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14.01.2021

Dopo vent’anni c’è una svolta per la bonifica dell’Agribiofert

L’interno dell’azienda di trattamento rifiuti organici dismessa Si apre uno spiraglio nella complessa vicenda dell’Agribiofert
L’interno dell’azienda di trattamento rifiuti organici dismessa Si apre uno spiraglio nella complessa vicenda dell’Agribiofert

Dopo vent'anni di abbandono e di ordinanze comunali cadute nel vuoto, lo stato di incuria in cui versano gli ex impianti per il compostaggio di rifiuti organici della Agribiofert di Orzinuovi potrebbe avere finalmente fine. «Contiamo di riuscire a risanare tutta l'area – annuncia il sindaco Gianpietro Maffoni - e a questo scopo abbiamo incaricato un professionista di procedere alla verifica di assoggettabilità del comparto alla Valutazione impatto ambientale e stiamo valutando con la Provincia la possibilità che i vecchi fanghi ed altri materiali ammassati sotto i capannoni, non essendo classificati come rifiuti speciali, possano essere smaltiti in una discarica autorizzata». L'onere dell’operazione non ricadrà sul Comune, ma sarà finanziata dai privati che si aggiudicheranno all'asta i terreni dell'ex Agribiofert al termine dell'iter giudiziario conseguente al fallimento della ditta. Edificato nella campagna di Orzinuovi, al confine con i Orzivecchi e con il lago artificiale di una cava, l'impianto di smaltimento e recupero di rifiuti non pericolosi, con capacità complessiva superiore a 10 tonnellate al giorno, era stato autorizzato all’inizio degli anni Novanta, ma è fermo da oltre 20 anni. Sotto i capannoni, tra macchinari, cavi e centraline dell’energia elettrica, rimangono cumuli di fanghi secchi ed enormi sacchi forse pieni di calce. Già nel giugno 2003 il comune di Orzinuovi, all'epoca guidato da Ambrogio Paiardi, ordinava al legale rappresentante della società, attualmente in liquidazione, di provvedere al campionamento del liquido percolante nell’area adibita a stoccaggio dei residui vegetali dei lavori di giardinaggio, alla loro rimozione, trasporto e smaltimento in discarica autorizzata, o utilizzo in agricoltura e alla successiva disinfezione dell’area. Nel febbraio 2013, il sopralluogo dell'Arpa evidenziava il persistere di una situazione di degrado dell’area e l'anno seguente i tecnici comunali confermavano lo stato di abbandono e incuria degli impianti. NEL 2016 L'ORDINANZA del sindaco Andrea Ratti imponeva invano al proprietario di smaltire il materiale abbandonato, perciò nel febbraio 2019 il Comune decideva di redigere un piano di caratterizzazione dei rifiuti stoccati, in modo da poter avviare le operazioni di risanamento dell'area. La ditta nel frattempo è stata dichiarata fallita, tuttavia Maffoni è deciso a proseguire l'opera di risanamento. «Adesso la responsabilità dello smaltimento toccherà ai nuovi proprietari, ma gli interessati si sono già dichiarati d'accordo – spiega il sindaco -. Il Comune intanto insieme alla Provincia prepara le autorizzazioni necessarie affinché possano poi procedere speditamente alla soluzione del problema». •

Riccardo Caffi
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