Mi hanno donato la speranza

di Lucia Trane

Gentile direttore, oserei un supplizio. Aggiungerei uno strazio. Questo il quadretto, anche ironicamente parlando, da alcuni giorni. Eppure il Bene è palpabile. Si avverte. Si tocca con il cuore. Quando si trascinano passi da oltre 15 anni e poi i miracoli della scienza ti permettono di immaginare una vita diversa e ti incoraggiano a oltrepassare la soglia della sofferenza... cosa desiderare oltre? Sono un’umile letterata che vive di poesia: credo che i medici siano delle vere genialità. Il professor Benazzo, il professor Terragnoli e tutta l’equipe della Poliambulanza di Ortopedia e Riabilitazione mi hanno donato la speranza. La ripresa sarà durissima, ma si resiste anche per tutti coloro che ci vogliono bene. Tanti. Ho conosciuto storie diverse, creato complicità fantastiche (mai dimenticherò nonna Maria, Caterina, la strepitosa Fisioterapista Rossella, suor Amalia), ho avvertito il «comun danno» imperversare e imperare; dopo lo svenimento in reparto, ho sperimentato il senso della gloria quando ho iniziato a muovere i primi passi e i «colleghi pazienti» mi hanno acclamato lungo il percorso come un «imperator» tornato dalla guerra. La guerra che in questi giorni la televisione mi impone in immagini silenziose, con la grave amarezza di bombe lanciate sugli ospedali, poi chiedi alla vicina di letto: «Bruna, immagini una bomba ora qui?». Come si può? Il grido unanime e disperato, un’empatia devastante. Povere creature. Come si può? Follia tipicamente umana, follia di perversi uomini che mai cambieranno, purtroppo. Poi ci sono i pertugi dell’anima, quelli che sono capaci di fare la differenza in questo mondo sgarbatissimo: «Tesoro come stai» , «Cara ci vuole pazienza», «Passo dopo passo», «Dopo saltellerai come una gazzella», «Coraggio», «Per qualsiasi cosa sai che ci sono». Quando vivi esperienze al limite, riconosci il vero amore. Chi vuole bene davvero sa tessere un ponte di parole e di amore per alleviare un po’ di dolore. È proprio vero che gli amici si vedono nella sventura e io ne ho abbracciati molti. Dovrei elencare i nomi dei tanti cuori che lavorano in reparto donando gentilezze di luce e a cui chiedi: «Le piace questo lavoro?». La risposta è una pace limpida. Il cammino continua nell’attesa di assaporare la bellezza di ogni passo mano nella mano con il compagno di sempre e per sempre e con una gemma preziosa che a giugno mi riabbraccerà dopo il suo anno in America, lei che tornerà con il sogno realizzato e la vita diventata meraviglia. Lucia Trane Bedizzole