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13.09.2019

Il velodromo vede
il traguardo ma
sprint è incognita

Il velodromo indossa un nuovo cappotto a prova di pioggia e vento
Il velodromo indossa un nuovo cappotto a prova di pioggia e vento

Il traguardo si staglia in lontananza, ma la volata è ancora lunga e irta di ostacoli. Il primo step in vista della riapertura del Velodromo è stato completato. Le squadre di operai che hanno lavorato senza tregua anche in estate, hanno completato il «cappotto» di 11 mila metri quadrati che difenderà dalle intemperie il tetto della struttura. La protezione realizzata in plastica speciale ha uno spessore di 18 millimetri. I teli sono stati saldati tra di loro grazie all'operazione di alpinisti rocciatori. Gli «uomini ragno» hanno impiegato un phon industriale che sviluppa un’aria calda da 400 gradi e sigilla perfettamente le parti. Il telo, appoggiato a quello esistente, è stato fissato in modo meccanico alla struttura in ferro. Tra l'altro sono stati installati anche 25 esalatori, che avranno la funzione di spingere verso l’esterno l’umidità.


NON MENO DELICATA si annuncia l’ultima fase di levigatura e messa a punto della pista in pino di Svezia macerata dalla pioggia filtrata dal tetto. A breve si procederà con la verniciatura e infine con il collaudo. Ci sarà poi tutta la serie di verifiche e ispezioni tecniche sulle reti elettriche e i sistemi di sicurezza. Difficilmente insomma l’impianto sportivo tornerà agibile per il 20 settembre come avevano ipotizzato la federazione ciclistica e il Comune. Ci sono tuttavia i margini di tempo necessari affinché il velodromo ospiti la preparazione della nazionale in vista dell’Olimpiadi di Tokyo. Tutto dipenderà anche dagli sviluppi dell’inchiesta giudiziaria aperta dalla procura. L’impianto è formalmente ancora sotto sequestro. L’unico indagato per il caso delle manifestazioni ospitate nel velodromo quando le certificazioni antincendio erano scadute è il sindaco uscente.


A QUESTO PROPOSITO la lista Montichiari Futura ha voluto precisare alcuni aspetti della vicenda. «Mario Fraccaro, è stato indagato l'anno scorso per il reato che stabilisce, per chi omette di richiedere il rinnovo del certificato antincendio, una pena fino ad un anno di arresto o un'ammenda da 258 a 2582 euro. O il primo, nel caso di maggior gravità, o l'altro nel caso di minor gravità. Nel caso di minore gravità l'indagato può essere “ammesso al beneficio dell'oblazione”, vale a dire che con il pagamento di una somma si estingue il debito con la giustizia». Monchiari Futura osserva: «Sappiamo benissimo che, quale posizione di garanzia, la responsabilità grava sul sindaco, a prescindere dal fatto che è oggettivamente difficile per il primo cittadino di un Comune sapere e verificare esattamente a che punto siano tutti gli adempimenti dovuti nel complesso sistema di organizzazione della macchina comunale».

Valerio Morabito
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