Morti bianche, il coronavirus ha ucciso di più degli infortuni

La pandemia ha monopolizzato le denunce per infortuni all’InailInfermieri, medici, ma anche camerieri e bidelli: il segmento  nuovo dell’emergenza infortuni sul lavoro
La pandemia ha monopolizzato le denunce per infortuni all’InailInfermieri, medici, ma anche camerieri e bidelli: il segmento nuovo dell’emergenza infortuni sul lavoro

Nel 2020 i bresciani colpiti da un infortunio sul lavoro causato dalla positività al Covid-19 sono stati 3.670, il 9,9% di tutta la Lombardia. Ventisei i decessi. Più della metà delle 40 tragedie consumate sui luoghi di lavoro per incidenti o malattie professionali. IL DEVASTANTE EFFETTO pandemia sulle morti bianche e sugli infortuni si specchia nel report annuale dell’Inail sulle infezioni di origine professionale, che rileva anche un calo progressivo negli ultimi mesi del 2020 dell’incidenza regionale sul dato nazionale. Nonostante l’inversione di tendenza, la Lombardia resta la regione col maggior numero di casi in Italia dall’inizio dell’epidemia. Le denunce per infezioni da coronavirus di origine professionale inoltrate all’Inail entro il 31 dicembre sono state 131.090, 37.208 (il 28,4%) in Lombardia. Quattrocentroventitre i casi con esito mortale, di cui 159 (37,6%) nella nostra regione. I 3.670 INFORTUNI registrati nella nostra provincia riguardano un’alta percentuale di donne - 2.736 contro 934 uomini -. Relativamente alle fasce di età, hanno colpito 582 persone fino a 34 anni, 1.399 tra 35 ed i 49 anni, 1.636 tra i 50 ed i 64 anni e 53 over 64. Anche a livello nazionale la provincia di Brescia si trova nelle prime posizioni della tragica classifica: quinta per numero di contagi da inizio pandemia (con il 2,8%), dopo Milano (11,1%), Torino (7,5%), Roma (4,5%) e Napoli (3,8%). Tra le province che contano più decessi è quarta, con il 6,1%, dopo Bergamo (10,4%), Milano (9,2%) e Napoli (6,6%). «È PURTROPPO un bollettino ancora più drammatico di quello delle vittime sul lavoro del 2020 - sottolinea Mauro Rossato, presidente dell’Osservatorio Sicurezza sul lavoro Vega Engineering di Mestre - . Un dato complessivo sconfortante in cui ad emergere sono i “nuovi volti“ delle vittime, perché rispetto agli anni precedenti, gli infortuni mortali sul lavoro non coinvolgono più solo operai, macchinisti e camionisti. Ora ci sono gli impiegati, gli addetti alla segreteria, gli infermieri e i fisioterapisti, i medici, gli operatori socio sanitari, i portantini, i bidelli, ma anche gli addetti alla pulizia di uffici, operatori di alberghi, di navi e di ristoranti». «Sembra un incubo - aggiunge Rossato -. Il 97,7% delle denunce di infortuni non mortali dovuti a contagio da Covid rientra nell’Industria e nei Servizi. E, come già visto per gli infortuni mortali, è il settore Sanità e Assistenza Sociale a far rilevare il maggior numero di denunce con il 68,8% del totale. Seguono l’Amministrazione pubblica (9,1% delle denunce), il 4,4% del settore dei servizi di vigilanza, attività di pulizia fornitura di personale e call center, ed il 3,1% nelle attività manifatturiere». Quasi quattro denunce di infortunio su dieci riguardano i tecnici della salute (infermieri, fisioterapisti), seguiti dagli operatori sociosanitari (19,2%), dai medici (9,2%) e dagli operatori socioassistenziali nelle strutture ospedaliere (7,4%). «I NUMERI devono far riflettere tutti i responsabili della sicurezza nei luoghi di lavoro - conclude il presidente dell’Osservatorio -. Gli strumenti normativi e sanitari per la prevenzione nel nostro Paese ci sono e sono efficaci. Bisogna applicarli, adottando nelle aziende tutte le cautele necessarie a ridurre l’impatto e la diffusione di un virus che sta uccidendo decine di migliaia di italiani, fuori e dentro gli ambienti di lavoro». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Cinzia Reboni