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15.11.2019

Guerra contro
la puzza, Quinzano
in trincea

Una delle assemblee pubbliche convocate sul problema della puzza
Una delle assemblee pubbliche convocate sul problema della puzza

Le forze politiche di Quinzano sono determinate ad unire gli sforzi per l'ennesima battaglia della decennale guerra al tanfo e all’inquinamento da polvere, che oppone l’ente locale ad alcune aziende ritenute la fonte delle molestie. Una guerra iniziata verso la metà degli anni ’90, con la prima raccolta di firme dei cittadini esasperati. L'ultima levata di scudi vede protagonista la minoranza consiliare, che sollecita la giunta ad organizzare un'assemblea pubblica, «per procedere poi all'immediata attuazione di una strategia di indagine delle problematiche olfattive per impianti esistenti, tramite rilevazione delle segnalazioni da parte della popolazione». Richiesta accolta dalla maggioranza, «ma i tempi della convocazione non possono essere dettati dalla politica – osserva l'assessore all'Ambiente Graziano Bolzani -, bensì devono rispettare tutte le procedure necessarie, da attivare con Arpa e Provincia, per l'individuazione e la circoscrizione del fenomeno di disturbo olfattivo».


L’ULTIMO SCONTRO del Comune con le attività produttive ritenute sorgenti di puzza, risale alla fine del 2017, con la vertenza in tribunale contro le ditte Wte e Simpo, entrambe decise a far valere le proprie ragioni. La Wte, aperta in via Turati nel 2007, si occupa di trattamento di biomassa di scarto e depurazione di reflui solidi e liquidi non pericolosi e delle acque reflue civili ed industriali. Da quando ha aperto i battenti, sono iniziate le lamentele dei cittadini residenti nelle vie vicine, per odori nauseabondi, che prima non sarebbero mai stati avvertiti. I contrasti del Comune con la ditta sono finiti sia davanti al Tar che al Tribunale Civile che al Consiglio di Stato. La Simpo - Società industriale molini, pastifici, oleifici - opera in viale Gandini dal 1945. Dagli anni ’60 si dedica in particolare alla produzione di carbonato di calcio e fosfato bicalcico, con relativi impianti di macinazione e insaccamento del prodotto, esportato in tutto il mondo. La società sarebbe fonte di emissioni che gli abitanti mal sopportano ed ai quali si sono più volte opposti con raccolte di firme e denunce. Ad oggi però le autorità sanitarie non hanno ravvisato alcun nesso tra la puzza e le due aziende.


«DUE ANNI FA 150 cittadini firmarono un documento per segnalare le emissioni odorigene – spiega Bolzani -. Le segnalazioni sono andate decrescendo e all’inizio di gennaio, tenuto conto che erano cessate, dopo verifiche effettuate dalla Polizia locale, si è preso atto che il disturbo era terminato ed il procedimento è stato chiuso dalle autorità sanitarie». Le segnalazioni sono però riprese alla fine dell'estate, perciò il Comune si è attivato comunicando a Provincia, Arpa, Ats e Procura la recrudescenza del fenomeno. «La popolazione residente nelle zone di monitoraggio è stata informata dalla Polizia locale sulle azioni da intraprendere – aggiunge l’assessore Graziano Bolzani -. Le segnalazioni sono codificate e registrate in un database che consente di delimitare con maggiore precisione l’area delle emissioni odorigene».

Riccardo Caffi
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