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02.12.2020

Depuratore, ora
spunta l’idea
delle cave esaurite

Spunta l’idea di utilizzare le ex cave terminali dei reflui trattati Uno dei cortei contro il progetto del depuratore tramontato ieri
Spunta l’idea di utilizzare le ex cave terminali dei reflui trattati Uno dei cortei contro il progetto del depuratore tramontato ieri

«Non ha vinto il territorio del Chiese e non ha perso quello del Garda: è stato semplicemente riconosciuto un principio generale, che stabilisce che ognuno deve farsi carico della propria depurazione». Il sindaco di Gavardo Davide Comaglio ha accolto con soddisfazione la mozione votata lunedì in Consiglio provinciale, ed è convinto che «i gardesani sapranno trovare una soluzione adeguata per depurare le loro acque senza pesare su altre popolazioni. Nessuno vuole imporre Lonato: la scelta spetta a loro». La decisione del Broletto «conferma quello che noi abbiamo sostenuto per due anni, cercando di spiegare perchè non si potevano fare due depuratori sul Chiese - continua Comaglio -. Il problema sollevato da due Comuni è poi diventato trasversale, condiviso da 60 sindaci di tutta la provincia, e prima ancora dai cittadini. Qui a Gavardo, il principio applicato ieri dal Consiglio provinciale lo stiamo già seguendo, ricevendo nel nostro impianto anche i reflui fognari di Villanuova, Vallio e Muscoline. Se ci sono paesi limitrofi in difficoltà, ben venga un depuratore che li serve tutti, ma secondo il principio del bacino di appartenenza». SODDISFATTO DAMIANO Giustacchini, sindaco di Prevalle: «Abbiamo combattuto per anni contro decisioni imposte dall’alto. Finalmente la politica ha ripreso il ruolo che le compete, sancendo un principio fondamentale». Anche Giovanni Benedetti di Muscoline, dando merito al Consiglio provinciale di «aver difeso un diritto che non era mai stato messo in discussione prima», invoca «una soluzione condivisa che faccia il bene del lago di Garda». Marco Togni, sindaco di Montichiari, si augura che «dalle parole si passi ai fatti concreti, che dovranno essere portati avanti da Ato e Acque Bresciane, magari pescando tra una delle soluzioni inspiegabilmente scartate». Già, le alternative: l’ipotesi Lonato è in cima alla lista, ma in passato ci sono state altre opzioni. A questo proposito il primo cittadino di Montichiari rilancia però con una proposta rivoluzionaria «che ho nel cassetto da più di un anno. Partendo dal fatto che lo scarico nei corpi idrici superficiali, indistintamente dal nome del fiume, va evitato o limitato il più possibile, e che il Chiese, come è risaputo, è in grande sofferenza di acqua nel periodo estivo, l’appello che lancio ai tecnici è quello di far tesoro della legge regionale per il riutilizzo delle cave dismesse e delle vasche di laminazione ai fini agricoli. Il concetto - precisa Togni - è quello di prelevare acqua dai fiumi durante il periodo invernale per riempire appunto le cave, dopo aver approntato un fondale d'argilla, e riutilizzare quest'acqua nel periodo estivo per l'irrigazione attraverso il reticolo minore. Questo progetto, se sviluppato, oltre a risolvere un problema per il mondo agricolo, eviterebbe anche un continuo scarico di inquinanti nei fiumi e l'alterazione del loro già delicato ecosistema, allontanando inoltre lo spettro della realizzazione di nuove discariche». La soluzione tecnica, portata avanti con uno studio congiunto di Regione Lombardia e Consorzio del Chiese, «non è mai stata presa in considerazione, a dimostrazione che ci sono stati “scenari“ mai esplorati. Sarebbe l’occasione per fare, una volta tanto, qualcosa di innovativo», conclude il primo cittadino di Montichiari. L’idea di fondo insomma è che se fossero utilizzate le cave come corpo ricettore, individuare la localizzazione del depuratore sarebbe meno problematico. «Aver sancito un principio fondamentale non significa però abbandonare il Chiese al suo destino, proprio adesso che sono state portate alla luce tutte le sue criticità - sottolinea Filippo Grumi del comitato Gaia, in prima linea nella battaglia contro i depuratori di Gavardo e Montichiari -. Per noi la soluzione migliore era, e sarà sempre, quella di continuare a utilizzare il depuratore di Peschiera. Se questa fosse anche la scelta dei Comuni gardesani, noi saremo al loro fianco per portarla avanti con determinazione». LE MAMME del Chiese e del Garda parlano di «scelta dettata dal buon senso. Se siamo giunti a questa apertura, lo dobbiamo al lavoro dei 60 sindaci che hanno saputo accogliere e ben rappresentare le proposte dei loro cittadini. Spiace solo constatare che ci sono ancora alcuni consiglieri, pochi per la verità, che rimangono arroccati alle loro posizioni, dimostrando così la loro distanza da chi chiede che prevalga il bene e l’interesse delle comunità». Il consigliere provinciale Marco Apostoli, che aveva presentato due mozioni, entrambe bocciate, contro la localizzazione dei depuratori a Gavardo e Montichiari, parla di «una battaglia storica della lista Provincia Bene Comune, che oggi trova una prima risposta. Il Consiglio provinciale ha sancito il principio che i depuratori consortili vadano realizzati nei Comuni che ne beneficiano. Continueremo a vigilare perché questo principio venga rispettato ora e in futuro». Sul fronte opposto, il sindaco di Lonato Roberto Tardani si dice «allibito. Non voglio certo fare le barricate - premette il primo cittadino -, ma trovo sconsiderato che dopo anni di discussioni intorno ad un progetto che è stato presentato, avallato dal ministero, rivisto e ridiscusso, ora si decida di ripartire da capo, quando il corpo ricettore dovrebbe rimanere probabilmente ancora il Chiese. La politica si è fatta un autogol, decidendo per l’ennesimo rinvio senza trovare la soluzione del problema. E intanto - sottolinea Tardani -, mentre noi rimettiamo tutto in discussione, sulla sponda veronese vanno avanti...». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Cinzia Reboni
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