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14.08.2020

L’ombra
dell’insetticida killer
sulla strage di 5 milioni di api

Ci sarebbe un insetticida dietro la strage di 5 milioni di impollinatriciL’apicoltore Edoardo Mombelli mostra le  api morte a QuinzanoGli alveari allestiti nella   Bassa bresciana sono in pericolo
Ci sarebbe un insetticida dietro la strage di 5 milioni di impollinatriciL’apicoltore Edoardo Mombelli mostra le api morte a QuinzanoGli alveari allestiti nella Bassa bresciana sono in pericolo

«Quando scompariranno le api, all’umanità resteranno quattro anni di vita», affermava Albert Einstein. Una frase specchio della dimensione della catastrofe ambientale che ha colpito la Bassa bresciana e il Cremonese con oltre 5 milioni di impollinatrici morte misteriosamente in 48 ore nella fascia di territorio compresa tra Villachiara, Quinzano e Borgo San Giacomo. La morìa si è fermata e gli accertamenti sulle cause sono ancora in corso. Le indagini hanno fissato un punto fermo: le strage non è stata provocata da patologie parassitarie tipiche delle api come la nosemiasi. AD UCCIDERE le impollinatrici sarebbe stato un agente chimico: l’attenzione si sta concentrando su un insetticida autorizzato in deroga per debellare la cimice asiatica. Non viene escluso tuttavia che nella zona sia stato effettuato con modalità fuorilegge un trattamento di pesticidi neonicotinoidi messi al bando da due anni dall’Ue, ma che come accade spesso in Italia vengono ugualmente impiegati perché lo Stato ha concesso una deroga per le serre. Negli oltre 100 alveari desertificati dalla morìa si cercano soprattutto residui di abamectina che provoca la morte dei parassiti per paralisi. Se usata con concentrazioni eccessive, il veleno uccide tutti gli insetti. Il quadro è molto preoccupante perché pesticidi e insetticidi potrebbero aver contaminato falde e corsi d’acqua. L’emergenza in Lombardia era scattata a luglio con l’azzeramento delle colonie di api in 80 alveari tra Lodi e Mantova. Api Lombardia sottolinea le analogie tra la strage di Merlino, nel Lodigiano e quella della Bassa: «In entrambi i casi non si è trattato di un semplice spopolamento di bottinatrici ma di un tappeto di api morte davanti e dentro l'alveare che ha portato alla morte di numerose famiglie. A differenza dell'avvelenamento del Mantovano, per il quale si sospetta che all'origine possano esserci i trattamenti sui frutteti, la destinazione agricola degli altri territori coinvolti è simile: mais e soia. Quest'ultima coltivazione è risultata in fiore al momento del sopralluogo e visitata dalle api». E PROPRIO L’INSETTICIDA in deroga, l’abamectina, potrebbe essere stato utilizzato in alcuni campi circostanti. Le morìe stanno mettendo in ginocchio un settore già colpito nel corso del 2020 sia dalla sleale concorrenza del miele cinese, ma anche dal lockdown e dagli sbalzi climatici. Un comparto molto radicato nel Bresciano dove si contano 119 imprese, per un totale di circa 30 mila alveari, custoditi da oltre 1.000 appassionati tra professionisti e hobbisti, che producono oltre 300 mila tonnellate di miele, propoli, cera e derivati. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Valerio Morabito
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