Salita al Col Ombert ricordando la Grande Guerra

di Andrea Ravarini
L'elegante figura del Col Ombert domina la Val di San Nicolò
L'elegante figura del Col Ombert domina la Val di San Nicolò
L'elegante figura del Col Ombert domina la Val di San Nicolò
L'elegante figura del Col Ombert domina la Val di San Nicolò

L'itinerario di oggi ci porta in Val di Fassa, nella suggestiva Val San Nicolò con i suoi verdi prati, per raggiungere la Cima del Col Ombert attraverso la via ferrata Kaiserjager. La valle, tipicamente glaciale, larga e poco pendente, è da sempre stata utilizzata dagli abitanti di Pozza come pascolo estivo, costruendo malghe e fienili con il metodo tradizionale a incastro del Blockhaus. Durante la prima guerra mondiale, vista la vicinanza al confine con l'Italia e all'importante fronte della Marmolada, la valle fu invece occupata da un grande accampamento militare, che sfruttò come alloggi anche i fienili esistenti. Giunti a Pozza di Fassa si lascia la statale attraversando il ponte sul Torrente Avisio; superata una frazione si imbocca la strada per la Val San Nicolò; presso Malga Crocifisso, dove a destra si stacca la Valle dei Monzoni, teniamo invece la sinistra per giungere in località Sauch, dove lasciamo l'auto nell'ampio parcheggio a pagamento. Seguendo il segnavia 608, in questo tratto una vera e propria strada, risaliamo la valle, superando Baita Ciampiè; da qui la carrozzabile diventa sterrata fino a quando, giunti in prossimità delle cascate, il sentiero recentemente risistemato su nuovo tracciato, svolta nettamente a sinistra per risalire ripido i 300 metri che ci separano dal passo San Nicolò. A poca distanza dal passo, verso destra, sorge l'omonimo rifugio, alle cui spalle si alza la piramide dolomitica del Col Ombert. Questa cima costituiva un caposaldo fondamentale della linea di difesa austriaca, dominando da una parte la Val San Nicolò e dall'altra la Val Contrin e pertanto già nel 1915 venne realizzato un sentiero attrezzato per facilitare l'accesso alla vetta delle truppe e dei rifornimenti; la vetta fu teatro di un assalto delle truppe italiane nell'ottobre 2016, ma l'azione fu respinta dagli Schutzen austriaci con la morte di oltre cinquanta alpini. La ferrata è stata ripristinata nel 1996 lungo il percorso originale, lasciando alcune scale, fittoni e tratti di cavo metallico storici, a memoria delle modalità utilizzate più di cento anni fa in Dolomiti per attrezzare le vie di salita. Superato quindi il rifugio ci portiamo ai piedi della parete rocciosa dove, a fianco di una grotta scavata nella roccia, troviamo una targa e una scaletta di ferro del 1915 a segnare l'attacco della ferrata che fra 15 giorni descriveremo.