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30.10.2020

La Lac: «Salvaguardata la migrazione verso i luoghi di nidificazione»

Il Lombardia non  si può più sparare al   moriglione e alla pavoncella
Il Lombardia non si può più sparare al moriglione e alla pavoncella

Il Tar ha giudicato meritevoli di approfondimento alcuni presunti vizi di costituzionalità sollevati dal ricorso presentato sotto l’egida della Lega per l’Abolizione della Caccia dall’avvocato Claudio Linzola, ed ha sospeso l’efficacia di parte del decreto dirigenziale della Regione dello scorso 14 settembre, inerente un pacchetto di disposizioni del calendario venatorio lombardo per la stagione 2020-21. In attesa dell’udienza di merito fissata per il 15 luglio 2021, resta vietato fino a quella data l’abbattimento del moriglione e della pavoncella in tutta la Lombardia, e la caccia nelle zone di protezione speciale per la tutela dell’avifauna e nei siti di interesse comunitario, ovvero tutte aree della cosiddetta Rete Natura 2000 previste dalle direttive dell’Unione Europea Uccelli ed Habitat. «Il ricorso - si legge in una nota della Lac - si incentra sulla inottemperanza dei pareri dell’Ispra e del ministero dell’Ambiente sulle due specie di acquatici minacciate, nonché sulla mancata valutazione di incidenza per il calendario venatorio lombardo. Sconfitta anche Federcaccia, che nella fase cautelare si era costituita in giudizio a fianco della Regione». Da oggi chi verrà sorpreso a caccia in queste aree sarà sanzionato e la Lac assicura che «vigilerà affinché il divieto venga rispettato per consentire alla fauna selvatica migratoria di compiere in sicurezza il viaggio verso i luoghi di nidificazione, al riparo dalle fucilate degli "amanti della natura" calibro 12». RISPETTO al pronunciamento del Tar, l’assessore regionale all’Agricoltura Fabio Rolfi offre una chiave di lettura opposta a quella della Lac. «I giudici hanno respinto l’assalto animalista all’attività venatoria. La caccia in Lombardia rimane aperta. Ora ci concentreremo sulla sospensione nei Sic e nelle Zps con l’obiettivo di riaprirle in tempi brevi. Il Tar certifica come la Regione assicuri sempre l’attività venatoria nel rispetto delle regole e di come le Valutazioni di incidenza provinciali già garantissero il rispetto delle linee guida nazionali».

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