LAURA FORCELLA

«Raccontare Dante
ai giovani è la
cosa più bella del mondo»

Laura Forcella: per trent'anni professoressa di italiano e latino al Calini, anima di iniziative quali «Dies Fasti», «Booktrailer» e «SicCome Dante»
Laura Forcella: per trent'anni professoressa di italiano e latino al Calini, anima di iniziative quali «Dies Fasti», «Booktrailer» e «SicCome Dante»
Laura Forcella: per trent'anni professoressa di italiano e latino al Calini, anima di iniziative quali «Dies Fasti», «Booktrailer» e «SicCome Dante»
Laura Forcella: per trent'anni professoressa di italiano e latino al Calini, anima di iniziative quali «Dies Fasti», «Booktrailer» e «SicCome Dante»

L'infinito dantesco adagiato su una piattaforma, 7 secoli in 100 episodi su Internet. Un podcast per riscoprire la Divina Commedia.Il 14 settembre 2021, quando si arriverà a ultimare questo viaggio proprio nel settecentesimo anniversario della morte del poeta, Laura Forcella sorriderà e si concentrerà sul progetto successivo. Anima di iniziative culturali votata alla sperimentazione e alla multimedialità, una vita da professoressa aperta a un'idea di insegnamento così ampia da non lasciarsi contenere fra le pareti di un'aula, è fra i motori di SicComeDante.it, iniziativa dell'associazione InPrimis lanciata il 25 marzo, nel bel mezzo della pandemia, nella prima giornata nazionale consacrata ad Alighieri: il «Dantedì» benedetto anche da un decreto del Governo. Opera impegnativa, la sua, che la vede pubblicare sul sito il racconto digitale in 3 minuti di ogni canto, accompagnato da un video girato dagli studenti del liceo Calini. A spingerla, un'innata urgenza creativa.

Da bambina sognava una cattedra? 
Giocavo con le bambole, ma già facevo la maestra con il registrino: preparavo la lezione e i mangiarini per gli alunni immaginari più bravi e disciplinati. Poi facevo merenda.

Pane, olio e prove tecniche di lezioni. Che studente era? 
Diligente. Ascoltavo gli adulti. Leggevo tanto.

Cosa?
Narrativa, soprattutto. Adesso sono più indirizzata alla saggistica. Sono stata quasi monotematica su Dante. Pensavo mi sarei stancata, invece la passione è cresciuta. Inesauribile.

L'Inferno dantesco era fra i 100 libri preferiti di un lettore compulsivo abbastanza famoso: David Bowie.
Non mi sorprende: Ismail Kadaré ha definito Dante «l'inevitabile». E sono orgogliosa dei ragazzi del Calini che non mollano mai, i «DanteTuber» allievi di Francesca Lonati che si sono messi d'impegno a realizzare video ispirati ai canti.

Francesco Zambelli, presidente dell'associazione culturale inPrimis ed esperto di comunicazione, ha accolto subito la sua proposta di raccontare Dante in 50 settimane?
Sì, fortunatamente è stato fin dall'inizio un gioco di squadra. Tutto nasce dal fatto che io ho sempre raccontato a scuola la Divina Commedia cercando di fare un lavoro che pochi fanno: raccontandola tutta. Trasferendo l'idea che può essere letta come un romanzo. Ci si può accostare a Dante privilegiando le storie: Dante era un pozzo di conoscenza sterminato, dalla teologia alla scienza alla filosofia, ma era anche un grande narratore. Ho cercato di spiegarlo agli studenti così: magari leggevo 2 terzine e il resto lo raccontavo io. Dante costruiva immagini, lasciando al lettore il compito di andare oltre. La Divina Commedia ha generato fantasy e horror, è un romanzo di formazione. È letteratura che può dialogare con le nuove tecnologie.

Gli studenti gradivano?
Alla fine mi regalavano libri su Dante che uso ancora. «La nostra Beatrice, la nostra mamma», mi chiamavano. Credo di aver trasmesso l'orgoglio di essere italiani che può dare la grandezza del genio di Alighieri.

Galeotto fu il liceo?
Sono cresciuta a Brescia e ho fatto il classico, l'Arnaldo. Il mio professore di filosofia era Mario Cassa. Una figura importante. Ho fatto l'università alla Statale di Milano, laureandomi in Lettere moderne, e mi sono dedicata all'insegnamento di italiano e latino. Prima al Gambara, poi per trent'anni al Calini.

Dall'Arnaldo al Calini: come passare dal Milan all'Inter.
Ho pensato tante volte di fare domanda per passare all'Arnaldo. Ma mi ero affezionata al Calini, mi trovavo bene col preside Marco Tarolli. Sono rimasta e ne sono felice. Nel 2018 sono andata in pensione.

Ed è diventato progetto Erasmus il Booktrailer Film Festival, nato da una sua intuizione 13 anni fa: come invogliare alla lettura di un'opera letteraria con brevi filmati ad hoc, coinvolgendo scuole italiane ma anche polacche e bulgare, croate e romene. Cultura senza confini?
Giusto così. Io da ragazza ho viaggiato molto, negli anni '70, zaino in spalla, dall'America Latina all'Asia con mio marito. Sono stata 3 volte in Indonesia quando non era degradata come adesso: ti muovevi a piedi, assistevi ai riti, conoscevi. I miei studenti non hanno avuto le stesse possibilità, ma hanno l'Erasmus. Il Booktrailer del 2017 è stato innovativo: ha portato alla condivisione di un'idea d'Europa come casa comune.

Cosa fa suo marito?
Giorgio è architetto, in pensione come me. I nostri figli gemelli, Marina e Alberto, hanno 27 anni e hanno studiato al Calini. Marina dottoressa specializzanda in ginecologia al Civile, Alberto artista: ha fatto l'accademia Laba, è stato in Australia, Inghilterra, è writer. Molto creativo.

Come sono cambiati gli studenti negli anni?
La curiosità verso il mondo è sempre la stessa, di generazione in generazione, ma il contesto che cambia fa mutare le richieste. Un tempo la politica era fondamentale, adesso non conta più. Io ho sempre insegnato in una situazione privilegiata, al liceo: avvertivo la voglia degli alunni di stare a scuola. Immagino la sofferenza enorme della didattica a distanza, se ripenso a com'è condividere, a volte anche commuoversi durante una lezione in presenza.

La distanza cozza con il senso dei Dies Fasti che lei ha lanciato nel 2001 perché cultura facesse rima con apertura: della scuola alla città, delle aule a una molteplicità di iniziative culturali diverse da quelle tradizionali.
Il progetto era voluto e organizzato da studenti, insegnanti e genitori: impegno e festa insieme per decine di appuntamenti con ospiti e esperti. Ho incontrato persone meravigliose con cui lavorare e meno male, perché i Dies Fasti sono nati affrontando l'ostilità di tanti colleghi: è stata la prima iniziativa che faceva della scuola un momento di condivisione e di esternalizzazione della cultura. Ho seguito i Dies dalla nascita fino al 2014, poi non riuscivo più a conciliare tutti gli impegni e ho passato il testimone a Silvia Mattioli, che ha proseguito splendidamente il discorso.

Brescia capitale della cultura nel 2023: cosa ne pensa?
La città è viva e vivace: riconosco il lavoro della Fondazione Brescia Musei, della rete bibliotecaria, dell'assessorato alla Cultura. Abbiamo la bellezza e la storia, monumenti e luoghi splendidi. Brescia non è inferiore a Bergamo e questo connubio può trasformare la rivalità in qualcosa di virtuoso. A Bergamo fra l'altro c'è la Società Dantesca che funziona benissimo.

A che punto è SicCome Dante?
Siamo al canto 32, ne facciamo 2 a settimana. Il 14 settembre saremo a quota 100 come da programma. Intanto continuo a collaborare con la commissione scuola dell'Anpi: mia mamma Luigina era partigiana, ha fatto la resistenza civile e mi ha trasmesso certi valori. Io poi ho scelto il lavoro più bello del mondo.

Potesse parlare a se stessa diciottenne, cosa le consiglierebbe?
Di fare quello che ho fatto. Le direi «lascia perdere Medicina». Sono così felice di aver avuto a che fare con un momento di crescita degli studenti che penso di non aver sbagliato.

Il suo hobby?
Mi piace camminare. La montagna, la bicicletta. Tutto in modo assolutamente non competitivo. Sono sempre stata così.

Il suo film?
D'istinto mi vengono in mente due nomi e due cognomi: Federico Fellini, Stanley Kubrick.

Il primo libro che le viene in mente?
«Il monte analogo», di René Daumal. Un libro di ricerca spirituale anche per una mente laica come la mia. «Per il fatto che siamo in due, tutto cambia. Il compito non diventa due volte più facile, no: da impossibile diventa possibile». Pensieri che sento anche miei.

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