Depuratore del Garda a Esenta Mantova prepara le barricate

Il canale Arnò a Castiglione delle Stiviere dove potrebbero essere convogliati i reflui depurati
Il canale Arnò a Castiglione delle Stiviere dove potrebbero essere convogliati i reflui depurati
Il canale Arnò a Castiglione delle Stiviere dove potrebbero essere convogliati i reflui depurati
Il canale Arnò a Castiglione delle Stiviere dove potrebbero essere convogliati i reflui depurati

Fino a ieri le acque del depuratore del Garda erano una risorsa per il fronte che sosteneva l’ipotesi degli impianti a Gavardo e Montichiari. Ora che rischiano essere convogliate nella rete di canali del basso Benaco e dell’alto mantovano sono diventate un problema anzi, una minaccia per il sistema idraulico. La brusca virata è all’origine della levata di scudi è sia contro il piano-2, il progetto di Acque Bresciane di un impianto a Lonato scaricherebbe comunque nel Chiese, sia contro quello che è stato definita opzione 2-bis, ovvero la proposta del Comitato Gaia di smaltire le acque trattate dal depuratore di Lonato lungo la roggia Lonata e il canale Virgilio, sul confine bresciano-mantovano. È la storia infinita del maxi-depuratore del Garda: sulle barricate (per ora solo istituzionali) adesso ci sono i sindaci di Lonato e Castiglione, Roberto Tardani e Enrico Volpi, quest’ultimo in rappresentanza di vari Comuni dell’Alto Mantovano. «Qui non si tratta del mio cortile – hanno spiegato ieri mattina in conferenza stampa – ma di un’idea proprio sbagliata, dal punto di vista tecnico, economico e ambientale, che non solo muterebbe il quadro in senso positivo ma anzi aprirebbe una montagna di problemi ambientali, agricoli e sociali, per un’opera per cui sono stimati 8 anni di lavori, anziché 5». Per Volpi la controproposta di Gaia «ci lascia esterrefatti, è irricevibile, assurda e fantasiosa: a cominciare dalla pensata di voler scaricare le acque nel canale Virgilio, che scorre in senso inverso alle stesse, per arrivare al Mincio: ma è ancora più grave – attacca Volpi – dimenticarsi del canale Arnò, raggiunto dalla roggia Lonata dopo un primo salto di 26 metri e un altro di 10, per attraversare poi il centro storico di Castiglione, anche l’ospedale, passando in mezzo a 3 quartieri residenziali con alcuni tratti a cielo aperto per proseguire verso Solferino e l’Alto Mantovano». Arrivato qui, continua Volpi, «il canale Arnò muore in una canaletta di un metro, fino al canale Virgilio che però scorre in senso opposto, in direzione Acquafredda: quindi si dovrebbe invertire il corso del canale per chilometri. Per noi è una proposta senza senso, e senza che siano stati coinvolti gli amministratori, i consorzi e i cittadini». Dunque anche Volpi sostiene il progetto originario: «Ci chiediamo ancora perché sia stata eliminata l’opzione migliore, ovvero il potenziamento dell’impianto di Peschiera che già oggi lavora per mezzo milione di persone. Ma tra i progetti in essere, proponiamo di mantenere l’opzione di Gavardo-Montichiari, magari migliorandola, e intervenire sulle criticità del Garda, dove sappiamo che in larghi tratti non c’è nemmeno la divisione tra acque bianche e nere». Per il sindaco Roberto Tardani l’opzione Gavardo-Montichiari è l’unica perseguibile: «Vero che il progetto Lonato costerebbe 6 milioni in meno - 164 contro 170 - ma considerando i costi di gestione, i valori si pareggiano. Ma il problema è ambientale: sia per il consumo di suolo agricolo a fronte della riqualificazione di impianti già esistenti, sia perché con l’impianto di Lonato la valutazione della qualità delle acque è peggiorativa del 56,49%, in quanto a Gavardo-Montichiari si prevede una diluizione quasi doppia. La politica deve smetterla di arrampicarsi sugli specchi, ma prendersi le proprie responsabilità: lo dobbiamo alle future generazioni, non esiste che si parli da 15 anni di depurazione e oggi siamo ancora inchiodati. Ogni cosa è perfettibile, d’accordo: ma adesso è arrivato il momento di andare fino in fondo». Le barricate per ora sono solo istituzionali, «ma ci stiamo già mobilitando»: il Comune ha già inviato ulteriori osservazioni ad Acque Bresciane, a firma non solo del sindaco ma anche del consigliere Nicola Ferrarini e di Giorgio Sguazzi, responsabile Lavori pubblici ed Ecologia. «Non siamo contrari a prescindere – continua Tardani – ma non possiamo accettare una proposta ambientalmente meno efficiente in nome degli accarezzamenti della vecchia politica». Tutto insomma sembra cristallizzato su posizioni contrapposte e difficilmente conciliabili in un progetto con l’onere della decisione che spetterà all’Ato. •.

Alessandro Gatta

Suggerimenti