l'intervista della domenica

La cantante AmbraMarie: «Grazie a X Factor e RadioFreccia ho imparato ad andare oltre i miei limiti»

di Gian Paolo Laffranchi
Bresciana di adozione: da 5 anni vive in città, il suo secondo disco «Cani come figli» è appena uscito
John Qualcosa Il progetto è nato nel 2011 e conta 2 albumDuo AmbraMarie Facchetti e Raffaele D’Abrusco hanno appena pubblicato «Cani come figli»
John Qualcosa Il progetto è nato nel 2011 e conta 2 albumDuo AmbraMarie Facchetti e Raffaele D’Abrusco hanno appena pubblicato «Cani come figli»
John Qualcosa Il progetto è nato nel 2011 e conta 2 albumDuo AmbraMarie Facchetti e Raffaele D’Abrusco hanno appena pubblicato «Cani come figli»
John Qualcosa Il progetto è nato nel 2011 e conta 2 albumDuo AmbraMarie Facchetti e Raffaele D’Abrusco hanno appena pubblicato «Cani come figli»

Se la musica che gira intorno non ha futuro, quella che sprigiona il suo canto non ha confini. Artista fin dal nome, AmbraMarie (così all’anagrafe; il cognome è Facchetti): cantautrice rock e conduttrice di RadioFreccia ormai bresciana adottiva (da 5 anni vive in città con il compagno Alessandro Serioli, musicista della band Il Diluvio), lanciata in ambito mainstream dalla seconda edizione di X Factor (assieme a Jury Magliolo), sugli scudi nel 2012 con l’esordio discografico di «3anni2mesi7giorni» (e il featuring di Pino Scotto), in copertina con «Bruciava Tutto» (e la partecipazione di Omar Pedrini), da 13 anni impegnata nel progetto John Qualcosa.

Il duo varato nel 2011 con il polistrumentista e cantante Raffaele D’Abrusco è passione e malinconia, citazioni cinematografiche e suggestioni fotografiche. Sonorità senza steccati per un viaggio sfociato nel 2018 nel primo tour e nel 2020 in «Sopravvivere agli amanti», album di debutto con un titolo che è un omaggio a «Only Lovers Left Alive» di Jim Jarmusch, autoprodotto dai John Qualcosa e da Mattia Degli Agosti nella doppia veste di produttore e batterista.

Il secondo disco appena uscito, «Cani come figli» (Freecom), è un altro passo avanti su questa strada votata all’ispirazione pura, frutto di una spinta creativa senza limiti precostituiti. Registrato all’Illegal Studio a Romanengo, l’album - anticipato dai singoli «Venere senza colori», «Fiori del male» e «Cani come figli» (la title track) - è stato presentato dal vivo ieri al Garage Rock Club di Izano, in una serata impreziosita dalla partecipazione di Carmelo Pipitone.

Buona la prima?
Esplodevo di emozione da giorni ormai. Meraviglioso avere sul palco con noi quella meraviglia di Carmelo, che ha suonato anche qualche pezzo dal suo nuovo disco «Piedi in acqua», e in apertura nostro fratello Michele Vanelli, che ha presentato «Sette» del suo progetto le Valli neMiche. Non vedevo l’ora ed è stato stupendo. Io e Raffaele siamo stati davvero felici di portare il nostro album in concerto, con la giusta energia. «Cani come figli», la canzone, dal vivo si fa ballare, invita al movimento.

Folk e world music, l’America di Seattle e dei Doors, ma anche i Kings of Convenience. Un brano, «Cesare», cita i Pearl Jam ma suona da Radiohead: questo disco è un caleidoscopio.
C’è dentro di tutto, sì. «Cani come figli» ha avuto una gestazione lunga, 4 anni. Ci siamo presi il nostro tempo come sempre, anche per vivere. Stratifichiamo i pezzi come vogliamo, senza l’ansia di dover chiudere le canzoni in fretta: preferiamo aspettare non un mese ma un anno in più, senza angoscia. Devi immagazzinare prima di esprimere, senza farti fagocitare dai tempi moderni. Bisogna avere modo di viaggiare, vedere film, scoprire musica nuova.

Poesia e festa, voglia di ballare su una spiaggia e ampi orizzonti da scrutare. Cos’ascoltava durante la realizzazione del disco?
Ascolto sempre moltissima musica. La nostra idea di partenza, con questo disco, era mettere insieme i Beirut e i Radiohead: un po’ di legno dentro un suono sintetico. Ho ascoltato tanto Johnny Cash, Devendra Banhart, Patrick Watson, Lhasa de Sela che mi è stata suggerita dai Corimé: consiglio graditissimo.

Quindici anni fa X Factor, dove si è fatta conoscere a livello nazionale; 7 anni di RadioFreccia, con trasmissioni quali «Follow the white rabbit», «Vinylove», infine «Electric Ladyland». Cosa le ha lasciato la prima esperienza e cosa le sta dando la seconda?
Credo che X Factor mi abbia dato la possibilità di fare il mestiere che faccio: i contatti, i concerti, uno spazio nel panorama musicale. Mi ha consentito di andare oltre un mio grande limite: detestavo parlare in pubblico, non volevo farlo neanche durante la trasmissione fra un pezzo e l’altro, non amavo l’idea di apparire, il confessionale della tv. Fondamentale Raffaele: come io gli ho sempre consiglio cosa ascoltare, lui mi ha invitato a superare questo limite cimentandomi con la radio. Ho iniziato a farla assieme a lui, che mi ha sempre fatto sentire al sicuro, ed è stata una terapia d’urto efficace. «Proviamoci», mi son detta. Ho iniziato ad apprezzare il suono della mia voce, a lavorarci sopra, e il lavoro con RadioFreccia è il risultato di tutto questo. Posso parlare di musica, che prima di essere un mestiere è ciò che amo e che sono.

Dal titolo «Cani come figli» alla copertina del disco ecosostenibile, visto che il vinile è realizzato da Mother Tongue utilizzando interamente Pvc colorato riciclato, l’impressione è che in questo album sia racchiuso tutto il suo mondo.
Sì, in questo disco mi riconosco decisamente. Del resto i John Qualcosa sono più AmbraMarie di quanto lo sia stato il mio progetto AmbraMarie stesso. I John Qualcosa sono come una tela sulla quale dipingiamo senza frenarci, non sappiamo definire nemmeno noi esattamente quello che facciamo. Se abbiamo voglia di fare un pezzo con un mood gitano stile Gogol Bordello, lo facciamo. Vogliamo essere riflessivi e scarni tipo Woodkid? Facciamo anche quello. Nel nostro duo esprimo la mia cifra musicale al 100 per 100: è quello che volevo. Anche per la copertina: una volta saputo dell’idea di Jack White di riciclare il materiale di scarto dei vinili, ci siamo chiesti se esistesse una stamperia italiana in grado di fare lo stesso. L’abbiamo trovata. E speriamo di aver aperto una strada.

I già citati Pedrini e Scotto, Pipitone che è fra gli ospiti del disco (in «Cani come figli») come i Corimé (in «Bicchieri bassi»), senza dimenticare Jury Magliolo, fratello acquisito fin dai tempi di X Factor: tutti cantautori. Non è prevista una collaborazione con una cantautrice?
Ascolto un sacco di artiste, però quando si tratta di collaborare non è ancora capitata l’occasione. Mi piacciono Marta Del Grandi e Daniela Pes, è interessante sul piano testuale Anna Castiglia. Adoro da tanto tempo Carmen Consoli, così come desideravo collaborare con il chitarrista dei Marta sui Tubi: fare musica con Carmelo Pipitone è un sogno che si avverato.

Al suo fianco ha Alessandro Serioli, nella musica come nella vita. Com’è coinvolto nel nuovo progetto?
Ale è il nostro fonico. Tuttofare, nel senso che dalle locandine alla chitarra sa fare tutto e ha ascoltato il disco più di noi che l’abbiamo scritto: è un membro dei John Qualcosa a tutti gli effetti come Mattia Degli Agosti, che oltre a suonare ha co-prodotto l’album.

Le lezioni di danza classica a 4 anni, le prime esperienze televisive su Rete 4 a 11 con «Canzoni sotto l’albero» e «Bravo bravissimo», gli studi al liceo classico completati senza smettere mai di cantare, l’adolescenza a Treviglio con Queen, Skunk Anansie e «I love Radio Rock» negli occhi e nelle orecchie. È bresciana da 5 anni: come si sta trovando?
Benissimo. Amo Brescia, amo girare per strada, amo le città che puoi vivere a misura d’uomo: a piedi posso raggiungere qualsiasi cosa. Vorrei viverla più tranquillamente, avere più tempo perché sono sempre in giro. Ma ormai mi sento parte di questa città.

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