Dimenticare equivale a non capire

di Francesco Zanatta

Egregio direttore, dimenticare equivale a non capire. Il comportamento di Vladimir Putin nei confronti della popolazione ucraina è condannabile sotto tutti i punti di vista. Probabilmente l'invasione è frutto di colossali errori di valutazione culturali e politiche dei suoi collaboratori. Tuttavia coloro che vogliono dare giudizi o esprimere pareri hanno l'obbligo morale e storico di porsi qualche domanda e giudicare la realtà in chiave storica. Qualcuno dovrebbe dirci con chi stavano gli ucraini quando Berlino, nel 1953 insorgeva. Erano a fianco degli ungheresi nel 1956 quando protestavano? Erano silenziosi e inermi nel 1968 qualcuno a Praga, per protesta, si dava fuoco e un nostro presidente, molti decenni dopo, in visita alla città di Kafka, non riteneva opportuno mettere una corona al monumento a quella torcia umana? Quando nel 1980 la Polonia ribolliva sono corsi ad aiutarla? Purtroppo penso che l'Europa, nessun dubbio che la Russia o parte di essa sia in Europa, si troverà peggio che alla fine dell'ultima guerra del secolo scorso. Forse bisogna avere il coraggio per avanzare arditi parallelismi storici. Per esempio, il colpo di pistola a Sarajevo è stato indotto dalla più che decennale politica di umiliazione di Francesco Giuseppe nei confronti dei serbi? La sua politica era stata indotta ad un feroce accanimento perché umiliato a San Martino e per la perdita del Veneto e trasferì l'umiliazione e l'onta subita verso una popolazione inerme. Qualcuno per compensare le umiliazioni asiatiche potrebbe essere stato indotto a un presenzialismo europeo. Un popolo che si desta dopo un lungo sonno crea il sospetto che qualcuno gli abbia offerto delle grandi dosi di «caffè corretto» per farlo svegliare contro qualcuno. All'orizzonte, purtroppo, non si vedono uomini europei e all'altezza di De Gasperi, Adenauer, Schuman e Monnet e, al di là dell'oceano, non c'è un Kissinger che ha cominciato a camminare e parlare in una particolare contesto della Germania degli anni '20 del secolo scorso. Francesco Zanatta Brescia