Carlo Calenda rompe con il Pd. Gelmini: "Bene, ora chi vota ha una proposta chiara"

Mariastella Gelmini, Carlo Calenda e Mara Carfagna
Mariastella Gelmini, Carlo Calenda e Mara Carfagna
Mariastella Gelmini, Carlo Calenda e Mara Carfagna
Mariastella Gelmini, Carlo Calenda e Mara Carfagna

Svolta nella corsa alle elezioni politiche del 25 settembre. Carlo Calenda ha fatto la sua scelta "sofferta": "Non intendo andare avanti nell’alleanza con il Pd" ha detto il leader di Azione intervistato da Lucia Annunziata in tv sottolineando di aver avvertito prima i vertici dem. La rottura, giunta a pochi giorni dalla sottoscrizione dell'intesa, si deve all'ingresso in coalizione di forze schierate decisamente a sinistra come Verdi e Si, che Calenda giudica incompatibili con i suoi ideali e programmi.

In precedenza i Pd avevano espresso "forte apprezzamento" per una nota di +Europa, che invece aveva ribadito il proprio sostegno al Patto firmato martedì scorso tra lo stesso Pd e la Federazione +Europa/Azione.

"Non mi sento a mio agio con questo - ha detto Calenda -, non c’è dentro coraggio, bellezza, serietà e amore a fare politica". Non voglio distruggere il Pd, ha aggiunto, ma ci sono troppi "pezzi stonati". E a questo punto non esclude un avvicinamento a Italia Viva di matteo Renzi.

Da Letta un tweet che sancisce la fine dei rapporti tra i due: "Ho ascoltato Carlo Calenda. Mi pare da tutto quel che ha detto che l’unico alleato possibile per Calenda sia Calenda. Noi andiamo avanti nell’interesse dell’Italia".

Di tutt'altro avviso la bresciana Mariastella Gelmini, attuale ministro degli Affari regionali e fresca di uscita da Forza italia per approdare - assieme a Mara Carfagna - proprio alla corte di Carlo Calenda.

 

Gelmini negli ultimi due giorni aveva rilasciato interviste a Bresciaoggi e a La Stampa (SINTESI: "Calenda non cerca la rottura dell’alleanza appena siglata con il segretario dem Letta, ma «ha posto un problema di coerenza - dice Mariastella Gelmini in un’intervista a La Stampa -. Il Pd doveva fare chiarezza e assicurare il rispetto del patto sottoscritto con noi. L’alleanza si basa su due distinte aree: quella liberale, popolare e riformista rappresentata da Calenda e quella di sinistra, rappresentata da Letta». «L’accordo con Si e Verdi - prosegue - resta un problema di Letta, fintanto che non mette in discussione i cardini del patto Azione-Pd. È evidente invece che un eventuale ingresso in questa alleanza elettorale del Movimento 5 Stelle produrrebbe la nostra immediata uscita. Ma non credo ci sia alcuna possibilità che questo accada». «Siamo diversi dal Pd e dagli altri partiti dell’alleanza e faremo campagna elettorale sui nostri temi. Mi candido nel proporzionale per sostenere queste battaglie, per rilanciare il protagonismo dei territori e dare loro maggiore autonomia e per aiutare le imprese a crescere, grazie a meno tasse, meno burocrazia, migliore formazione per i lavoratori», rimarca Gelmini, che per Azione si dà l’obiettivo della doppia cifra. Renzi fa da solo il terzo polo? «Ha fatto una scelta per massimizzare i consensi del suo partito - risponde -. Azione ha preso una decisione diversa per minimizzare i rischi per il Paese»).