«Maledette malelingue», Carlo Poddighe rinnova il genio di Ivan Graziani

Carlo Poddighe - Maledette Malelingue - Sanremo Jukebox

Nel 1994, appena diciassettenne, già stupiva per l’abilità incendiaria con cui sapeva fare il rock and roll con suo fratello Andrea. Poi ha dimostrato di saper fare anche tutto il resto.
Talento innato, polistrumentista e produttore, chitarrista strepitoso quanto voce impeccabile, Carlo Poddighe omaggia quel ’94 proponendo a «Sanremo Jukebox» il pezzo del chitarrista bravo e allergico ai compromessi per eccellenza: Ivan Graziani. «Brescia canta il Festival» con la sua «Maledette malelingue», che Carlo reintepreta con energia e rispetto.

Poddighe è sinonimo di musica dalla culla. E negli ultimi anni si sta sbizzarrendo, da Roman Coppola a Massimo Bubola e poi Omar Pedrini, con cui collabora da anni: insieme stanno realizzando il prossimo album del fondatore dei Timoria. E poi Emanuele Maniscalco come Jury e Kevin Magliolo, passando per i numerosi artisti, singoli e gruppi, che ha prodotto e/o registrato nel suo studio in città. Per esempio Joe Bastianich.
Lo Studio Poddighe, che per l’acustica e la capacità di abbinare vintage a tecnologia si è imposto come punto di riferimento per live in streaming di tanti nomi notevoli della scena italiana, è diventato anche la base operativa di The Matt Project, il trio (composto con Jury Magliolo e Matt Breoni) che ha appena pubblicato il disco carico di groove «Overnight».
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È così polistrumentista, Carlo Poddighe, da sapersi moltiplicare: eccolo in «Malamore» di Enzo Carella