CALCINATO

Fanghi avvelenati, tutto è iniziato da Vighizzolo

Emergono nuove rivelazioni dall'inchiesta che ha coinvolto quindici persone. I malesseri accusati da maestre e alunni diedero impulso all'indagine. Un referente della Wte: «Intorto gli agricoltori con un sacco di balle»
Uno striscione  appeso davanti alla scuola di Vighizzolo all’inizio della protesta per i miasmi e i malesseriFanghi  utilizzati come fertilizzante in un terreno agricolo
Uno striscione appeso davanti alla scuola di Vighizzolo all’inizio della protesta per i miasmi e i malesseriFanghi utilizzati come fertilizzante in un terreno agricolo
Uno striscione  appeso davanti alla scuola di Vighizzolo all’inizio della protesta per i miasmi e i malesseriFanghi  utilizzati come fertilizzante in un terreno agricolo
Uno striscione appeso davanti alla scuola di Vighizzolo all’inizio della protesta per i miasmi e i malesseriFanghi utilizzati come fertilizzante in un terreno agricolo

Il mistero dei malori accusati quattro anni fa da insegnanti e alunni delle elementari di Vighizzolo potrebbe essere risolto. La maxi inchiesta sullo spandimento di liquami contaminati nelle campagne della Bassa che secondo gli inquirenti aveva come epicentro la Wte di Calcinato è partita dagli accertamenti eseguiti durante le indagini sull’intossicazione nell’istituto della frazione di Montichiari. La circostanza emerge sfogliando l’ordinanza di 204 pagine destinata ai 15 indagati. Per spiegare l’irritazione alle vie respiratorie che aveva costretto al ricovero una decina di bambini, procura e carabinieri avevano subito concentrato l’attenzione sui fanghi e gessi di defecazione ceduti come fertilizzanti agli agricoltori insieme al bonus dell’aratura- «I coltivatori erano spesso all’oscuro della natura dei gessi addittivati con sostanze pericolose– si legge nell’ordinanza –. le quantità distribuite sui campi erano stabilite arbitrariamente dalla Wte senza alcuna correlazione con le reali necessità dei terreni». Emblematico il contenuto di alcune intercettazioni acquisite dalla procura. «Li faccio anche io...quindi è roba sicura, gli ho detto è solo roba di scarti di lavorazione di frutta, verdura, tutte quelle balle gli ho detto», racconta uno degli indagati a un referente della Wte. E ancora: «L’ho già intortato, ok?...Gli ho detto che gli fai l’aratura e la discatura». Gli agricoltori quindi erano allettati non tanto dalle supposte proprietà fertilizzanti del prodotto, bensì dal risparmio sulle spese di lavorazione dei propri terreni. Aspetto emerso dalle intercettazioni telefoniche. «Anche questa primavera nessuno voleva farlo perché tutti avevano paura degli articoli del giornale, però quando è venuto il momento di arare visto che tutti volevano farlo lo stesso? Con la scusa che si trovano arato gratis lo fanno», spiega un altro referente della società all’amministratore unico della Wte. Tutti erano consapevoli dei pericoli. «Io ho fatto il delinquente consapevolmente – afferma tra una risata e l’altra il responsabile commerciale della Wte in un’altra intercettazione -. Puoi dirmi: tu non hai fatto male a nessuna persona fisica ma hai fatto male a un territorio...ti do ragione». E ancora sulle zone in cui sono stati buttati i gessi: «sono veramente bei posti...proprio paesisticamente. Andiamo proprio a rovinarli coi gessi». Anche il direttore generale dell’Agenzia interregionale per il fiume Po che figura tra gli indagati per garantirsi benefit e regalie coprendo il traffico, avrebbe millantato coperture di esponenti politici e dell’amministrazione pubblica risultati invece estranei.•.

Valerio Morabito

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