Si trova bene nella attuale casa di riposo

Egregio direttore, a ogni stormir di fronda torna la ormai vetusta polemica sul ritorno del «Bigio» in piazza Vittoria. L'occasione, questa volta, è data dall'articolo pubblicato su Bresciaoggi il 23 febbraio in cui si ipotizza la collocazione della statua in un museo e subito sorgono i sostenitori di un suo ritorno in piazza Vittoria. Devo confessare che la «querelle» non mi ha mai affascinato, in particolare modo oggi che abbiamo ben altro a cui pensare. Ritengo, comunque, di dovermi esprimere in proposito in quanto il Bigio è un mio coetaneo e non credo che siamo rimasti in molti, vuoi per motivi anagrafici, vuoi perché il Covid-19 ha fatto la sua parte con quelli della mia generazione, ad averlo visto torreggiare fino al 1945, con la sua brava foglia di vite sui genitali in omaggio al costume moraleggiante di allora. Non saranno pure in molti ancora vivi ad averlo visto, durante i giorni della liberazione, con le ginocchia sbucciate dalle bombe a mano, nel tentativo di abbatterlo senza per altro riuscirci in quanto si trattava di bombe chiamate «balilla» dall’effetto poco più dirompente di un petardo. Devo subito dire che la statua è sempre stata giudicata di scarso valore artistico, tant’è che la voce popolare lo voleva scartato dalla sua originaria collocazione al Foro Italico in Roma perché non degno di stare tra gli altri suoi fratelli monoliti. Nessuno lo ha mai chiamato con il suo nome originario: «Era Fascista». Per noi era «Bigio» e tale nome gli è sempre rimasto, fonte di battute e barzellette, a volte anche scurrili. Sorge il sospetto che i sostenitori del suo ritorno in piazza Vittoria siano mossi più che dal desiderio di abbellire la città, poiché non l’hanno mai visto, dal tentativo nostalgico di rinverdire fasti di un periodo che la storia ha condannato. Chi si oppone rifiuta il ritorno di simboli che esaltano il passato regime. Per noi, suoi coetanei, che lo abbiamo sempre considerato come un amico sfortunato e mal riuscito e che ha condiviso i nostri primi quindici anni di vita, il Bigio sta bene dov’è, nella sua attuale casa di riposo. Ermanno Ricci Collaboratore SLC-CGIL Brescia