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11.06.2019

Pm, Sy voleva
strage su
pista Linate

Dalle indagini dei carabinieri di Milano, coordinate dai pm Alberto Nobili e Luca Poniz, durante poco più di due mesi, si è rafforzata l'idea che Ousseynou Sy, l'autista che il 20 marzo ha tenuto in ostaggio 50 bambini, due insegnanti e una bidella e poi ha dato fuoco al bus, a San Donato Milanese, volesse fare una strage sulla pista di Linate. Da imputazione l'uomo aveva "l'intento di condizionare i pubblici poteri in relazione alle politiche in materia di accoglimento degli stranieri, di intimidire la popolazione".

I pm inoltreranno nei prossimi giorni al gip Tommaso Perna la richiesta di processo immediato (si salta la fase dell'udienza preliminare) per Sy, difeso dal legale Richard Ostiante e che ha una serie di imputazioni, tra cui la strage aggravata dalle finalità terroristiche, per le quali rischia l'ergastolo. Chiederà verosimilmente il rito abbreviato e la difesa potrebbe giocarsi anche la carta di una richiesta di perizia psichiatrica. Nei due mesi di indagini gli investigatori hanno sentito a verbale i 50 ragazzini (il 51esimo era assente quel giorno) con l'assistenza di uno psicologo e dall'esito complessivo degli accertamenti gli inquirenti si sono convinti sempre di più che Sy volesse arrivare a Linate per compiere la strage, anche se lui ha continuato a sostenere fino a ieri che non voleva "fare male a nessuno".

Sy aveva cosparso il bus di benzina, aveva un accendino (ha continuato a dire che era scarico, ma non era così), aveva chiuso le porte del bus con delle catene, aveva legato le mani dei bambini e degli accompagnatori con delle fascette e aveva preso loro i cellulari (tranne quelli di due alunni che riuscirono a dare l'allarme). Ha impostato anche la scritta 'fuori servizio' sul bus, ha oscurato i finestrini, aveva con sé un coltello mentre la pistola, di cui hanno parlato alcuni testi, non è stata trovata e i pm ipotizzano fosse una pistola giocattolo che si è sciolta nel rogo, appiccato, sempre secondo l'accusa, mentre i ragazzini stavano fuggendo dal bus aiutati dai carabinieri.

Anche nell'ultimo interrogatorio ha chiesto "scusa, perdono", mentre gli investigatori hanno accertato che il giorno prima aveva riempito due taniche di 50 litri ciascuna di benzina. Nessun contatto, nessuna rete è stata individuata e Sy, per i pm, ha agito da "lupo solitario". Nel suo video messaggi contro i governi africani e europei, Italia compresa, e pure ieri davanti ai pm ha citato ancora il nome del vicepremier Di Maio il quale, a suo dire, "come altri politici europei, anche lui sostiene di farla finita con queste politiche migratorie, non sono io che deliro".

Intanto arriverà in Consiglio dei ministri questo pomeriggio la proposta di concedere la cittadinanza per meriti speciali a Ramy Shehata e Adam El Hamami, i due ragazzi della scuola media Vailati di Crema che "con il loro coraggioso comportamento erano riusciti a sventare il 20 marzo scorso il tentativo di dirottamento dello scuolabus". Così il Viminale. "Ritengo che i giovani abbiano reso eminenti servizi al nostro Paese", scrive il ministro dell'Interno Matteo Salvini nella relazione che ha accompagnato la proposta di concessione. I due ragazzi, si legge nella relazione del ministro, hanno "contribuito, con il proprio gesto di alto valore etico e civico, a sventare la tentata strage, posta in essere il 20 marzo 2019 ai danni di 51 ragazzi sullo scuolabus in marcia lungo la strada provinciale Paullese in San Donato Milanese". Non solo. Salvini consegnerà la medaglia d'oro al valor civile alla scuola media statale Giovanni Vailati perché "con straordinario coraggio ed eccezionale spirito di iniziativa il personale docente e non docente e i 51 studenti fronteggiavano il conducente dell'autobus... allertavano i Carabinieri... e riuscivano a liberarsi... Splendido esempio di generosa solidarietà e straordinaria abnegazione, orientati alla difesa del più alto valore della vita umana". 

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