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30.10.2020

«Piano idrico, ora ci stanno imbavagliando»

A tre giorni dalla seduta della Conferenza dei Comuni in Ato, cresce la tensione sul progetto degli impianti di Gavardo e Montichiari destinati a smaltire i reflui prodotti dal lago di Garda. Ieri è scattato un nuovo appello per riportare in discussione la mozione sottoscritta da 59 sindaci per discutere il piano di interventi provinciali sul ciclo idrico, respinta dal presidente dell’organismo, Giovanni Coccoli. «Convocare la Conferenza dei Comuni cancellando dall’ordine del giorno la mozione, dichiarando senza alcuna spiegazione che “la normativa in materia e il Regolamento di funzionamento non assegnano all’organismo la competenza ad esprimere un proprio parere obbligatorio e vincolante in merito ad un progetto, come pure ad una variante progettuale, relativo ad opere del sistema idrico integrato, e segnatamente agli impianti di depurazione”, è quanto di più errato si potesse fare», scrivono i sindaci di Montichiari, Gavardo, Muscoline e Prevalle in una lettera inviata ieri al presidente Coccoli e a tutti i primi cittadini della provincia. Nel documento viene preso in esame non soltanto il regolamento Ato, ma anche lo statuto, precisando che «l’acquisizione e il parere della Conferenza dei Comuni è necessaria per l’approvazione e l’aggiornamento del Piano d’ambito, inclusa la scelta del modello gestionale e le modalità di affidamento della gestione del servizio idrico integrato». ANCHE LA LEGGE regionale 12 del 2003, richiamata dal presidente Coccoli per motivare la decisione di non inserire la mozione all’ordine del giorno dell’assemblea del 2 novembre, parla invece di «parere obbligatorio e vincolante della Conferenza, cui partecipano tutti i Comuni dell’Ato». Secondo i quattro sindaci capofila dell’iniziativa, «non c’è alcun dubbio che il Piano d’ambito, la sua approvazione, il suo aggiornamento e quindi anche la sua modifica siano di competenza della Conferenza dei Comuni e di nessun altro, tanto meno del Consiglio di amministrazione dell’Ambito. Del resto - precisano Davide Comaglio, Marco Togni, Giovanni Benedetti e Damiano Giustacchini -, attenendosi al regolamento, non può considerarsi regolare la modifica fatta passare come presa d’atto il 23 ottobre 2018 che, invece, deve essere posta in votazione». A conferma di quanto sostenuto, nella lettera viene ribadito che «prima dell'approvazione del Piano d'ambito o dei relativi aggiornamenti, l'ente di governo dell'Ato trasmette alla Regione il testo della programmazione, comprensivo del parere della Conferenza dei Comuni, per l'invio, entro i successivi sessanta giorni, di eventuali osservazioni della Regione nei limiti delle proprie competenze in materia di governo del territorio e di tutela della salute, nonché al fine di garantire il rispetto degli obblighi comunitari sull'utilizzo delle risorse idriche e la conformità agli atti di programmazione e pianificazione regionale». Il fatto che nella lettera di convocazione Coccoli asserisca che non è di competenza della Conferenza esprimere un proprio parere su una variante progettuale relativa alle opere del sistema idrico integrato, «significa storpiare completamente la mozione da noi presentata - precisano i sindaci -, dove parliamo dell’intero Piano d’Ambito e non di una variante di progettazione di un depuratore, come lei ha invece minimizzato». IN SOSTANZA, i quattro firmatari invitano «caldamente» il presidente Coccoli - che è anche il sindaco di Gussago - a «riconvocare urgentemente la Conferenza dei Comuni, in modo che possa espletare compiutamente gli obblighi di legge che le sono attributi, inserendo quindi all’ordine del giorno la mozione sottoscritta dai 59 Comuni». In mancanza di una risposta positiva, i sindaci si dicono «costretti, nostro malgrado, a ricorrere alle vie legali». Si rischia insomma un braccio di ferro a colpi di carte bollate che potrebbe rendere insanabile la frattura tra gli enti locali della provincia. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Cinzia Reboni
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