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10.08.2020

«La vita di mia
figlia vale
duecento euro al mese»

Natalia Silva mostra la foto della figlia ammazzata sette anni fa Marilia Rodrigues  era incinta quando venne uccisa dall’amante
Natalia Silva mostra la foto della figlia ammazzata sette anni fa Marilia Rodrigues era incinta quando venne uccisa dall’amante

Quanto vale la vita di una ragazza di 29 anni e della creatura che portava in grembo? Mille euro in contanti e un risarcimento rateizzato mensile tra i 100 e i 200 euro. È questa la proposta di indennizzo sottoposta a Natalia Silva dai legali di Claudio Grigoletto, condannato a 30 anni di reclusione per l’omicidio di Marilia, l’amante al quinto mese di gravidanza. IL DELITTO SI CONSUMÒ il 30 agosto del 2013 negli uffici dell’Alpi Aviation do Brasil di Gambara. Nel 2017 dalla Cassazione è arrivata la sentenza definitiva che ha condannato il responsabile dell’omicidio a versare 300 mila euro ai genitori della vittima. Ma Natalia Silva non ha ancora visto un soldo, perché Grigoletto risulta nullatenente. «A un passo dai 7 anni, la ferita non si è rimarginata, ma ho dovuto imparare a convivere con questo peso», ammette la mamma di Marilia contattata da Bresciaoggi in Brasile. «Ma ora oltre al dolore sto subendo anche l’umiliazione di un risarcimento negato - sottolinea Natalia Silva -: mia figlia aveva fiducia in Claudio Grigoletto era il suo datore di lavoro, il suo fidanzato, il padre della figlia che aspettavamo con gioia nascesse. E lui l’ha uccisa. Io ho trovato nella fede la forza di perdonarlo, ma il suo atteggiamento rinnova quotidianamente la mia angoscia». Marilia, originaria di Uberlandia, nello stato brasiliano di Minas Gerais, da pochi mesi era alle dipendenze dell’ex pilota di aerei all’epoca 32enne, sposato con una bimba di poco più di un anno e con un’altra in arrivo. L’uomo le aveva raccontato di essersi separato sette mesi prima dalla moglie e, in breve tempo, tra i due era nata una relazione sentimentale. Un rapporto che ha condannato la 29enne ad una fine atroce. Dopo averla uccisa, l’amante tento di simularne il suicidio, prima di attuare una serie di depistaggi nelle indagini. Ma alla fine fu inchiodato alle sue responsabilità. E a sette anni di distanza la mamma di Marilia ha subìto la beffa. «Il risarcimento non è mai arrivato. Grigoletto non ha ancora versato un euro - conferma Natalia Silva al telefono, dalla sua casa di Minas Gerais -. Pur di non pagare, ha trovato il modo di vendere tutto». Recentemente, l’avvocato di Natalia, Pierluigi Vesentini, ha ricevuto una lettera dal difensore di Grigoletto, che contiene una proposta «a dir poco vergognosa e indecente - afferma Natalia Silva -. L’assassino di mia figlia propone di versare un acconto di mille euro, e successivamente 100 o 200 euro al mese, a seconda delle sue possibilità e del modesto stipendio per il lavoro svolto nel Carcere di Bollate, ricordando che deve provvedere anche al mantenimento dell’ex moglie e delle due figlie». Non è tanto il valore del mancato indennizzo a turbare la mamma di Marilia, quanto «la mancanza di rispetto. Nessuna cifra al mondo mi darà più indietro mia figlia, il dolore per la sua morte non passerà mai. Ma che almeno ci sia un atto di responsabilità da parte di chi ha provocato la sua morte. E invece niente: è come se la stesse uccidendo una seconda volta». LA DIFESA, A SUO TEMPO, aveva dichiarato che il padre di Grigoletto avrebbe provveduto al pagamento residuo di 46 mila euro per la villetta di Adro, comprata dal figlio insieme all’ex moglie nel marzo del 2013 per la cifra di 91.200 euro, per assicurare alle nipotine la possibilità di rimanere nella casa e provvedere al loro futuro, dal momento che il figlio non era in grado di far fronte all’impegno. La compravendita è andata a buon fine, nonostante un sequestro conservativo emesso dal Tribunale e poi non eseguito per i tempi lunghi del sistema. «Ha fatto tutto in fretta e furia per liberarsi di tutto prima che venisse emessa la sentenza del 2014 - afferma Natalia -. Io mi chiedo cosa sta facendo la giustizia italiana. Io sono in Brasile, per giunta bloccata a causa della pandemia da Covid-19 che anche qui sta mietendo numerosissime vittime. È un momento drammatico. Ho già 59 anni, e non posso lavorare. Cosa devo fare? Sono rimasta da sola ad affrontare tutto questo, e sento che a causa della lontananza qualcuno si sta approfittando di me». Secondo Natalia Silva, «i genitori dell’assassino di mia figlia hanno l’obbligo morale di contribuire al risarcimento. Loro un figlio, in fondo, ce l’hanno ancora. Io no, non potrò mai più abbracciare Marilia, né conoscere la mia nipotina. Mia figlia ha lavorato per lui, non è stata nemmeno pagata e per giunta è stata uccisa in un modo atroce. Voglio ricordarla da viva, dolce e buona, ma lotterò fino all’ultimo respiro affinché la sua memoria venga onorata. Da Grigoletto esigo rispetto, per lei e per noi. È il minimo che possa fare dopo che me l’ha portata via». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Cinzia Reboni
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