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12.08.2020

Un veleno
misterioso uccide
5 milioni di api

In 48 ore si sono contati 5 milioni di insetti uccisi nella BassaEdoardo Mombelli mostra l’effetto delle morìa di api sugli alveari di Quinzano d’Oglio
In 48 ore si sono contati 5 milioni di insetti uccisi nella BassaEdoardo Mombelli mostra l’effetto delle morìa di api sugli alveari di Quinzano d’Oglio

Oltre 130 famiglie messe in ginocchio e più di 5 milioni di api morte in soli due giorni. La catastrofe simile a una piaga d’Egitto ha flagellato una fascia di territorio di circa 6 chilometri tra le località bresciane di Villagana e Bompensiero, frazioni di Villachiara, Acqualunga, frazione di Borgo San Giacomo, e i comuni cremonesi di Azzanello e Genivolta. «NELLA MIA ESPERIENZA di apicoltore non ho mai assistito a un fenomeno così violento e massiccio, davvero inspiegabile anche per i colleghi apicoltori della zona – racconta Edoardo Mombelli, apicoltore di Quinzano che insieme alla moglie Ilenia gestisce 250 alveari –. Il bilancio è pesante e ancora non definitivo, ma ci impegneremo per ripristinare il patrimonio apistico locale. Fortunatamente si tratta di un’area circoscritta, le arnie situate nei comuni limitrofi non hanno registrato problemi». Coldiretti però invita a non abbassare la guardia. I carabinieri Forestale e l’Ats hanno prelevato campioni di api e di miele per fare luce su quello che appare un mistero. Gli esperti concordano: è una morìa senza precedenti con ogni probabilità provocata da una contaminazione da antiparassitari. «Siamo di fronte a qualcosa di preoccupante stato un evento - ammette Matteo Federici di Api Lombardia -. Normalmente, attraverso i nostri associati, verifichiamo lo spopolamento degli alveari. In questo caso, invece, si è verificato un avvelenamento di vecchio tipo. Le api sono morte dentro le arnie. Dunque il fenomeno è ben visibile e quantificabile». Al netto dei danni provocati agli apicoltori, dietro la morìa si potrebbe nascondere anche un grave problema igienico sanitario. Se il disastro fosse stato provocato da un trattamento fitochimico, la sostanza potrebbe aver gravemente contaminato corsi d’acqua e falde. L'avvelenamento dell'ultimo fine settimana è un colpo al cuore per la provincia di Brescia, che in Lombardia guida il settore con 119 imprese. Su scala regionale sono in tutto 763 le aziende attive nella produzione di miele (+6% in un anno, +23% in cinque anni) su un totale italiano di 5.926. Il presidente del circolo Legambiente Valle d'Oglio Franco Ferrandi punta il dito contro il ridimensionamento delle Guardie ecologiche volontarie in provincia di Brescia. «AD OGGI IL SERVIZIO di vigilanza offerto gratuitamente da volontari con comprovata capacità e competenza maturata in tanti anni di onorato servizio - ha affermato Ferrandi - è inspiegabilmente sospeso, visto che tutte le restanti Gev della Lombardia hanno ripreso le ispezioni. Evidentemente c’è una volontà politico-amministrativa di non disturbare gli inquinatori. C’è da chiedersi come mai le istituzioni abbiamo bloccato un servizio di controllo del territorio da parte dei volontari, gli ultimi in grado di dare una discreta copertura su buona parte della provincia». Ferrandi è amareggiato: «Mentre il circolo di Legambiente sta mettendo a punto progetti come le strade delle api da proporre alle amministrazioni comunali per favorire la crescita del numero degli insetti impollinatori, recuperando gli spazi verdi incolti con la piantumazione di piante di scarsissima manutenzione, questi fatti sono deprimenti». •

Valerio Morabito
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