La Provincia «blocca» la discarica Macogna

di Cinzia Reboni
Una veduta aerea della discarica Macogna da mesi al centro di un braccio di ferro fra gestori e amministrazioni comunali del territorio
Una veduta aerea della discarica Macogna da mesi al centro di un braccio di ferro fra gestori e amministrazioni comunali del territorio
Una veduta aerea della discarica Macogna da mesi al centro di un braccio di ferro fra gestori e amministrazioni comunali del territorio
Una veduta aerea della discarica Macogna da mesi al centro di un braccio di ferro fra gestori e amministrazioni comunali del territorio

La Provincia chiude, anzi congela la discarica Macogna. Con un provvedimento del settore Ambiente, il Broletto ha diffidato la Drr a proseguire l’attività di smaltimento rifiuti nella cava dismessa incastonata fra Travagliato, Rovato, Cazzago San Martino e Berlingo.

Alla luce dell’inchiesta aperta dalla procura di Brescia sulle presunte violazioni nelle procedure di conferimento delle scorie di acciaieria, la misura era nell’aria da settimane. A sorprendere sono semmai i termini perentori e le disposizioni accessorie che sembrano il prologo a un stop prolungato, se non addirittura definitivo.

NEL RIMARCARE che i gestori «hanno operato in contrasto con le condizioni e le prescrizioni dettate dall’autorizzazione e con la normativa ambientale», la Provincia si riserva di varare ulteriori provvedimenti sulla scorta dell’evoluzione dell’inchiesta coordinata dal pm Silvia Bonardi e affida al Comune di Cazzago l’onere di predisporre un’ordinanza che imponga alla Drr la rimozione e l’avvio al recupero e smaltimento dei rifiuti attualmente custoditi alla Macogna.

L’OFFENSIVA della Provincia è scattata dopo aver esaminato parte degli incartamenti del fascicolo della procura e, in particolare, i referti delle analisi eseguite dall’Arpa e dei controtest richiesti dai gestori della discarica su campioni di scorie di fusione. I risultati di quest’ultimo range hanno confermato lo sforamento delle percentuali di molibdeno, mentre le prime analisi avevano evidenziato che anche bario e Tds, ovvero i solidi disciolti totali che resistono anche alla filtrazione dell’acqua, erano fino a tre volte superiori ai limiti consentiti. Le stesse sostanze erano risultate fuori norma anche nelle analisi commissionate dal Comitato «no-discarica» ad un laboratorio privato. Proprio da quel controllo ha preso il via l’inchiesta.

Nel registro degli indagati sono iscritti l’amministratore delegato della Drr, Claudio Gaffurini, e Sergio Gaffurini della Nuova Beton, incaricata del trasporto dei rifiuti, oltre a Ettore Lonati presidente di Alfa Acciai, da cui provengono le scorie finite sotto la lente della procura.

L’11 settembre scorso erano scattati i sigilli alla discarica, che successivamente è stata parzialmente dissequestrata. Il conferimento di rifiuti era così proseguito. Ma adesso tutto cambia. La società Drr avrà ora 60 giorni di tempo per presentare ricorso al Tar, o quattro mesi per impugnare la diffida della Provincia inoltrando ricorso straordinario al Presidente della Repubblica, ma nel frattempo l’attività resterà ferma, come conferma il sindaco di Cazzago, Antonio Mossini.

«Prendiamo atto - sottolinea il primo cittadino - della ferma presa di posizione della Provincia, e noi faremo quanto ci è stato espressamente richiesto».

Parte dell’area - i bacini della discarica e l’area servizi - erano stati dissequestrati, come detto, il 28 settembre: «il provvedimento era stato necessario proprio per poter controllare il materiale che veniva conferito in discarica - continua Mossini -. È evidente che le analisi hanno dato risultati inconfutabili, e che la Drr non ha rispettato le condizioni continuando a portare alla Macogna rifiuti non consentiti. Noi siamo sempre stati in prima linea per la salvaguardia del territorio e, ancor prima, per la salute dei cittadini. Ben venga questa decisione della Provincia, dunque».

ESULTANO anche i comitati, che da mesi stanno presidiando l’ingresso della discarica. Ed esulta pure Legambiente, che dopo aver diffidato la Provincia in seguito alla parziale «liberazione» dell’area dove venivano ancora stoccati i materiali dell’Alfa Acciai, ora plaude alla diffida inoltrata alla Drr.

«L'AMBIENTE e la salute devono diventare una priorità dell'agenda della Provincia - spiegano Dario Balotta e Gabriele Pellegrini rappresentanti di Legambiente-, ed ora è tempo di pensare a una bonifica e ad un recupero dell'area, iniziando da un massiccio intervento di piantumazione di alberi».

Un progetto, quello del parco intercomunale, da sempre sognato e sostenuto dalle Amministrazioni comunali che si affacciano sulla cava dismessa.