L'INTERVISTA

Maria Chiossi

«Con l'arpa ho girato il mondo e tornerò a suonare a Brescia»
Maria Chiossi, 39 anni, arpista solista dell'Orquesta Sinfónica Nacional de Chile. Dopo aver girato il mondo con la sua musica si è stabilita a Santiago
Maria Chiossi, 39 anni, arpista solista dell'Orquesta Sinfónica Nacional de Chile. Dopo aver girato il mondo con la sua musica si è stabilita a Santiago
Maria Chiossi, 39 anni, arpista solista dell'Orquesta Sinfónica Nacional de Chile. Dopo aver girato il mondo con la sua musica si è stabilita a Santiago
Maria Chiossi, 39 anni, arpista solista dell'Orquesta Sinfónica Nacional de Chile. Dopo aver girato il mondo con la sua musica si è stabilita a Santiago

Inghilterra, Spagna, Portogallo, Svezia, Lettonia. E poi Thailandia, Australia, Perù, Cile... Dalle cattedrali di Westminster e Saint Paul al Teatro Municipal de Las Condes. Partendo da Brescia.Ne ha fatta di strada, Maria Chiossi, con la sua arpa. Un viaggio lungo «e mai finito», costellato di sacrifici e soddisfazioni, preparazione e premi. E così è diventata via via docente e solista, collaborando con l'Orchestra del Regio di Parma come con quella del Gran Teatre del Liceu di Barcellona, infine astro dell'Orchestra Nazionale del Cile.

Un percorso netto con la valigia sempre pronta. Un sogno che si è avverato?
In realtà da piccola non avevo idea di quel che avrei fatto da grande. C'è lo zampino di mia madre, che si è accorta della mia attitudine e mi portava ai concerti.

Decisiva la famiglia?
Sicuramente. Mia mamma Cecilia e mio papà Andrea mi hanno capito e assecondato. Fu mia madre a portarmi alla Siem, in Conservatorio. Un momento propedeutico fondamentale per una bambina di 7-8 anni. Facevamo giochi ritmici, ogni mese ci portavano nelle classi del Marenzio e la mia maestra Marysa Bonomelli mi invogliava al violino, che mi piaceva. Ma mi ero innamorata di tanti strumenti, il violoncello, le percussioni...

L'arpa?
Era l'ultima lezione prevista, a giugno, scuole finite, non mi andava nemmeno di partecipare. Poi... Sono entrata nella stanza, ho visto lo strumento e mi son detta Wow! Anna Loro ha iniziato a suonare Tchaikovsky ed è stato un flash.

Colpo di fulmine.
Sì. I miei hanno lasciato passare l'estate, pensando che la cotta sarebbe svanita. Niente: volevo suonare l'arpa.

Da lì è stata discesa?
No, perché quando mi hanno portato a lezione da Anna Loro ci siamo resi conto di quanto la mia mano fosse una manina: piccolissima. Il timore era che non riuscissi a suonare, inoltre a 9 anni non sapevo fare solfeggio ed ero l'allieva più giovane e inesperta in mezzo a ragazzi che sapevano tutti già leggere le note. Fu uno shock, ero tanto timida che non volevo nemmeno suonare in pubblico.

Eppure già a 13 anni vinceva il Concorso Salvi.
«Dai, partecipiamo», mi disse Anna. Io non volevo, non ero spavalda per niente, al primo saggio davanti ad altre persone mi ero messa a piangere, per me era traumatico. Fece bene a insistere. Andammo a Saluzzo e in quella bellissima sala mi ritrovai immersa nella musica, le mani andavano da sole. Alla fine corsi ad abbracciare Anna, «ho fatto schifo» e invece lei «no, sei stata bravissima...».

Aveva ragione lei.
Vinsi e non avevamo portato un vestito per la premiazione, neanche i miei se l'aspettavano. Andammo a comprarlo, un abitino coi bottoncini dorati. Ce l'ho ancora.

Talento innegabile. Quanto ha contato la volontà?
Parecchio. Quando sei in piena adolescenza e i compagni escono il sabato sera, fanno le vasche in corso Zanardelli mentre tu resti a casa a studiare storia della musica... Non è facile. Ho frequentato il liceo Arnaldo, un paio d'insegnanti capiva che il mio sforzo era doppio ma trattamenti di favore non ne ho avuti mai e giustamente Anna era molto esigente. A me piaceva tanto suonare e ho retto. Dopo il classico mi sono iscritta a filosofia a Padova e studiare Platone mi ha convinto ancora di più di quale fosse la mia strada. A 21 anni ho preso la decisione di lasciare l'Italia e sono volata a Londra, per un master.

La svolta?
Sì: a Londra l'offerta artistica è fantastica. Dopo essermi diplomata al Conservatorio a Brescia dunque ho fatto il salto. Al college avevano l'orchestra sinfonica come quella contemporanea, ho fatto palestra con Gabriella Dall'Olio che insegna a Londra da 25 anni. Tanta preziosa gavetta.

E un'indiscutibile escalation: dopo aver vinto nel 2004 la borsa di studio per il biennio di specializzazione al Trinity College of Music di Londra, nel 2008 è stata una delle 5 musiciste ammesse da Riccardo Muti e da Xavier De Maistreper alla fase finale delle audizioni per il posto di prima arpa dell'orchestra «Cherubini». Ha suonato nei teatri più prestigiosi finché a 28 anni è stata scelta con altri 4 italiani per la YouTube Symphony Orchestra, la formazione online della piattaforma video più famosa al mondo.
È stata, questa, la più bella cosa che mi è capitata nella musica. Ho registrato da Cavalli a Travagliato un video-provino in mezz'ora prima di partire per il Giappone con l'Orchestra della Lettonia. Aspettative zero. Invece sono stata votata dal pubblico e promossa da una giuria di super artisti. Un'esperienza da favola.

Qui nel Bresciano, fra un viaggio e l'altro, ha trovato il tempo di esibirsi nel Duo Artemisia con Alice Iegri e insieme a Filippo Garlanda.
Sono molto legata al progetto con Cieli Vibranti. «Lui lei e... l'arpa». Con Filippo mi sono divertita un sacco a fare anche l'attrice comica, giocando a impersonare ciò che non vorrei mai essere: l'arpista diva totale, che si sente l'angelo biondo piovuto dal cielo e maltratta il collega sul palco. Venne a vederci anche il maestro Giancarlo Facchinetti e si divertì tantissimo. Mi piacerebbe rifarlo, tornare a casa, ai nostri splendidi teatri, e fare uno spettacolo magari anche per Brescia capitale della cultura 2023.

Nostalgia dell'Italia?
Un po', soprattutto quando risento l'opera: io faccio più sinfonico come genere, ma è qualcosa che abbiamo nel sangue. Come il senso del ritmo, è un luogo comune ma è così, per chi è nato e fa musica in Cile.

Com'è arrivata a Santiago?
Dopo aver trascorso 2015 e 2016 in Thailandia, dove non mi sentivo al posto giusto, sono tornata ad avere come base Londra. Insegnavo e portavo avanti i miei progetti, suonando tanto in Spagna: Oviedo, Maiorca, Barcellona... Del Cile sapevo poco. Lessi di un concorso su una pagina specializzata, un'amica d'infanzia mi disse che si stava davvero liberando un posto nell'Orchestra Nazionale e a quel punto ho agito d'istinto: il 3 giugno di 4 anni fa ho preso l'aereo per il Cile senza dire niente a nessuno per scaramanzia, sono arrivata e il 4 ho dormito, il 5 provato, il 6 gareggiato. Alle 4 del mattino ho telefonato a casa tirando giù dal letto i miei: «Sono in Cile, ho vinto un concorso!». Dal 2017 lavoro felicemente qui.

Testimone anche di un passaggio cruciale della storia cilena.
Sì. È tempo di Costituente, a novembre ci sono le elezioni presidenziali... Vediamo. Il cambiamento covava già sotto le ceneri quando sono arrivata, nei giovani vedo tanta voglia di voltare pagina e il Cile può sicuramente diventare un Paese migliore.

A questo risveglio sta contribuendo con il progetto Seminando Cultura.
Portiamo la musica anche nei paesini, concerti con le più belle arie d'opera per agevolare l'ascolto. Una forma di diffusione importante come la fondazione delle orchestre giovanili del Cile, basata sull'idea di sistema ramificato che era stato varato in Venezuela dal cileno Jorge Peña Hen. Fu lui a formare la prima orchestra giovanile latinoamericana. Abbiamo programmi gratuiti con i bimbi che possono iniziare a suonare insieme. Un piacere insegnare così.

Il Covid ha complicato tutto ovunque. Le ha dato il tempo di immaginare nuovi orizzonti musicali?
Ho in cantiere un progetto arpa e percussioni con Rafael Soto Kravetz, «Universi Sonori», a cui tengo molto. Presto uscirà il disco.

Fra voli e jet-lag assortiti le rimane un po' di tempo libero?
Non tanto! Mi piace leggere, cucinare soprattutto pasta e pizza. Non sono sportiva come mia mamma, vorrei esserlo di più. Ho un cane, Virgola. Amo viaggiare, tanto.

Musica leggera?
I cantautori italiani: Tenco, Battisti, Dalla. Poi Beatles, Queen, Rem. E ho un debole per Sinatra: che gioia suonare i suoi classici all'arpa... . © RIPRODUZIONE RISERVATA

Gian Paolo Laffranchi

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