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24.12.2018

Ercolano e Bagnolo uniti nel ricordo di Christian «Dramma senza risposte»

   Christian Corso aveva solo 3 anni
Christian Corso aveva solo 3 anni

È trascorso un anno dalla morte del piccolo Christian Corso. Ma le lacrime di mamma Carmela e papà Nando non si sono ancora asciugate, perché quando un angelo di tre anni vola in cielo non basta una vita per cancellare il dolore. Un dolore amplificato dalla mancanza di risposte sulla tragedia. Per ricordare Christian, sabato alle ore 19 nella chiesa dell’oratorio di Bagnolo sarà celebrata una messa. In contemporanea è prevista un messa in suffragio anche ad Ercolano dove il 29 dicembre del 2017 si è consumato il dramma. Christian stava trascorrendo le vacanze di Natale con i genitori e la sorella maggiore quando, la mattina del 28 dicembre, a causa della febbre alta e disturbi intestinali, era stato accompagnato al pronto soccorso del Santobono di Napoli. I medici, dopo averlo visitato, lo avevano dimesso con la prognosi di un banale virus influenzale. Qualche ora dopo però Christian era peggiorato al punto da spingere i genitori a chiamare un’ambulanza alle prime luci dell’alba del 29 dicembre. Il bimbo era stato accompagnato per la seconda volta all’ospedale di Napoli, stavolta d’urgenza. Ma quando era arrivato al Santobono era ormai in arresto cardiaco e per lui non c’era più niente da fare. SUL CASO la Procura di Napoli ha aperto un fascicolo con l’ipotesi di reato di omicidio colposo e indagato i pediatri in servizio al Santobono durante il primo ricovero di Christian. Sono stati necessari quasi nove mesi per avere l’esito dell’autopsia effettuata il 5 gennaio al Policlinico Federiciano di Napoli, ma le conclusioni - rese note a fine settembre - non hanno chiarito le cause e le eventuali responsabilità della disgrazia. È stata un’attesa «lunga e dolorante - come sottolinea la mamma Carmela -. E alla fine non abbiamo avuto giustizia. Quello che è emerso dalla perizia non è la verità. Continueremo a lottare per avere risposte». Per i consulenti della procura il decesso è stato provocato da una miocardite fulminante, presumibilmente virale. Per i periti della famiglia, invece, il bimbo è stato ucciso da una polmonite interstiziale, trascurata dai medici. «Quando i genitori hanno portato il bimbo all’ospedale Santobono, il 28 dicembre, i medici non si sono accorti che era in atto una polmonite - spiegano gli avvocati della famiglia Andrea Ciuonzo e Domenico Di Casola -. L’infezione, prevenibile e prevedibile, non è stata riconosciuta e curata. Il bambino è stato sottoposto all’esame dell’addome, ma non a esami di laboratorio che avrebbero meglio inquadrato il problema. Probabilmente una semplice radiografia quella notte avrebbe potuto salvargli la vita». E invece hanno ritenuto che fosse un’influenza, e lo hanno dimesso. «Non si può parlare di miocardite fulminante - incalza Ciuonzo - quando tra il primo ricovero e il secondo sono passate 13 ore». Gli avvocati della famiglia Corso hanno presentato una memoria difensiva al pm Federica D’Amodio con contraddittorio dei medici, spiegando quali sono le profonde discrasie rispetto alla versione data dai consulenti della procura. «Noi vogliamo solo la verità - ripetono da un anno Nando e Carmela Corso -: capire perché il nostro Christian, che aveva tanta voglia di vivere, è morto nel giro di poche ore».

C.REB.
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