brescia insolita

Alfianello e il «bolide» arrivato dallo spazio e caduto nel campo

di Marco Tiraboschi
Un frammento del «bolide» caduto a Alfianello il 16 febbraio 1883
Un frammento del «bolide» caduto a Alfianello il 16 febbraio 1883
Un frammento del «bolide» caduto a Alfianello il 16 febbraio 1883
Un frammento del «bolide» caduto a Alfianello il 16 febbraio 1883

Viviamo un’epoca in cui lo sguardo si rivolge al cielo, una nuova «space age» senza guerre fredde. Il fascino per il cosmo è alimentato dalle nuove scoperte, dalle sonde che ci portano su altri pianeti e dalle produzioni cinematografiche e televisive che propongono all’infinito lo stesso soggetto: un’umanità sfinita, al limite dell’autodistruzione che cerca rifugio e redenzione in altri luoghi del cosmo. Come gli antichi adoratori delle stelle, il moderno essere umano, cerca conforto nell’ignoto, per fuggire da una realtà che non riesce più a comprendere: il dominatore dell’antropocene cerca altrove il senso della propria esistenza. Il 16 febbraio 1883 alle 14.45, ad Alfianello, in un campo coltivato a trifoglio detto Fossera, avviene qualcosa che per qualche tempo metterà in contatto la tranquilla campagna bresciana con il freddo vuoto dello spazio. Il cielo lattiginoso e velato viene squarciato da un lampo di fuoco abbagliante seguito da uno boato talmente potente da scuotere le vicine abitazioni e da essere udito fino a Verona, Mantova, Parma e Piacenza.

Un contadino che si trova a circa 150 metri è gettato a terra dalle vibrazioni. Scioccato, con un passante si reca sul luogo. Si trovano di fronte un buco profondo circa un metro e mezzo e largo uno, nel quale scorgono un enorme meteorite, con una massa di 228 Kg, ad oggi il più grande che si sia mai schiantato sul suolo italiano. Forse anticamente o in un altro luogo, questo oggetto «alieno» sarebbe stato conservato con cura, rispettato, magari anche divinizzato e adorato come il Betilo Nero dell’imperatore Eliogabalo o la Pietra Nera alla Mecca, ma il pratico bresciano di campagna non ha tempo per certe cose. Gli abitanti di Alfianello sono terrorizzati, in un attimo tornano alla mente tutte le prediche fatte dal parroco la domenica a messa, gli orrori dell’Apocalisse sono alle porte. Le donne di barricano in casa, gli uomini si recano di corsa sul posto, ma presto arriva anche il proprietario del terreno che va su tutte le furie e per disperdere la folla che gli calpesta il raccolto, prende una spranga di ferro e malamente cerca di estrarre il meteorite ancora bollente, di fatto mandandola in mille pezzi.

I più scaltri e lungimiranti si lanciano sui frammenti per recuperarli e farne, nei giorni successivi, una lucrosa attività di compra-vendita con istituti scientifici e collezionisti, tutto questo nonostante il parroco veda nel meteorite un simbolo di punizione divina per i peccati dei parrocchiani. Gli antichi dei scompaiono, vengono smembrati e venduti a peso. Il «bolide» di Alfianello viene da lontano sia nel tempo che nello spazio: è una condrite che risale a 4,6 miliardi di anni fa, uno dei «mattoni avanzati» dalla costruzione del sistema solare, materiale importantissimo che ci permette di risalire all’origine della terra. I suoi frammenti oggi si trovano sparsi in vari musei in Italia e nel mondo.