Bruno Codenotti

di Gian Paolo Laffranchi
Classe 1959, Bruno Codenotti è dirigente di ricerca all'Istituto di Informatica e Telematica del Cnr di PisaIl matematico calcinatese ad Anfo con il figlio già scacchista provetto
Classe 1959, Bruno Codenotti è dirigente di ricerca all'Istituto di Informatica e Telematica del Cnr di PisaIl matematico calcinatese ad Anfo con il figlio già scacchista provetto
Classe 1959, Bruno Codenotti è dirigente di ricerca all'Istituto di Informatica e Telematica del Cnr di PisaIl matematico calcinatese ad Anfo con il figlio già scacchista provetto
Classe 1959, Bruno Codenotti è dirigente di ricerca all'Istituto di Informatica e Telematica del Cnr di PisaIl matematico calcinatese ad Anfo con il figlio già scacchista provetto

Cos’è il genio? Per informazioni, chiedere a Bruno Codenotti. Matematico e letterato con la passione degli scacchi, la dote innata di rendere semplici le cose difficili. «Cos’è l’informatica? Il futuro». E per portarsi avanti, lo studioso di Calcinato l’ha resa presente. Dirigente di ricerca all’Istituto di Informatica e Telematica del Cnr di Pisa, dal buen ritiro estivo di Anfo non si limita a contemplare il lago d’Idro in lotta con l’estate più afosa di sempre. Prosegue nel percorso che l’ha reso prima scienziato e poi scrittore. Da decenni vive in Toscana, ma il legame con la sua terra è rimasto tanto che nel 2020 ha ricevuto il Premio Brescianità - promosso dall’Ateneo e dalla Fondazione Civiltà Bresciana - per la sua attività di «grande divulgatore». Capace cioè di comunicare cultura con naturalezza (il modo migliore: Piero Angela docet). E se il genio è (anche) fantasia, intuizione, decisione e velocità d’esecuzione (cit.), Codenotti segue da sempre la strada della coerenza.

Matematica applicata alla letteratura, o viceversa: il suo orizzonte da una vita. Un modello complicato da seguire?
È la storia dei miei ultimi tempi: da quando mi occupo di divulgazione scientifica, direi dal 2010 in poi. Mi sono trasferito da Brescia a Pisa per studiare informatica quando non era usuale, in tempi non sospetti.

Ha preso la rincorsa dal divano di casa?
I miei genitori erano entrambi maestri elementari: l’impronta è quella. Ho fatto le scuole superiori al Bagatta a Desenzano senza avere mai una predilezione unilaterale.

Le sue passioni?
Filosofia, letteratura, matematica. Ho sempre letto tanto, prediligendo gli autori dell’800 francesi e russi, la produzione italiana più vicina a quella contemporanea. Ho cominciato a farmi domande sul rapporto fra uomo e matematica, insegnata al liceo in modo troppo tecnico: così può risultare scoraggiante.

Filosofo di riferimento?
Platone. Leggo e rileggo i suoi Dialoghi. Faccio molta fatica con Hegel, anche se l’idea di incorporare nel ragionamento il principio di contraddizione ha suscitato riflessioni sempre valide.

C’è un insegnante che ha lasciato il segno durante i suoi studi?
Sì: la professoressa Mossini. Nel ’79, al liceo, mi insegnò che l’informatica era la matematica del futuro.

Nato a Brescia, cresciuto a Calcinato. Casa scuola e oratorio?
Giocavo a pallone al campetto, sì. Sono cresciuto in provincia, con un mondo da scoprire.

Dopo aver ricevuto nel 1983 la laurea in Scienze dell’Informazione all’Università di Pisa, è stato prima ricercatore e poi dirigente di ricerca all’Istituto di Elaborazione dell’Informazione del Cnr. Il primo ricordo pisano?
C’era un calcolatore enorme che occupava due grandi sale: come toccare con mano il cambiamento in atto. E cominciare a porsi la domanda di fondo.

Ossia?
Cos’è che possiamo automatizzare? Fino a che punto ci si può spingere?

Per approfondire il discorso è volato negli Stati Uniti e ha girato il mondo: professore visitatore all’Università dell’Illinois, all’Icsi di Berkeley, a Chicago e in Iowa, tenendo corsi anche in Europa e in Cina dove l’hanno premiata con la «Honorary Professorship» alla Harbin Engineering University.
I 7 anni in America, in particolare, sono stati fondamentali. Fra l’altro ho avuto la fortuna di collaborare con un grande informatico come Manuel Blum.

Come sono gli studenti americani?
Vent’anni fa avrei detto molte cose in favore dell’università italiana, ora c’è uniformità. Il livello degli universitari all’inizio è basso, ma lì si può costruire una scuola al top, fuori dalla nostra portata, perché i mezzi ci sono e sanno attirare i talenti migliori del mondo per farli entrare nei loro programmi di dottorato. E, pur senza generalizzare, è un dato di fatto che il loro modello di protocollizzazione, con gli studenti che imparano su slide e sanno cosa aspettarsi nei test, stia prendendo piede ovunque.

Con i suoi libri lei invece invita al ragionamento, qualche volta sposando l’aspetto ludico degli scacchi a prospettive che possono cambiarci la vita.
Ho intitolato un mio volume «La rivoluzione silenziosa» perché gli algoritmi e le intelligenze artificiali ormai influenzano la nostra quotidianità, ma pochi sanno davvero come funzionano. Dobbiamo tutti cercare di capirci qualcosa. Il problema è che le macchine diventano sempre più flessibili, noi sempre di meno a furia di ripetere protocolli. Il ragionamento senza coscienza è un pericolo con cui dobbiamo fare i conti. Il mio obiettivo è rendere le persone più consapevoli. Creare uno spazio in cui l’umanità possa continuare a ritenersi tale. Quanto agli scacchi, mi hanno sempre appassionato e sono felice di aver scritto libri con il grande campione Michele Godena. Affascinanti i legami tra le regole del gioco e la logica matematica.  

Suo figlio Marco ha mostrato subito le stimmate del campione.
Lo accompagnavo ai tornei, aveva 15 anni, è diventato presto Maestro Internazionale. Ha smesso dopo il liceo e ha proseguito gli studi dedicandosi alla psicologia.

I suoi libri spaziano molto, hanno titoli accattivanti come «Archimede aveva un sacco di tempo libero», piacciono a chi va pazzo per la tecnologia come ai fedelissimi delle Messaggerie Scacchistiche, la casa editrice fondata nel ’90 dal Maestro Internazionale Roberto Messa.
Il prossimo libro, scritto insieme a Giovanni Resta, uscirà sotto le sue insegne e tratterà di ritmomachia, gioco da tavolo nato nell’undicesimo secolo. Uscirà a fine settembre. Credo che la letteratura possa avvicinare le persone a questioni tecniche da cui starebbero lontane per la loro complessità.

L’universo è fatto di storie, non solo di atomi.
Da Borges a Calvino, si possono toccare con mano verità che fanno impallidire. E c’è sempre da scoprire: per esempio, con Godena mi sono impegnato a ricostruire la storia dell’ascesa della regina. Com’è diventato il pezzo più potente della scacchiera?

Aggiungendo domanda a domanda: cos’è la matematica?
Lo studio di relazioni quantitative fra oggetti di vario tipo. Un modo formalizzato per analizzare fenomeni e ricavarne modelli. Il più grande matematico italiano, Ennio De Giorgi, diceva che la matematica si avvicina al mistero di Dio senza penetrarlo. Nel frattempo, ha un sacco di applicazioni inaspettate per passare dalla teoria alla pratica. Un irragionevole, innegabile impatto sulla realtà.•.