il caso

All’esame di guida andò un sostituto: due condanne per il raggiro tra Mantova e Brescia

di Rossella Canadè
Al vero candidato la patente era stata ritirata per problemi con la giustizia. Assolti gli altri cinque imputati

Avevano imbastito il loro raggiro tra Mantova e Brescia, con un unico obiettivo: far conseguire la patente di guida a uno che «non aveva i requisiti di legge per averla»  - diceva l’accusa -  in cambio di una bella somma di denaro. L’aspirante patentato era nientemeno che Rosario Marchese, accusato di essere un esponente di spicco di una famiglia mafiosa di Gela. A processo per falso ideologico, sostituzione di persona, falso in certificati pubblici, con accuse diverse, erano finiti in sette. 

Oltre a Marchese, alla sbarra c’erano un brigadiere dei carabinieri originario di Acquanegra, in quel periodo in servizio a Desenzano, due addette di un’agenzia di pratiche d’auto, un medico, due incaricati di presentare la documentazione alla Motorizzazione di Mantova, e infine Giuseppe Traiano, foggiano, che aveva sostenuto l’esame di guida sostituendosi a Marchese. Secondo le accuse, Marchese avrebbe scucito 15mila euro per avere la patente, che gli era stata revocata dal tribunale di sorveglianza.

Il giudice Gilberto Casari ha condannato Marchese a una pena di sei mesi; a un anno e quattro mesi invece Traiano, che in questo ambito è recidivo. Assolti tutti gli altri imputati, come richiesto anche dalla pm Lidia Anghinoni.R.C.

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