INTERVISTA

Giulia Mazzone e Giuseppe Spina

di Gian Paolo Laffranchi
«Brescia capitale della cultura anche per il cinema di ricerca»

Insieme hanno fatto qualcosa di nuovo. Mica facile in Italia, nel 2022, sul terreno franoso di una pandemia, abbracciando un'arte ormai classica. Eppure.Si può fare (qualcosa di nuovo, di inedito, di coraggioso) se ci si vota a un concetto molto pratico di avanguardia come hanno fatto Giulia Mazzone e Giuseppe Spina, i docenti Laba curatori di «Machinalive»: la «mostra internazionale di cinema sperimentale e d'artista» organizzata con Rai e Centre George Pompidou di Parigi, un progetto nato all'interno dell'Accademia di Belle Arti nell'ambito di Nomadica at Laba 2022 Artist film lab sfociato in un viaggio da sogno nel cuore della città con autori e artisti internazionali.Dianna Barrie, Yonay Boix, Sílvia das Fadas, Manuela De Laborde, Morgan Fisher, Paolo Gioli, Teo Hernandez, Lydia Nsiah e Andrew Norman Wilson, fra i protagonisti a Spazio Contemporanea, al Mo.Ca, al Nuovo Eden, nelle estensioni bresciane delle sedi Laba.

Come vi ha accolto Brescia?
Abbiamo trovato terreno fertile e stretto legami con realtà speciali, all'avanguardia: come Meccaniche delle Meraviglie di Albano Morandi, molto disponibile, e così Indica, con Fabrizio Saiu e Gabriele Mitelli. Discorso che vale per Spettro e per Spazio Contemporanea. Presenze sempre vicine, rapporti che siamo felici di aver intrecciato. A Brescia riscontriamo recettività, disponibilità, voglia di fare rete. È fondamentale. Siamo stati aiutati anche nell'ospitalità, grazie all'entusiasmo di ristoratori e albergatori di una terra che sa accogliere.

Sono stati 5 giorni intensi.
Siamo particolarmente contenti, entusiasti di quanto accaduto. In questi 5 giorni è stata proiettata una cinquantina di lavori mai visti in Italia, la sala di Spazio Contemporanea è stata sempre piena. Ci sono state proiezioni ed azioni performative, a scandire un percorso che ha toccato l'immagine in movimento in modi diversi, cambiando linguaggi e formati. Visioni inedite anche quando riguardavano il passato.

Come vi è parso il pubblico?
Traversale. Sono arrivati ragazzi da Milano, Padova, Venezia, anche Roma. Il contesto, davvero ideale, ha sicuramente giovato. Ciò che conta è che in sala non c'erano tanto addetti ai lavori quanto appassionati o semplici curiosi. Non sapevano cos'avrebbero visto, hanno gradito e sono tornati a trovarci. Provenienze diverse per un'età media bassa. Spesso questo mondo viene considerato di nicchia, quando la verità è che la gente ama le cose belle e sa apprezzarle. La recettività riscontrata ci porta anche a ringraziare la Laba con cui collaboriamo da un anno e mezzo. La sensibilità per Nomadica, per il nostro network, si è tradotta in risorse, in termini di capitale umano, ed economico che non possono non incoraggiare. Un segno di lungimiranza e di coraggio, sostenere iniziative come la nostra.

Brescia capitale della cultura nel 2023, con «Machinalive» capitale anche del cinema di ricerca, dedito all'esplorazione. Si può rivitalizzare così anche un'industria che a voler ben vedere può sostenersi meglio se punta sulla qualità? Un tempo i blockbuster erano film di Hitchcock e Kubrick, Fellini e De Sica; oggi probabilmente verrebbero considerati alternativi.
Facciamo questo lavoro da 15 anni e le cose sono un po' cambiate: oggi il genere del documentario gode di maggiore considerazione. Siamo sempre stati convinti che «Roma città aperta» e «Paisà» avrebbero milioni di telespettatori se fossero trasmessi dalla Rai in prima serata. Chi determina i palinsesti non osa, non vuole o forse nemmeno conosce questi film. Noi riteniamo la nostra attività d'avanguardia, che è un po' anche retroguardia: spingiamo dal retro, per dare spazio in Italia ad un cinema che sia nuovo. Dei 48 film proiettati a Brescia, almeno 28 erano produzioni degli ultimi 2 anni. L'obiettivo è scoprire e riscoprire: pensiamo al valore di un regista come Gianni Serra. Il suo messaggio è forte anche per la Brescia di oggi, un territorio martoriato che vuole reagire.

Nomadica esiste dal 2010. Quali sono oggi le sue linee guida?
Il nostro progetto è nato come idea nel 2007, ci abbiamo lavorato e dal 2010 l'abbiamo sviluppato con l'obiettivo di intrecciare 3 aspetti: opere, spazi e pubblico. La nostra fascia di riferimento ha in media fra i 25 e i 45 anni, ma è una proposta aperta che necessita di gente aperta.

Il film che vorreste aver realizzato?
Siamo rimasti colpiti da «Razor Blades» di Paul Sharits, visto sabato scorso in pellicola. E non si può dimenticare «Il pianeta azzurro» di Franco Piavoli. Il nostro cinema si avvicina a quello di Franco che è stato nostro ospite a Bologna, in un seminario, qualche anno fa. Con lui vogliamo fare qualcosa di importante a Brescia, coinvolgendo la Laba. Abbiamo studiato a Bologna, siamo tornati lì nel 2013 e abbiamo organizzato tante cose con gli spazi alternativi della città, ma l'apertura di Brescia è qualcosa di raro.

Cos'è il cinema
?
Un grande gioco fatto di immagini che si muovono. E ce l'abbiamo nello sguardo: il nostro occhio si muove sempre, in un continuo cambiamento di campo. Il cinema è il tuo sguardo sul mondo. L'arte che permette di superare le barriere. Una vicinanza che restituisce esperienze. «Machinalive» ha a che fare con il concetto di percezione, dell'esperire. Fa parte della vita. Abbiamo proiettato anche cose che non sono film chiusi, ma sono cinema.

Una passione esclusiva?
Possiamo studiare filosofia, suonare il pianoforte o dedicarci alle piante, ma amiamo filmare. Lavorare la pellicola. Amiamo il cinema.

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