di stare zitto o di confessare, anche aiutando le indagini, potrebbe influire sulla sua posizione nel processo che verrà, per la concessione o meno di attenuanti.

Intanto ha trascorso una prima notte e un'intera prima giornata nel carcere Montorio, sempre sorvegliato a vista dagli agenti della polizia penitenziaria essendo un detenuto a rischio suicidio. A chi si è occupato di lui, così come ieri quando è arrivato dopo l'estradizione dalla Germania, è apparso sempre dimesso, di poche parole. Ha chiesto di avere libri da leggere, come previsto per i detenuti anche del reparto infermeria, dove è stato collocato per proseguire con le visite psicologiche e psichiatriche dell'equipe medica, dopo il primo colloquio di sostegno di ieri.

Ha incontrato un frate cappellano del carcere, che uscendo dall'istituto penitenziario in tarda mattinata ha spiegato di non poter parlare, come regola impartita dalla direzione della casa circondariale, limitandosi a dire che ora bisogna rispettare "il dramma di due famiglie".

Nei prossimi giorni Turetta sarà trasferito nella sezione "protetti", quella per i detenuti per reati a "forte riprovazione sociale" che, a loro tutela, non devono avere contatti con persone in carcere per altre tipologie di reati. Per oggi è in programma il nuovo confronto con l'avvocato Giovanni Caruso, con cui non ha ancora affrontato il merito delle accuse, anche perché era "disorientato". Se decidesse di rispondere al giudice e fornire elementi utili per ricostruire, tra l'altro, il modo in cui si sarebbe scagliato contro Giulia, colpita almeno con una ventina di coltellate, la sera dell'11 novembre a Vigonovo, tra il parcheggio a meno di 200 metri da casa di lei e la zona industriale di Fossò, la mossa difensiva potrebbe alleggerire la sua posizione processuale.

Tenendo conto anche del fatto che la difesa potrebbe puntare su una perizia psichiatrica per arrivare ad accertare eventuali vizi di mente. Più indizi, dai due coltelli portati con sé fino ai sacchi di plastica neri trovati sopra il corpo e in una busta là vicino, potrebbero portare, invece, il procuratore di Venezia Bruno Cherchi e il pm Andrea Petroni a contestare nelle indagini l'aggravante della premeditazione.

E l'autopsia, che sarà effettuata il primo dicembre, sarà importante anche per l'eventuale aggravante della crudeltà, se emergesse che l'ex fidanzato avrebbe infierito su Giulia nell'ucciderla. Bisognerà capire, poi, se fu fatale quella spinta, mentre lei cercava di scappare a Fossò, che verso le 23.40 le fece sbattere la testa, come risulta dalle immagini, su un marciapiede. Non è stato ancora rintracciato, invece, il telefono di Giulia. Cellulare che agganciò, si legge negli atti, come "ultimo dato disponibile", verso le 22.45 dell'11 novembre, una cella di Marghera, vicino al centro commerciale dove i due avevano cenato. Da quel momento sarebbe risultato spento, anche quando la studentessa venne aggredita la prima volta nel parcheggio di via Aldo Moro

La Fiat Grande Punto nera di Filippo Turetta, assieme agli oggetti sequestrati al suo interno, come il telefono del giovane, sarà riportata in Italia nei prossimi giorni, al massimo entro la prossima settimana, e sarà affidata per le analisi ai carabinieri del Ris di Parma. Nelle indagini della Procura di Venezia, condotte dai carabinieri, si sta attendendo che la magistratura tedesca dia l'ok all'ordine di investigazione europeo sul sequestro di macchina e oggetti e a quel punto gli investigatori italiani andranno a recuperare l'auto e le cose sequestrate.

Da quanto si è saputo, la macchina non è stata analizzata dalle autorità tedesche, dopo che il giovane è stato arrestato il 18 novembre vicino a Lipsia. La Procura di Venezia ha subito inoltrato un ordine di investigazione europeo con richiesta di sequestro dell'auto e degli oggetti, tra cui anche un coltello, un guanto e circa 300 euro in contanti. Da quanto si è appreso, poi, non è stato ancora ritrovato il telefono di Giulia, mentre vicino al cadavere in Friuli è stata recuperata nei giorni scorsi una sola scarpa della ragazza, assieme ad altri oggetti, come un libro per l'infanzia.

 

26 novembre

Ha trascorso la prima notte nel carcere di Montorio Filippo Turetta, il 22enne accusato dell'omicidio dell'ex fidanzata Giulia Cecchettin, avvenuto l'11 novembre, ed estradato ieri in Italia dalla Germania dove era terminata la sua fuga una settimana fa.

Dopo il colloquio di sostegno con uno psichiatra di ieri pomeriggio e dopo il primo incontro col suo legale, Giovanni Caruso, Turetta è stato collocato nel reparto infermeria dove dovrà rimanere per qualche giorno, sottoposto alle valutazioni psicologiche e psichiatriche prima di essere trasferito nella sezione "protetti", quella per i detenuti per reati a "forte riprovazione sociale" che, a loro tutela, non devono avere contatti con persone in carcere per altre tipologie di reati.

Turetta si trova in una cella assieme ad un altro detenuto, anche lui in carcere per reati molto gravi e dello stesso genere. E' sorvegliato a vista dagli agenti di polizia penitenziaria, anche di notte, per evitare gesti autolesionistici.

E' stato descritto da chi ha avuto modo di vederlo in carcere, tra cui pure il suo difensore, come "provato, disorientato", ma anche assente, rassegnato alla sua condizione, silenzioso. Non potrà vedere i suoi genitori fino a dopo l'interrogatorio davanti al gip, fissato per martedì.

 

25 novembre 2023

Filippo Turetta, il 22enne accusato dell'uccisione di Giulia Cecchettin, è stato trasferito oggi  (25 novembre) in carcere a Verona. L'arrivo attorno alle 14.30.

Il motivo del trasferimento a Verona, in particolare nella casa circondariale di Montorio, è che la stessa ha un reparto «per protetti»: si teme infatti che il giovane possa compiere atti autolesionistici. 

Arrivo di Filippo Turetta in carcere a Montorio (video Tajetti)

Il volo dalla Germania è atterrato poco dopo le 11.30 all'aeroporto di Venezia.  Il giovane è stato scortato dagli agenti dello Scip fino agli uffici della Polizia di frontiera, dove gli è stata notificata l'ordinanza di custodia cautelare, quindi è stato preso in consegna dai Carabinieri per il trasferimento al carcere di Verona

Prima dell'arrivo di Turetta a Montorio, atteso da cameraman e giornalisti della stampa nazionale, si è presentato ai cancelli della casa circondariale il suo avvocato, il professor Giovanni Caruso del foro di Padova.

L'attesa dell'arrivo di Filippo Turetta in carcere a Montorio (video Marchiori - Dienne)

«Per lui le stesse modalità di accoglienza rivolte a tutti i nuovi arrivati», il commento della direttrice della casa circondariale di Verona, Francesca Gioieni, assediata da telecamere e taccuini.

Turetta, intervista alla direttrice del carcere di Verona Francesca Gioieni (video Ferro)

«È molto, molto provato, disorientato, anche se con lui sono riuscito ad avere un'interlocuzione accettabile». Così l'avvocato Giovanni Caruso ha descritto Filippo Turetta, dopo il colloquio in carcere a Verona, precisando che però nell'incontro non si è affrontato il «merito della tragedia». Il legale ha precisato che il giovane sarà interrogato in carcere martedì prossimo, 28 novembre.

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