App «Immuni» e «Io»: rimane un forte dubbio

Gentile direttore, siamo stati curiosi spettatori della preparazione di alcune App da parte del Governo, prima «Immuni» e ultimamente «Io», però, forse perché il Governo non è particolarmente fortunato di questo tempi, sono entrate in funzione, con scarsa adesione la prima, mentre la seconda, pur accolta bene, sta dimostrando farraginosità. Diciamo pure che «Immuni» ha avuto contro tutta l'opposizione per motivi politici, ma tant'è in Italia ci si divide su tutto, pure sulla cottura della pastasciutta... anche se, almeno sulla salute avremmo potuto essere tutti d'accordo. Adesso è il momento di «Io», un'App che dovrebbe incentivare l’uso della moneta elettronica, con relativa lotteria aggregata. Tutti noi usiamo da sempre carte di credito e bancomat con grande comodità e da quando basta strisciare la carta senza digitare il Pin, fino a un massimo di 25 euro che a breve verranno portati a 50, per la gente è meraviglioso. La burocrazia, purtroppo, ha fatto irruzione e ha condizionato anche i comparti tecnologici del ministero delle Finanze, visti tutti i passaggi a cui si deve sottostare essere accreditati. Non capisco perché sia necessario scaricare una App, che a sua volta richiede lo Spid, molto complicato da ottenere, soprattutto per gli anziani come me. Anche perché la banca su cui è caricato il Bancomat potrebbe stampare in 2 minuti tutti i miei acquisti con la carta e quindi basterebbe firmare una liberatoria, in cui la stessa banca confermasse che ho fatto un certo numero di pagamenti, per una tal cifra, per ottenere un rimborso del 10 per cento quasi in automatico. Invece è tutto complicato, un sacco di dati da inserire per registrarsi, in un meccanismo perverso anche per l'inserimento delle spese, con una possibilità finale di recupero difficile. In cambio noi dovremmo inserire indirizzo email valido, numero di cellulare, carta di identità, tessera sanitaria con codice fiscale, cedendo in pratica tutti i nostri dati più sensibili per il 10% delle nostre spese. Altro che «grande fratello». Chi spenderà poco, perché è alla canna del gas, regalerà i suoi dati preziosi per pochi euro. Oltre a tutto ciò vi è sempre il rischio che le coperture finanziarie messe a disposizione non siano sufficienti, e quindi il recupero possa andare a scalare proporzionalmente. Alla fine, otto milioni di italiani hanno deciso di scaricare l'App «Io», tormentati però da un dubbio atroce: «Ma ne vale veramente la pena?» Luigi Andoni Manerbio