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24.09.2020

Il depuratore
del Garda al
via. Ma la strada non sarà in discesa

Il futuro aspetto del depuratore in progetto a   Gavardo
Il futuro aspetto del depuratore in progetto a Gavardo

Il progetto del depuratore del Garda compie un altro passo avanti. Come previsto, ieri la Cabina di regia convocata dal ministero dell’Ambiente ha recepito la relazione conclusiva dei lavori del Tavolo tecnico, confermando la compatibilità degli impianti di Gavardo e Montichiari con la salute del Chiese. Nonostante le criticità denunciate dai dossier presentati dai tecnici dei sindaci dell’asta del Chiese e dai comitati ambientalisti, dunque, il doppio collettore si può fare. LA TANTO ATTESA relazione conclusiva dei consulenti tecnici del ministero - che contiene anche una serie di prescrizioni per mitigare l’impatto ambientale - verrà inviata nei prossimi giorni a tutti i membri del Tavolo. «La Cabina di regia ha invitato l’Ato a procedere con l’iter autorizzativo, convocando la Conferenza dei servizi preliminare prevista del regolamento regionale - si legge in una nota dell’Ufficio d’Ambito di Brescia -. Infine, ha calendarizzato ulteriori sedute della Cabina per monitorare l’avanzamento dell’iter secondo la linea dettata dall’accordo ministeriale». «Ho raccomandato ai funzionari del ministero la massima sollecitudine nell’invio del documento - sottolinea il presidente di Ato, Aldo Boifava -, e confido che la relazione sia precisa ed esauriente». Delusi i sindaci della valle del Chiese, che considerano la decisione del ministero l’ennesimo «schiaffo» al territorio. «L’esito era ormai scontato - sottolinea Davide Comaglio, primo cittadino di Gavardo -. Siamo stati sempre esclusi da qualsiasi compartecipazione alla scelta, nonostante la condivisione del progetto con il territorio fosse una delle condizioni per ottenere il finanziamento pubblico di 100 milioni. Nonostante le promesse, non siamo stati ammessi alla Cabina di regia, non abbiamo incontrato Sergio Costa, e non conosciamo il contenuto della relazione tecnica, pur essendo quelli che subiranno le conseguenze più gravi. Quarantadue sindaci hanno chiesto di stralciare il Chiese dal progetto, ma la cosa non è stata assolutamente recepita. I funzionari dicono che i problemi del fiume verranno risolti. Come, non lo sappiamo. Dobbiamo solo aspettare di leggere le carte quando, con calma, ce le spediranno». L’auspicio è che «l’Ato aspetti ad avviare il procedimento finchè non verrà convocata la Conferenza dei sindaci - aggiunge Damiano Giustacchini, primo cittadino di Prevalle -. In quella sede si parlerà finalmente di un progetto che finora non ci ha mai visti coinvolti direttamente». «Confidiamo nella responsabilità degli amministratori bresciani - sottolinea Marco Togni, primo cittadino di Montichiari -: nella richiesta di convocazione della Conferenza in Ato abbiamo ribadito che quella è la sede dove la politica deve prendere le decisioni. É evidente che chi non sottoscriverà il documento è a favore dei depuratori sul Chiese. Noi ne prenderemo atto, e loro risponderanno ai cittadini della loro scelta». «Non siamo i Comuni “ribelli“, come qualcuno vuole dipingerci - spiega il sindaco di Muscoline, Giovanni Benedetti -: abbiamo approfittato del Tavolo tecnico per spiegare tutte le criticità del Chiese, anche a chi fino a poco tempo fa non ne sapeva nulla. Noi sindaci abbiamo dovuto sostenere la parte dei “tecnici“: è stato stravolto tutto il percorso». Benedetti ricorda anche la lettera inviata a Maddalena Mattei Gentili della direzione generale per la sicurezza del suolo e dell’acqua del ministero dell’Ambiente. «Abbiamo ribadito che ciò che vogliamo è che il dibattito si svolga nelle sedi appropriate. La Cabina di regia si è assunta un onere che non le competeva, dal momento che avrebbe dovuto soltanto controllare e fare da collante». Alla funzionaria del ministero i quattro sindaci avevano rivolto «un appello affinchè non si rendesse promotrice e responsabile di una così ardua scelta che caratterizzerà nei prossimi cinquant’anni l’ecosistema dei nostri territori. Responsabilità invece in capo alla politica, che fino ad ora ha utilizzato un modo meschino e furbesco per gestire questa importantissima opera, tentando di farla passare nel silenzio assoluto». La delusione sulle sponde del Chiese è forte. «Nonostante il nostro impegno, non è cambiato nulla - conclude Benedetti -. Se l’iter fosse stato più trasparente fin dall’inizio, avremmo già discusso tutto. Nessuno ci ha voluto ascoltare, perchè ormai gli accordi erano già stati presi». INTANTO IERI il Comitato Gaia di Gavardo ha inviato al ministro Sergio Costa le oltre 700 firme raccolte nella petizione-lampo per bloccare il progetto. «Ora sappiamo che non possiamo contare sul suo aiuto - sottolinea il portavoce Filippo Grumi -. Per il Movimento 5 Stelle è stata una grande occasione persa per fare la storia del lago di Garda. Ora la battaglia ritorna a Brescia, più dura di prima». •

Cinzia Reboni
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