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04.02.2019

Liquame selvaggio
nella Bassa i campi
come pattumiere

L’eloquente aspetto di uno dei campi usati per smaltire i reflui
L’eloquente aspetto di uno dei campi usati per smaltire i reflui

Terreni agricoli e corsi d’acqua ridotti a pattumiere: non è un luogo comune, ma un dato di fatto davvero molto, troppo comune nel Bresciano. E non stiamo parlando di cittadini che non fanno la raccolta differenziata, ma di chi di quei campi e di quell’acqua ci vive: allevatori e agricoltori. Operatori del settore primario come quelli che ieri hanno allagato di liquami zootecnici campi gonfi d’acqua per effetto della pioggia, e anche il corso del torrente Garza, attuando, oltre a un grave inquinamento, una doppia violazione: del divieto generale di spandimento dei reflui sui terreni agricoli in caso di pioggia e di quello temporaneo in vigore anche in questi giorni perché prorogato dall’Ersaf.

DUE CASI per niente isolati, entrambi scoperti ieri mattina dalle guardie volontarie della Provincia e dell’Arci caccia. Il primo ha avuto come sfondo un terreno agricolo nel Comune di Dello: quando i volontari sono arrivati hanno trovato circa 6.000 metri quadri di terra ricoperti da uno strato di deiezioni zootecniche semiliquide che in alcuni punti raggiungeva i 25 centimetri, e hanno immediatamente dato l’allarme alla polizia provinciale affinché provvedesse all’identificazione del proprietario del fondo e il responsabile dello sversamento. Era solo l’inizio, perché pochi chilometri più in là, sul territorio di Bagnolo, le guardie volontarie hanno scoperto un episodio ancora più grave; e stavolta anche il colpevole. In questo caso il terreno inondato dai liquami era più ampio, circa 7.000 metri quadrati, ma in qualche ora sarebbe forse rimasto poco del materiale inquinante. Il campo è infatti in pendenza verso la sponda del Garza, e l’allevatore dallo smaltimento facile aveva anche scavato un «percorso guidato» per facilitare lo scarico veloce delle deiezioni nel torrente. Stavolta i volontari hanno chiesto l’intervento dei carabinieri di Bagnolo, e i militari hanno non solo identificato l’inquinatore, nei confronti del quale procederanno a norma di legge, ma lo hanno anche obbligato a richiudere immediatamente con un escavatore il «collettore» verso il corso d’acqua scavato nel campo.

Paolo Baldi
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