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14.02.2019

«I mandanti sono liberi?» Nell’esposto i dubbi di Maurizio Piovanelli

Desirée Piovanelli: a 16 anni di distanza nuove ombre sul delitto
Desirée Piovanelli: a 16 anni di distanza nuove ombre sul delitto

«Ho perso una figlia in circostanze terribili, logico che non possa accontentarmi di una verità, pretendo la verità anche se arriverà a 16 anni di distanza. Se c’è una nuova pista è doveroso seguirla». Da quanto l’omicidio di sua figlia è tornato sotto i riflettori, il papà di Desirée Piovanelli non ha mostrato sorpresa per le rilevazioni di Giovanni Erra che sta scontando trenta anni di carcere. MAURIZIO PIOVANELLI ha del resto per primo avanzato qualche dubbio sul movente dell’omicidio, al punto da presentare attraverso i suoi legali un esposto alla procura dove si chiede la riapertura delle indagini. Il papà della vittima è convinto che gli esecutori materiali del delitto siano i tre minori ed Erra, ma si è domandato se a manipolare ed armare il «branco» siano state altre persone. Il sospetto avanzato da Maurizio Piovanelli è quello di un giro di pedofilia minorile, un’ipotesi mai presa in considerazione dall’inchiesta che anche attraverso i processi ha certificato che Desirée sia stata uccisa perché si è ribellata a un tentativo di violenza. Anche i depistaggi nelle ore successive all’omicidio - gli sms inviati al fratello della vittima per fingere che la ragazzina di Leno fosse ancora viva e si fosse allontanata volontariamente sarebbero stati troppo «sofisticati» per essere messi in atto da tre minorenni e da un adulto definito «infantiloide» nelle motivazioni della sentenza di condanna. Secondo quanto paventato da Maurizio Piovanelli, «c’era un mandante che è sempre stato coperto, che faceva parte di un gruppo di adulti». Persone potenzialmente coinvolte in giri di droga e festini a luci rosse con ragazzine minorenni. Una teoria in linea con questa ricostruzione, appare oggi la versione fornita da Giovanni Erra. «CI AFFIDIAMO alla magistratura nella speranza si ponga finalmente fine a questa vicenda tremenda che ha lasciato in tutti ferite insanabili - osserva il sindaco di Leno Cristina Tedaldi facendosi interprete dello stato d’animo dell’intera comunità -. L’ipotesi ventilata di un giro di pedofilia dietro l’omicidio è inquietante, ma finché non ci saranno prove a supporto, valgono le conclusioni fissate in tre gradi di processo». © RIPRODUZIONE RISERVATA

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