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06.07.2020

Prelievi e depuratori, Chiese sotto assedio

L’aspetto piuttosto desolato del Chiese a MontichiariIl fiume ancora pieno di vita all’uscita dal lago d’Idro
L’aspetto piuttosto desolato del Chiese a MontichiariIl fiume ancora pieno di vita all’uscita dal lago d’Idro

Lo scorso anno, a fronte di una richiesta di indennizzo milionario opposta dal Trentino alla richiesta di più acqua per l’irrigazione, i bresciani hanno fatto marcia indietro: «Evidentemente l’esborso richiesto li ha resi capaci di gestire meglio la risorsa, e altrettanto evidentemente, ciò dimostra che stanno sprecando acqua da sempre». Questa annotazione fatta da Dino Zocchi riassume meglio di tante altre considerazioni la pessima gestione che viene fatta della portata dell’asta fluviale del Chiese nella parte bassa del tracciato, e rafforza il lavoro della neonata (quasi) «Federazione del Tavolo delle associazioni che amano il fiume Chiese e il lago d’Idro», di cui Zocchi, dell’Associazione pescatori Alto Chiese di Pieve di Bono, è il cassiere. Ieri il nuovo organismo, presieduto dal bresciano Gianluca Bordiga (Amici della Terra Valsabbia e lago d’Idro) e formato attualmente da 17 diversissime realtà di ogni consistenza (dalle associazioni ambientaliste ai pescatori, passando per i comitati ricreativi attivi in tre province, ma sono in arrivo altri cinque membri, tra pro loco e sezioni del Cai) si è presentato ricordando che il traguardo federativo è il frutto della campagna lanciata nel 2017, cadenzata da contatti e assemblee pubbliche in realtà grandi e piccole distribuite su tutti i 160 chilometri del fiume, in Trentino come in Lombardia, per arrivare a un «contratto di fiume» che tuteli il deflusso ecologico rispondendo in modo molto più efficace alle necessità dei tanti utilizzatori dell’oro blu. BASTA SPRECHI, insomma, e basta manomissioni. Come quella, che sarebbe gigantesca, causata dall’eventuale attuazione del progetto che prevede di depurare a Gavardo (ma anche successivamente a Montichiari), e scaricare poi proprio nel Chiese le fogne del Garda bresciano. Ribadendo la contrarietà al piano, e la necessità che il Benaco tratti sul posto i propri reflui, la Federazione ha riportato coerentemente il discorso su una scala più ampia, ricordando che finora, nel confronto tra i sindaci interessati (Gavardo, Montichiari e Muscoline) e il Governo sono state sostanzialmente ignorate le ricadute che l’operazione avrebbe a monte. Ricadute riassunte efficacemente da Bordiga: «Se nel tratto in pianura del Chiese si verificasse una possibilissima penuria d’acqua legata all’eccessivo prelievo, la concentrazione di inquinanti e i problemi sanitari connessi scatenerebbero una corsa senza ostacoli allo svuotamento del lago d’Idro, con conseguenze anche a monte dell’Eridio, nei bacini di raccolta del Trentino». Un correttivo in questa direzione pare ci sia già, con l’intenzione del sindaco gavardese di portare il confronto fino a Idro, e comunque il tema del «trasloco» della depurazione gardesana non vedrà la Federazione spettatrice: «Se il tavolo tecnico coi Comuni fallirà - ha anticipato Bordiga - siamo pronti a un’azione legale di grande spessore e su tutti i livelli per contrastare il progetto». INTANTO il nuovo organismo (in crescita) ha incassato l’inserimento nella Consulta provinciale dell’Ambiente di Brescia, prepara un concorso fotografico itinerante dedicato al corso d’acqua e incassa il sostegno di Mirko Savi, l’attivista di Asola che il 10 agosto darà vita a una nuova marcia lungo il Chiese, stavolta da Acquanegra alla trentina Val di Fumo, per ricordare che il grande fiume sta correndo un pericolo mortale a causa di prelievi dissennati e inquinamento. Per affiancare Savi solo durante il giorno (il distanziamento vige ancora) basta scrivere a acqua.del.chiese.che.unisce@gmail.com. Il tutto in attesa del foglio informativo on line sulle attività federative che vedrà la luce tra poco, mentre il logo dell’aggregazione c’è già. •

Paolo Baldi
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