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24.03.2019

«Brutti», ma buonissimi: Tutti pazzi per i frutti salvati dall’estinzione

Dalle antiche mele alla pianta del cioccolato ecco gli archeo-frutti
Dalle antiche mele alla pianta del cioccolato ecco gli archeo-frutti

Non sono belli, ma buoni. Colore, sapore e profumo sono irripetibili. Sono i «frutti antichi» di Enzo Maioli, che nell’azienda agricola di Salvaterra, in provincia di Reggio Emilia, porta avanti la passione del padre, che nel 1928 aveva fondato la società rurale per «recuperare le antiche varietà perdute». «NEGLI ANNI Sessanta la meccanizzazione ha portato ai frutteti da reddito. Sono stati espiantati i vecchi “patriarchi”, le antiche varietà di piante da frutto sono state abbandonate per ottenere prodotti più “belli”, quelli che chiedeva il consumatore - spiega Maioli -. É un po’ colpa di tutti: vogliamo il frutto bello, perfetto, senza macchioline. Accontentiamo prima l’occhio e poi il palato. Ma questo non significa che quello che mangiamo sia davvero più buono e saporito. Le nostre piante subiscono pochissimi trattamenti fitosanitari, contro i 40-45 circa della coltivazione normale». Negli anni Settanta «siamo partiti con 150 varietà di frutti “dimenticati”, oggi ne abbiamo ritrovati oltre duemila - spiega Maioli -. Solo di mele ce ne sono 54 varietà diverse». L’azienda esporta in tutta Europa, e l’80% viene venduto on line. QUINDICI anni fa è partita anche la «sperimentazione» dei frutti curiosi e del benessere. «Sono sempre più richiesti - ammette Maioli -: i frutti rossi, ad esempio, vanno particolarmente di moda. Ma c’è anche l’Akebia, la pianta del cioccolato». Lo stand al Centro Fiera è una concentrazione di profumi e sapori da riscoprire: giuggioli, cotogni e cornioli sembrano piante persino “normali” vicino ai biricoccoli e agli azzeruoli. Ma ci sono anche i frutti nani o le piante colonnari «per chi non possiede un grande giardino e vuole coltivare piante da frutto sul terrazzo o nell’attico». Per non parlare delle piante del miele: ce ne sono 9 varietà «e servono a nutrire le api, perché sbocciano nella stagione in cui gli altri fiori sono a riposo: Acacia, Diervilla, Manuca, Evodia, Hovenia, Paulonia e Camelia Sinensis, la pianta del té, garantiscono alle api di poter sopravvivere anche nella stagione fredda».

C.REB.
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