Una svolta umanitaria dalla strage

di Attilio Mazza
NEL 1859. Dalla carneficina che insanguina le colline moreniche del Garda germoglia anche il progetto di una società di soccorso del filantropo svizzero Henry Dunant. La battaglia di San Martino e Solferino chiude la Seconda Guerra d'Indipendenza e origina la nascita della Croce Rossa internazionale
La battaglia di Solferino (24 giugno 1859) in una antica litografia
La battaglia di Solferino (24 giugno 1859) in una antica litografia
La battaglia di Solferino (24 giugno 1859) in una antica litografia
La battaglia di Solferino (24 giugno 1859) in una antica litografia

E' una strage, una carneficina. Al termine della cruenta battaglia del Solstizio d'estate 1859 che conclude la Seconda Guerra d'Indipendenza, si contano sulle colline moreniche del Garda di San Martino e Solferino un numero impressionante di morti e di feriti: 4 generali, 630 ufficiali, 19.311 soldati austriaci; 216 ufficiali e 6.305 soldati piemontesi; 720 ufficiali e oltre 12.000 soldati francesi.
E' l'esito del sanguinoso combattimento fra l'esercito franco-piemontese e quello dell'impero austriaco. La vittoria consente il ricongiungimento della Lombardia al Regno di Sardegna ponendo le basi alla costituzione del regno d'Italia.
Sulle colline insanguinate germoglia non solamente la nuova nazione italiana, ma anche una grande organizzazione umanitaria: la Croce Rossa Internazionale. L'idea è dello svizzero Henry Dunant che, su quei campi di dolore e di morte, davanti a un così grande numero di vittime, inorridito dalle devastanti conseguenze della guerra pensa di creare una Società Internazionale di soccorso.
GRANDE FILANTROPO. L'uomo d'affari - ma anche scrittore e filosofo -, un po' stravagante, giunto quasi casualmente sulle colline della morte al rientro dall'Algeria per incontrare Napoleone III, rimane scioccato, impietrito alla vista di così tanti cadaveri. Si improvvisa infermiere; raduna uomini e donne dei vicini paesi bresciani e mantovani; procura acqua, biancheria e bende; raccoglie i feriti e conforta i moribondi. Si rende conto che il compito va oltre le sue stesse forze. Tornato a Ginevra non riesce a dimenticare quelle atrocità.
Riversa la propria angoscia nelle pagine del libro «Un ricordo di Solferino». L'avvenire sanguinoso con l'intento di sensibilizzare l'opinione pubblica al fine di realizzare il suo progetto: creare una Società di soccorso volontario in ogni Stato con il compito di organizzare e addestrare uomini e donne per l'assistenza dei feriti in guerra; un'idea semplice ma rivoluzionaria. Scrive che un soldato, appena colpito, non deve più essere considerato un nemico, ma riconosciuto come essere umano, come un uomo che soffre. Il libro è un vero successo con risonanza in tutta Europa.
LA VITA di Henry Dunant è a tal punto segnata da quanto ha visto sulle colline gardesane nel Solstizio del 1859 che si dedica completamente alla realizzazione dell'ideata «Compagnia di soccorso».
Nasce così, nel 1862, il «Comitato ginevrino di soccorso dei militari feriti», prima cellula di quello che diventerà il Comitato Internazionale della Croce Rossa. E due anni dopo, il 22 agosto 1864, dodici nazioni sottoscriveranno i punti fondamentali della Convenzione di Ginevra in cui risultano definiti per la prima volta i diritti dei prigionieri di guerra.
Ulrich Ladurner, meranese, giornalista del settimanale tedesco «Die Zeit», nel libro da poco edito dal Mulino, «Solferino, storia di una battaglia», racconta tutto questo e come Dunant abbia ricevuto nel 1910 il Premio Nobel per la Pace, riconoscimento alla sua grande intuizione e risarcimento delle molte amarezze e incomprensioni.

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