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23.06.2019

«Sepolti da 80 milioni di metri cubi di scorie»

Fuoco incrociato bipartisan sulle politiche ambientali della Regione in materia di discariche. Il fattore di pressione troppo blando e la mancata approvazione della moratoria sono finiti nel mirino del M5S e di Rifondazione Comunista, con sfumature diverse, ma con un dato incontrovertibile: Brescia è una discarica infinita. Sono 109 quelle censite in tutta la provincia, 80 i milioni di metri cubi di scorie sepolte. Un territorio che «ospita» il 76% dei rifiuti speciali di tutta la Lombardia e il 21% di quelli nazionali. Numeri certificati da Ispra, sulla base dei quali il Consiglio provinciale nei mesi scorsi ha approvato all’unanimità una moratoria per dire stop al conferimento dei rifiuti speciali, all’apertura di nuove discariche per i prossimi 5 anni e all’ampliamento di quelle esistenti. Moratoria che si è arenata in Regione e al Governo, ma che oggi viene insistentemente invocata per cercare di «salvare un territorio non sufficientemente tutelato». «IN CAMPAGNA elettorale tutti fanno proclami e diventano ambientalisti, ma alla fine il diritto d’impresa prevale sulla tutela del territorio e sulla salute dei cittadini», sostiene Fiorenzo Bertocchi, segretario provinciale di Rifondazione Comunista, che ieri ha fatto il punto su «una situazione sempre più critica» insieme a Cristina Torli e a Marco Apostoli, consigliere provinciale della lista Brescia Bene Comune, anticipando «assemblee dedicate in tutta la provincia e un’adeguata mobilitazione per sensibilizzare i cittadini e le forze politiche». Dito puntato soprattutto sul Pirellone, «principale responsabile di questa situazione - aggiunge Bertocchi -. La Provincia applica la legge regionale, non può fare altro». Il riferimento è alle recenti tre autorizzazioni di discariche - Ghedi, Travagliato e Castella 2 - che hanno avuto il via libera dai tecnici. «Si va in un’unica direzione, che non è quella di restituire il territorio ai cittadini. Dicono che non siamo la terra dei fuochi perché gli impianti sono tutti autorizzati, ma non è vero». «LO SFRUTTAMENTO del suolo e i danni alla salute dei cittadini non sono purtroppo una novità - incalza Cristina Torli -: l’Ats lo sa benissimo, visto che ha accertato che ogni giorno tre bresciani muoiono per colpa dell’inquinamento. A livello europeo esistono linee guida e indicazioni importanti, ma i tempi per arrivare all’utilizzo zero delle risorse del suolo sono troppo lontani per la realtà bresciana: bisogna attivare strategie più urgenti per invertire il trend. È necessario entrare nel merito della questione cave, che sostanzialmente diventano nel tempo voragini destinate a discariche più o meno abusive di rifiuti industriali fortemente inquinati. È pazzesco pensare di legalizzare questa forma di abuso. Provincia e Regione dovrebbero essere i primi tutori del bene comune, e invece sono i cittadini e le associazioni ambientaliste che cercano di farsene carico». Marco Apostoli va oltre. «La situazione è grave - sottolinea il consigliere provinciale -. Brescia è diventata l’hub italiano dello smaltimento dei rifiuti da seppellire in discarica dopo i processi di lavorazione, il termoutilizzatore necessita di un sito solo per le ceneri che produce, la nostra provincia è la più inquinata d’Italia per pm10 ed ha il maggior numero di discariche e quantitativi di rifiuti tombati di tutta la Lombardia. La legislazione è lassista, e la normativa fa comodo a tutte le altre provincie lombarde: nessuno la vuole cambiare, tanto è un problema solo di Brescia». Quanto alla moratoria, «resta lo strumento fondamentale e necessario per contrastare l’avanzata dei rifiuti. Se è già stata applicata in Campania, nella terra dei fuochi, perché a Brescia non si può fare?». •

Cinzia Reboni
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