verso le urne

Guida al referendum del 12 giugno: ecco i cinque quesiti e come si vota

di Paola Buizza

Il 12 giugno 2022 gli italiani saranno chiamati alle urne, dalle 7 alle 23, non solo per il rinnovo delle amministrazioni comunali (11 i Comuni interessati in provincia di Brescia) ma anche per il referendum sulla Giustizia. Cinque i quesiti ammessi a febbraio scorso dalla Corte costituzionale sui sei promossi da Lega e Radicali (bocciato quello sulla responsabilità diretta dei magistrati). Ai cittadini verrà chiesta l’abrogazione – cioè l’eliminazione - totale o parziale di leggi in vigore. E’ possibile scegliere di votare anche per uno solo dei quesiti. In generale, bisogna votare “sì” se si vuole cambiare la legge attuale, oppure “no” se si vuole mantenere l’assetto corrente. Tutti i testi per esteso dei quesiti referendari si possono leggere a questo link https://dait.interno.gov.it/elezioni/speciale-referendumPer la validità del referendum è necessario che l’affluenza superi il 50% degli aventi diritto: in caso positivo, è la prevalenza dei «sì» o dei «no» a decretare la sorte dei singoli quesiti. A due settimane dal voto, la campagna referendaria non è ancora entrata nel vivo e i contenuti dei quesiti, che riguardano il processo penale, l’ordinamento giudiziario, e il Csm -  su cui il Parlamento non ha ancora ultimato la riforma - restano perlopiù sconosciuti.  Vediamo, quindi, di fare il punto. Ecco quali sono le cinque schede che verranno consegnate alle urne e quali i quesiti relativi.

Primo quesito: incandidabilità per i politici condannati (scheda rossa)

Il primo quesito del referendum chiede ai cittadini se vogliono cancellare la parte della legge Severino (decreto legislativo 235 del 2012)  che prevede l'incandidabilità, l'ineleggibilità e la decadenza automatica per parlamentari, membri del governo e amministratori locali nel caso di condanna definitiva per reati gravi  e fissa un regime rigido anche per gli amministratori locali che decadono dal loro ruolo anche in caso di condanna di primo grado (quindi non definitiva).

* Se vince il sì, non ci sarà più l’automatismo. I concetti di incandidabilità e decadenza verranno abrogati e anche ai condannati in via definitiva verrà concesso di candidarsi o di continuare il proprio mandato. Di fatto ritorna ad essere il giudice che in caso di condanna chiederà l’applicazione, o meno, dell’interdizione dai pubblici uffici, facendo cessare il decadimento e/o l’automatica ineleggibilità.

Chi voterà "sì" sostiene che la legge in vigore penalizza gli amministratori locali con la sospensione, pur non avendo una condanna in via definitiva, violando il principio della presunzione di innocenza.

Chi voterà  il "no" ritiene che la legge Severino vada difesa perché la Costituzione vincola a svolgere le funzioni pubbliche con disciplina e onore. Se verrà abolita, sostiene il Comitato, parlamentari, sindaci e amministratori condannati per mafia, corruzione, concussione o peculato potranno tornare a candidarsi e a ricoprire cariche pubbliche.

La scheda rossa del primo quesito, quello sulla incandidabilità per i politici condannati
La scheda rossa del primo quesito, quello sulla incandidabilità per i politici condannati

Secondo quesito: limitazione delle misure cautelari (scheda arancione)

Le misure cautelari sono provvedimenti decisi dal giudice che limitano la libertà di una persona sottoposta a indagine e non ancora riconosciuta colpevole del reato. La custodia cautelare in carcere o gli arresti domiciliari, ad esempio, possono essere disposti per tre motivi: pericolo di fuga, pericolo di alterazione delle prove o reiterazione (cioè ripetizione) del reato. Il referendum propone una modifica dell'articolo 274 del Codice di procedura penale mirata a limitare i casi in cui il giudice può disporre l'applicazione delle misure cautelari (custodia preventiva, divieto di lasciare il domicilio, divieto di avvicinarsi alla persona offesa, divieto di esercitare una determinata professione, sospensione della potestà genitoriale ecc) prima della sentenza di condanna, abrogando l'ipotesi di pericolo di reiterazione dello stesso reato.  

* Se vince il “sì”, la reiterazione del reato verrà quindi  tolta dalle motivazioni per cui il giudice può disporre le misure cautelari. Rimangono il pericolo di fuga e di alterazione delle prove.

Chi voterà  “sì” sostiene che, in questo modo, verrà posto un freno ai provvedimenti di custodia cautelare che rischiano di mettere in carcere persone non condannate, in violazione del principio della presunzione di innocenza.

Chi voterà “no” sostiene che l’ordinamento attuale fissa già i limiti alla custodia cautelare e restringerli sarebbe nocivo alla sicurezza, rendendo difficile applicare misure cautelari a persone indagate per gravi reati come quelli per rapine, estorsioni o stalking. Misure ritenute indispensabili per proteggere persone minacciate come figli e mogli di uomini violenti. 

Scheda arancione per il secondo quesito sulla limitazione delle misure cautelari
Scheda arancione per il secondo quesito sulla limitazione delle misure cautelari

Terzo quesito: separazione delle carriere nella giustizia (scheda gialla)

Il terzo quesito è composto da un testo molto lungo e riguarda l’abrogazione delle numerose disposizioni che fondano o danno la possibilità ai magistrati di passare, nel corso della loro vita professionale, dalla funzione requirente dei pubblici ministeri (che si occupano delle indagini e svolgono la parte dell’accusa) alla funzione giudicante (chi emette sentenze nel processo), o viceversa. Sostanzialmente chiede che il magistrato scelga a inizio carriera se essere Giudice o Pm. Già nel 2000 la Corte Costituzionale corresse il titolo di questo referendum: da «separazione della carriere» a «separazione delle funzioni». Ma il referendum fallì lo stesso perché non fu raggiunto il quorum minimo di partecipazione.

* Se vince il “sì” i magistrati dovranno scegliere, all’inizio della loro carriera, se svolgere il ruolo di giudice oppure di pubblico ministero.

Chi voterà “sì” sostiene che separare le carriere garantisce  una maggiore imparzialità dei giudici.

Chi voterà “no” obietta che un corpo unico della magistratura aiuta a preservarne l’autonomia e tutela i cittadini. Inoltre, passando da una funzione all’altra, anche più volte, il giudice può raggiungere una formazione completa. 

Scheda gialla per il terzo quesito, quello sulla separazione della carriera dei magistrati
Scheda gialla per il terzo quesito, quello sulla separazione della carriera dei magistrati

Quarto quesito: valutazione della professionalità dei magistrati (scheda grigia)

L’obiettivo è includere la componente “laica” - avvocati e docenti universitari in materie giuridiche che fanno parte di consigli giudiziari - nella valutazione dell’operato dei magistrati.

* Se vince il “sì” anche i membri laici avranno diritto di voto in tutte le deliberazioni del Consiglio direttivo della Corte di cassazione e dei Consigli giudiziari su questa materia.

Chi voterà “sì” ritiene non solo che verrebbe ridotto il peso delle correnti all’interno della magistratura ma che si avrebbe un giudizio più oggettivo sull'operato dei magistrati

Chi è per il “no” ravvisa il pericolo che un magistrato possa trovarsi a confrontarsi in un dibattimento con un avvocato che poi sarà chiamato a valutarlo creando così una distorsione

 

La scheda grigia per il quarto quesito, quello sulla valutazione della professionalità dei magistrati
La scheda grigia per il quarto quesito, quello sulla valutazione della professionalità dei magistrati

Quinto quesito: elezione dei membri “togati” del Consiglio Superiore della Magistratura (scheda verde)

Il Consiglio superiore della magistratura è l'organo di autogoverno della magistratura, ha lo scopo di mantenerla indipendente rispetto agli altri poteri dello Stato.  A parte i tre membri di diritto (presidente della Repubblica, primo presidente e procuratore generale della Cassazione), gli altri componenti vengono eletti ogni quattro anni, che siano togati (ossia provenienti dalla magistratura e votati dalla stessa) o laici (esperti di diritto, votati dal Parlamento).

Il quesito chiede che non ci sia più l’obbligo per un magistrato di raccogliere da 25 a 30 firme per presentare la propria candidatura al Csm.

* Se vince il “sì”, cancellando la raccolta firme rientra in vigore la normativa del 1958, secondo la quale qualunque magistrato può autonomamente e liberamente candidarsi.

Chi voterà  “sì” afferma  che ciò indebolirebbe il potere delle cosiddette "correnti"

Chi voterà “no” ritiene che la cancellazione delle firme di lista abbia una valenza limitata contro le degenerazioni del correntismo e che il  tema del sistema elettorale debba essere affrontato con  un più ampio intervento sul complesso dell’ordinamento giudiziario, come è stato fatto all’interno della riforma Cartabia.

La scheda verde dell'ultimo quesito, quello sull'elezione dei membri "togati" del Consiglio Superiore della Magistratura
La scheda verde dell'ultimo quesito, quello sull'elezione dei membri "togati" del Consiglio Superiore della Magistratura

DOVE E COME SI RINNOVA LA SCHEDA ELETTORALE CHE HA ESAURITO GLI SPAZI PER IL VOTO?

La tessera elettorale si rinnova presso l'ufficio elettorale del comune di residenza; è opportuno che gli elettori che hanno necessità di rinnovare la tessera elettorale si rechino per tempo presso tale ufficio al fine di evitare una concentrazione delle domande nei giorni immediatamente antecedenti ed in quelli della votazione; l’ufficio elettorale resterà comunque aperto dalle ore 9 alle ore 18 nei due giorni antecedenti la data della consultazione e, nel giorno della votazione, per tutta la durata delle operazioni di voto, e quindi dalle ore 7 alle ore 23 di domenica 12 giugno.

Per ulteriori dubbi e domande consultare il sito del  Ministero dell'Interno al seguente link  (clicca qui)