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09.04.2020 Tags: Manerbio

Nel castello la «Spoon River» dell’epidemia

Il castello di Padernello si candida a diventare archivio della memoria
Il castello di Padernello si candida a diventare archivio della memoria

Riccardo Caffi Istituire un archivio della memoria. È la proposta di Domenico Pedroni, presidente della Fondazione Castello di Padernello, per documentare e custodire l’esistenza, gli affetti, il lavoro, le esperienze delle vittime del coronavirus. NEI PAESI vicini alla frazione di Borgo San Giacomo si contano oltre 200 morti: casalinghe, operai, artigiani, professionisti e in particolare, a Orzinuovi, Massimo Bosio, medico di base, Mario Calonghi, odontoiatra, Giuseppe Violetti, ginecologo. «In questi giorni abbiamo assistito impauriti, increduli alla perdita di tante persone che conoscevamo, che amavamo – riflette Pedroni -. Certo erano anziani che avevano trascorso un lungo tratto di strada nel viaggio della vita, ma proprio per questo erano portatrici e portatori di sapere, di esperienza, di valori, di memoria. In questo periodo complicato, complesso, a tratti incomprensibile, dove sembra che siano smarrite le nostre certezze, le nostre sicurezze, una cosa mi appare chiara – continua il presidente -: non possiamo assistere impassibili alla perdita di tanti saperi». Pedroni propone quindi che la fondazione si assuma l'incarico di salvaguardare il patrimonio culturale ed affettivo che ogni defunto ha lasciato alla comunità. Un compito del resto in linea con i progetti della Fondazione castello di Padernello, impegnata non solo a far rivivere l'antico maniero ma anche a riutilizzare le vecchie cascine, recuperandone i muri insieme all'economia locale, alle tradizioni, alla cultura, ai legami sociali. «Il primo passo sarebbe allestire un archivio familiare che diventasse progressivamente Archivio della Comunità da custodire nelle sale del Castello di Padernello – spiega Pedroni -. Il lavoro da fare non è difficile, servono solo tanta passione ed un pizzico di impegno. Fondamentale sarà il coinvolgimento delle istituzioni». Il presidente suggerisce di cominciare ad intervistare genitori, zii, nonni, registrando il video dei loro racconti, scrivendo le loro memorie, scattando delle fotografie. «Lo scopo è ripercorrere insieme gli avvenimenti della vita che nel loro consolidarsi diventano piccole storie», che poi diventano i tasselli della grande storia. «Per le persone che insieme abbiamo già perso. possiamo scrivere noi la loro memoria, registrare noi i racconti che ci sono stati fatti -aggiunge i presidente -. Un archivio della memoria per non perderci in questo mondo dove le relazioni si stanno inaridendo, l’archivio come bussola per ritrovare e costruire luoghi di socialità, luoghi di comunità. Un archivio generativo, che parte del basso, da tante persone ed insieme ricuce affetti, pensieri, storie e passioni. Un passo per ricominciare». •

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