Le tragedie e il beneficio del dubbio

di Roberto Merli

Gentile direttore, l’ennesima tragedia stradale. Una piccola utilitaria, con a bordo 6 ragazzi, dopo una folle corsa, si ribalta alle porte di Roma: tre giovani perdono la vita sul colpo, due muoiono in ospedale, il sesto è in Rianimazione. Un amico mi ha inviato alcuni articoli di stampa chiedendo una riflessione. Non li ho nemmeno aperti: mi è bastato vedere la fotografia dei danni riportati dall’auto distrutta e il luogo del sinistro per farmi un’idea della dinamica. Durante una conferenza sulla sicurezza stradale che ho tenuto ai ragazzi di un oratorio bresciano, narrando ed analizzando questo incidente, ho preteso che mi fosse concesso il beneficio del dubbio. «Siete d’accordo con me se che quei ragazzi fossero andati più piano l’urto e l’impatto sarebbero stati meno devastanti, la macchina non si sarebbe ribaltata, i corpi non sarebbero stati sbalzati fuori e, probabilmente, ci sarebbero stati solo feriti (magari gravi) ma non 5 morti?. Siete d’accordo con me che se una macchina è stata costruita per trasportare 4 persone, se ve ne salgono 6, la stessa vettura non è più in grado di garantire la sicurezza di tenuta di strada per la quale è stata costruita? Siete d’accordo con me che le cinture, anche quelle posteriori, servono per impedire ai corpi di essere scaraventati fuori dal veicolo dopo l’impatto contro un ostacolo? Siete d’accordo con me che quando si festeggia un compleanno è molto probabile che si beva o... e che, quindi, diventa indispensabile che venga previsto in anticipo chi dovrà guidare la macchina al ritorno assicurandosi, di comune intesa, che almeno colui che avrà questo compito non cederà ad alcuna tentazione in maniera tale da garantire la propria sobrietà per evitare incidenti stradali? E, concludendo, alla luce di tutte le riflessioni appena accennate, siete convinti che se non fossero andati così veloci, se non fossero saliti in sei (anziché in quattro), se avessero usato le cinture di sicurezza e se fossero stati meno carichi di euforia, con altissima probabilità l’incidente de quo avrebbe avuto conseguenze meno devastanti e catastrofiche???». Il silenzio surreale, gli sguardi bassi e l’immobilismo dei ragazzi presenti in sala mi hanno fatto capire che il messaggio è arrivato a destinazione, l’analisi di tutti quei «se avessero o non avessero» è stata condivisa. E nel mio intimo sentire me lo auguro vivamente perché, e lo voglio dire da padre, non da sbirro, quando muore una persona sulla strada non muore solo quella persona; muore una madre, un padre, un fratello, una sorella, etc... moriamo un po' tutti dentro. Non abbiamo perso solamente Alessio, Giulia, Valerio, Flavia e Simone: purtroppo abbiamo perso tutti l’ennesima battaglia contro la tragedia stradale. Roberto Merli Gruppo scuola Associazione CONdividere la strada della vita

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