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23.01.2020

Scomunica del
vescovo:
«Parole di eresia»

Il complesso immobiliare della FondazioneLa casa santuario finita nel mirino del vescovo di Brescia immersa nella campagna di Ghedi
Il complesso immobiliare della FondazioneLa casa santuario finita nel mirino del vescovo di Brescia immersa nella campagna di Ghedi

Quella di Tomislav Vlasic, infarcita com’è di dubbi, osanna, tradimenti, interessi, amori, fughe, ritorni e danaro, non è una storia esemplare. Era un fervente giovanotto della Bosnia Erzegovina che aveva abbracciato il saio francescano diventando prete e frate a tutti gli effetti, famoso a Medjugorje per essere stato il padre spirituale dei sei veggenti; è adesso un signore di settantotto anni che non ha più titolo per considerarsi sacerdote e neppure quello di vestire il saio francescano. IN GERGO popolare, Tomislav Vlasic è uno spretato, ma anche sfratato, che dopo aver attraversato mezza Europa sfidando le regole canoniche, seminando dubbie verità e sostenendo teorie fondate su una «nuova risurrezione» con contorno di ufo ed extraterrestri, si è accomodato nella campagna di Ghedi, in una «sedicente casa santuario denominata Immacolata Regina degli Angeli o anche Fortezza dell’Immacolata», dove imperterrito sostiene «una chiesa parallela» e parla di «una nuova creazione» della quale un «nucleo centrale» formato da 49 prescelti rappresenta la «luce dell’esodo». Non essendo ammissibile che questa attività «pseudo religiosa» potesse impunemente continuare, sulla cascina-santuario-fortezza di Ghedi, i cui titolari - Tomislav Vlasic e Stefania Caterina - erano di per sé già «in odore di scomunica», si è abbattuto il giudizio negativo, severo, totale e senza appello della Chiesa bresciana. Così ieri, nel corso di una conferenza stampa, il cancelliere vescovile don Marco Alba, affiancato dal responsabile della comunicazione diocesana don Adriano Bianchi, dopo aver riassunto i fatti e i misfatti che hanno caratterizzato l’azione dell’ex religioso francescano Tomislav Vlasic, ha letto e reso pubblico il documento con cui il vescovo Pierantonio Tremolada, alla luce di quanto emerso e secondo le indicazioni ricevute dalla Congregazione per la dottrina delle Fede, dichiara che il signor Vlasic, «con i suoi comportamenti e i suoi insegnamenti, lede e compromette gravemente la comunione ecclesiale e l’obbedienza alle prescrizioni dell’autorità ecclesiastica». Ragion per cui, «il vescovo di Brescia chiede a tutti i fedeli di astenersi da qualsiasi forma di partecipazione, diffusione e sostegno nei confronti delle attività di carattere religioso e formativo che si svolgono in quel contesto» e questo perché «diffondono insegnamenti in netto contrasto con la dottrina cristiana» simulando talvolta «la celebrazione di sacramenti e atti di culto in nessun modo riconducibili a valide celebrazioni della Chiesa cattolica». Inoltre, «il vescovo di Brescia avverte tutti i fedeli che deliberatamente non si attengono a tali indicazioni, che la partecipazione alle suddette attività compromette gravemente il dovere della comunione ecclesiale con tutte le conseguenze previste, non esclusa l’interdizione dai sacramenti» e avvisa che «i sacramenti celebrati nella casa-santuario di Ghedi non sono validi». Per la cronaca, Tomislav Vlasic era sotto osservazione della Congregazione per la dottrina della Fede da diversi anni, cioè da quando i suoi rapporti con i veggenti di Medjugorje e la realtà che li circondava diventarono oggetto di preoccupazione per tutta la Chiesa. A metà degli anni Ottanta, però, il frate fu costretto a lasciare Medjugorje «in seguito alla rivelazione che aveva avuto un figlio da una suora». Allora, trasferitosi in Italia, fondò nella diocesi di Chieti-Vasto, con il consenso del vescovo Bruno Forte, un’associazione privata di fedeli. NEL 2006, l’associazione dal vescovo di Brescia Giulio Sanguineti il consenso per aprire una succursale a Ghedi, nella cascina che un cittadino del luogo aveva donato alla Fondazione, con sede a Finale Ligure, che nel frattempo era diventata la custode e gestore delle attività e dei beni dell’associazione. Nel 2008 iniziò l’inchiesta vaticana a carico del discusso religioso che per aver disubbidito alle misure disciplinari imposte fu «interdetto», il che gli proibiva di ricevere i sacramenti e partecipare al culto pubblico. Papa Benedetto XVI, che aveva già ipotizzato la sua scomunica «per diffusione di dubbia dottrina, manipolazione delle coscienze, sospetto misticismo, disobbedienza verso gli ordini legittimamente costituiti e rapporti sessuali immorali con una suora», non diede corso al provvedimento avendo ricevuto dal frate le sue immediate dimissioni. Il resto della storia è ancora da scrivere. Per adesso, atti e provvedimenti che stigmatizzano le azioni compiute e gli eccessi consumati dl signor Vlasic e suoi adepti sono soltanto di natura ecclesiale. In futuro, però, certe «promesse di facili guarigioni» e di «misteriosi miracoli» (di cui vi sono tracce evidenti sulla rete) potrebbero entrare a far parte della serie «è bene sapere per potersi difendere». •

Luciano Costa
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