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06.06.2020

Le ferie a chilometri zero esaltano gli agriturismo

Le farmhouse sono ambasciatrici dell’agroalimentare bresciano Uno dei centossessanta agriturismo «cerficati» da Coldiretti
Le farmhouse sono ambasciatrici dell’agroalimentare bresciano Uno dei centossessanta agriturismo «cerficati» da Coldiretti

Trasferte a corto raggio, soggiorni brevi e villeggiature «mordi e fuggi». Le norme anticontagio e l’effetto psicologico della paura da pandemia hanno radicalmente rivoluzionato le abitudini delle famiglie che quest’anno opteranno per vacanze a chilometro zero, o quasi. Uno scenario che esalterà la filiera corta per eccellenza del comparto bresciano che collega i prodotti tipici agli agriturismo. In Lombardia se ne contano 1688, trecentoquarantotto concentrati nella nostra provincia (160 associati a Coldiretti), la più ricca per offerta della regione. Secondo il rapporto Ismea 2019, il comparto nazionale degli agriturismo genera un gettito di 1,5 miliardi all’anno garantito da oltre 262.000 letti e 460.000 posti a tavola. Il settore occupa 92 mila addetti tra diretto e indotto. Il segmento bresciano vanta numeri importanti: il giro d’affari galleggia attorno ai 18 milioni (compresa la vendita di prodotti tipici), i posti letto sono 3.590, mentre i coperti della ristorazione si attestano a 5.760. L’occupazione - per il 60% in regime familiare - supera i 1.400 dipendenti, compresi gli stagionali. Cifre specchio della qualità della rete di agriturismo della provincia, da sempre impegnati per offrire il meglio del territorio in massima sicurezza, con percorsi enogastronomici ed esperienze all’aria aperta. «In queste settimane difficili, le aziende agrituristiche di Terranostra Brescia si sono sostenute e confrontate. Il sentirsi parte di un gruppo e il poter tornare a ricevere prenotazioni sono gli ingredienti essenziali di un auspicato ritorno alla normalità, come ha testimoniato il week-end di festa appena trascorso», spiega Tiziana Porteri, cuoca contadina, titolare de Il Roccolo di Bedizzole e presidente di Terranostra Brescia. Il comparto guarda già oltre l’emergenza che ha minato il sistema dell’accoglienza «made in Brescia». LA RIPARTENZA ha comportato investimenti e un grande lavoro di riorganizzazione e di adeguamento dell’ospitalità contadina alle normative, tra consegne a domicilio, asporto e progressiva riapertura, ma con la consapevolezza che le location di campagna assumeranno un ruolo centrale nella ripartenza turistica. Nella Bassa, Gaia dell’Agriturismo le Risorgive a Trenzano è soddisfatta: «Dopo il lockdown è stato come riaprire per la prima volta. La preoccupazione principale era legata alla presenza dei clienti, ma alla fine è andato tutto bene, grazie anche agli ampi spazi che possiamo offrire. Il ponte del 2 giugno è andato bene: complici le belle giornate e la voglia di rivalorizzare la nostra realtà, su prenotazione abbiamo attivato la modalità pic-nic nella parte esterna. Un’iniziativa particolarmente apprezzata dalle famiglie, che hanno potuto visitare anche la fattoria didattica». Situazione analoga sul Garda. «Abbiamo aspettato qualche giorno - racconta Debora dell’agriturismo Il Rudere a Salò - e riaperto ufficialmente sabato 30 maggio, dopo aver messo il locale in completa sicurezza attivando tutte le procedure di sanificazione, distanziato i tavoli e acquistato i distributori gel per le mani e i termoscanner. Tutto questo ci ha consentito di ricevere numerosi turisti, per ora italiani, che si sono sentiti accolti in un ambiente sicuro». Dalle parole di Alessio dell’agriturismo Gaia di Montirone emerge invece un po’ di preoccupazione: «Le presenze in questo week-end sono state buone, ma la situazione è veramente difficile, ci vorranno almeno tre settimane per poter ripartire con una certa continuità. Per ora stiamo affiancando ancora le consegne dei pasti a domicilio, attività molto apprezzata dai nostri clienti e anche da persone nuove, che attraverso questa modalità hanno potuto conoscere la nostra realtà». L’offerta del settore è premiante. «Mai come oggi l’importanza del vivere all’aria aperta è percepita dalle persone come bene fondamentale – aggiunge Tiziana Porteri -. Le aziende Terranostra sono collocate in luoghi incantevoli: vicino ai laghi, tra le verdeggianti colline vitate, nelle rigogliose campagne oppure al fresco in montagna. In agriturismo è possibile vivere esperienze di qualità, in un ambiente adatto a bambini e famiglie, naturalmente distanziato ed accogliente». ANCHE IN FRANCIACORTA si respira ottimismo: «Abbiamo riaperto giovedì 21 maggio - racconta Roberta Agosti dell’agriturismo e fattoria didattica Il Colmetto a Rodengo –: all’inizio è stato spiazzante, abbiamo dotato il personale dipendente dei necessari presìdi e i clienti dello spaccio, dell’agriturismo e della fattoria didattica si sono dimostrati responsabili e collaborativi: insieme è stato un successo». Le «farmhouse» della Valcamonica sono ripartite di slancio, come conferma Alda dell’agriturismo Belotti a Villa Dalegno, frazione di Temù. «Avevamo il timore di non ricevere prenotazioni, ma ci siamo dovuti ricredere - racconta -. Il primo week-end di giugno è andato bene ed è stato confortante vedere nei nostri ospiti il sorriso e la voglia di tornare a passeggiare, stare all’aria aperta, gustare buon cibo e godere dell’atmosfera conviviale che gli agriturismi di montagna sanno offrire. Speriamo in un’estate ricca di opportunità per la nostra struttura e per tutto il territorio camuno». Coldiretti fotografa dunque un settore che riparte, con impegno e passione, per correre al recupero dei 10 milioni di presenze turistiche perse in Lombardia negli ultimi 3 mesi a causa del Covid. A pagare dazio per l’azzeramento della spesa turistica è stata la filiera alimentare. Le tradizioni enogastronomiche sono del resto il valore aggiunto delle vacanze nel Bresciano. •

Cinzia Reboni
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