L'EMERGENZA

Strage di api senza fine negli alveari della Bassa

A Borgo San Giacomo morti centomila esemplari
Ancora api morte avvelenate nella Bassa: il fenomeno sta assumendo la fisionomia di una vera emergenza
Ancora api morte avvelenate nella Bassa: il fenomeno sta assumendo la fisionomia di una vera emergenza
Ancora api morte avvelenate nella Bassa: il fenomeno sta assumendo la fisionomia di una vera emergenza
Ancora api morte avvelenate nella Bassa: il fenomeno sta assumendo la fisionomia di una vera emergenza

Sugli alveari della Bassa torna ad allungarsi l’ombra della morìa di impollinatrici. A due giorni dalla giornata mondiale delle api, a Borgo San Giacomo sono morti 100 mila esemplari. Si tratta della punta di un iceberg di una vera e propria emergenza. Nel triangolo di territorio compreso tra Brescia, Cremona e Mantova si sta registrando uno spopolamento delle arnie. Le segnalazioni trasmesse ad Api Lombardia riguardano 600 alveari: oltre 10 milioni di insetti non hanno fatto più ritorno ai loro «rifugi». Questa apocalittica moria è accompagnata da un altro segnale preoccupante.

«Oltre alla perdita di bottinatrici, si è osservata la nascita di nuove api sottodimensionate e con una aspettativa di vita e di attività ridotte, che non solo ha precluso la possibilità di produrre miele nella fase più importante dell’annata apistica, ma che rappresenta un acuto segnale di allarme per tutta la biodiversità della zona», spiega Federica Ferrario, responsabile Agricoltura di Greenpeace Italia. Lo spopolamento di un apiario a Borgo San Giacomo si è verificato a circa un anno di distanza dalla grave moria di api avvenuta tra Borgo San Giacomo, Villachiara, San Gervasio, Desenzano, e oltre il confine cremonese ad Azzanello e Genivolta. Erano state 9 milioni le api uccise. Erano stati coinvolti 200 alveari che hanno portato alla cancellazione di interi alveari con tassi di mortalità dal 40 al 100% delle api. Nei casi più gravi i resti delle api decedute, ammassati davanti alle porticine di volo dell’arnia, bloccavano l’uscita degli altri insetti portando a morte per asfissia il resto dell’alveare. Successivamente sono partite le indagini da parte della Procura di Cremona e di recente il sostituto procuratore incaricato ha richiesto la proroga del termine per il compimento delle indagini preliminari.

A quanto pare i principali imputati sembrerebbero essere due principi attivi che vengono usati per diverse formulazioni commerciali di insetticidi, comunemente impiegati sul mais e su altre colture. A un quadro a tinte fosche si aggiunge la piaga dei furti su commissione: tra la Bassa bresciana e l’hinterland negli ultimi tre mesi sono state rubate 300 mila impollinatrici. •.

Valerio Morabito

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