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14.04.2019

Pesta la moglie, gli trovano una pistola

I figli della vittima dell’aggressione  hanno raccontato che il clima in casa era diventato insostenibile
I figli della vittima dell’aggressione hanno raccontato che il clima in casa era diventato insostenibile

Lo scorso 10 marzo, furioso per essere rimasto chiuso fuori di casa, nel cuore della notte ha fatto irruzione nell’abitazione di famiglia a Trenzano e dopo avere rotto un vetro si è diretto verso la camera da letto dove dormiva la moglie. «Io ti ammazzo - le ha urlato in faccia stringendo tra le mani un cacciavite - Ricordatelo: questa è casa mia». Dopo avere colpito il coniuge al volto - le ha provocato la frattura composta della parte sinistra della mandibola, in ospedale i medici che l’avevano visitata 24 ore dopo il colpo ricevuto l’avevano giudicata guaribile in 30 giorni - ha ripreso a minacciare la donna e la loro figlia di soli 15 anni. «Vi brucio nel letto tutte e due. Sono io il padrone in casa mia. Non permettetevi mai più di chiudermi fuori». TERRORIZZATE madre e figlia avevano lasciato la casa e si erano rifugiate dai parenti. La donna nonostante la paura era riuscita a trovare il coraggio di denunciare tutto ai carabinieri e nelle scorse ore l’uomo, a distanza di un mese dell’aggressione, è stato raggiunto dalla misura dell'allontanamento dalla casa. Il marito violento, un 62enne di Trenzano, domani mattina sarà davanti al giudice per le indagini preliminari per l’udienza di convalida. Non era la prima volta che il 62enne, dopo avere alzato troppo il gomito, minacciava e maltrattava la famiglia. A raccontare di un clima insopportabile fatto di ingiurie e minacce quotidiane da parte dell’uomo erano stati anche gli altri figli sentiti dagli inquirenti il giorno dopo l’ultima aggressione. Tutti avevano confermato che in casa i rapporti da tempo si erano deteriorati e il capo famiglia in più occasioni aveva sfogato la sua rabbia contro chi viveva con lui. La misura disposta dal tribunale di Brescia è la seconda che l’uomo riceve nel giro di pochi giorni. SOLTANTO ventiquattro ore prima di essere allontanato dalla casa di Trenzano il 62enne era infatti stato arrestato (il gip aveva disposto per lui i domiciliari) perché nel corso di una perquisizione fatta dai carabinieri di Trenzano, che stavano indagando sulle percosse inflitte alla moglie un mese prima, avevano trovato nel cassetto del comodino della sua camera da letto una pistola artigianale calibro 22, ritenuta dagli inquirenti «con capacità offensiva e che, priva di marchi e segni distintivi, può essere individuata come arma clandestina». Insieme all’arma c’erano tre munizioni: un proiettile (per il perito balistico interrogato dai carabinieri è una munizione utilizzata di solito per armare i kalashnikov) e tre cartucce da caccia calibro 20. Per l’uomo, che ai militari aveva negato di detenere armi da fuoco in casa, era così scattato l’arresto che il giudice aveva convalidato qualche giorno dopo. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Paolo Cittadini
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