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14.08.2019

Una cordata
generosa e il
«duomo» è salvo

Il «duomo» di Ludriano avvolto dalle impalcature
Il «duomo» di Ludriano avvolto dalle impalcature

Vista la location parlare di un mezzo miracolo non è fuori luogo. Riguarda Ludriano, e la devozione e l’attaccamento alla chiesa parrocchiale, che ha le dimensioni di un duomo, che hanno innescato una gara di solidarietà in occasione della ristrutturazione e della messa in sicurezza del tetto. Tutto è iniziato mesi fa, quando don Francesco Filippini, parroco della frazione di Roccafranca da un paio d’anni dopo la partenza di don Giancarlo Zavaglio, ha lanciato un appello: «Il tetto ha problemi di infiltrazioni e i rischi per gli interni della chiesa potrebbero essere notevoli. Per questo chiediamo l’aiuto di tutti affinché quest’opera, notevolmente costosa, possa essere affrontata prima possibile». Il risultato è stato sorprendente. Un costo di decine di migliaia di euro è stato praticamente azzerato grazie alla cordata che ha coinvolto aziende del territorio, fabbri, carpentieri e muratori. Tante persone che si sono sobbarcate l’onere del lavoro: la sistemazione dell’intera linea di gronda con la rimozione delle vecchie guarnizioni e la posa di una conversa in rame che consenta di far defluire regolarmente le acque piovane, evitando ristagni e colate lungo le pareti. L’impianto sarà collegato ai pluviali della chiesa, che presto scaricheranno anche le piogge più abbondanti in modo regolare: e di questi tempi ce n’è davvero bisogno. «È stato commovente - commenta il parroco - assistere alla solidarietà degli imprenditori locali che hanno messo a disposizione la loro manodopera gratuitamente per dare una mano alla parrocchia. A loro va il grazie di tutti i parrocchiani, oltre che il mio, in un periodo nel quale la manutenzione delle chiese si fa sempre più un problema delicato se non drammatico».


L’INTERVENTO ha consentito di mettere in sicurezza anche le numerose opere d’arte presenti nel «duomo» di Ludriano, tanto caro ai parrocchiani, i quali soltanto nel 1954, grazie alla donazione fatta dal conte Antonio Folonari, videro nascere questa nuovissima e imponente chiesa. Alla sua realizzazione lavorarono, oltre a Folonari, il parroco don Angelo Zanni, morto in un incidente stradale mentre si affaccendava in commissioni legate a quell’opera, e il futuro papa Paolo VI, quel Giovanni Battista Montini che accolse di buon grado la generosità di Folonari e ne favorì il concretizzarsi in ogni modo. Condizioni meteo permettendo, i lavori dovrebbero concludersi nell’arco di un paio di mesi.

Massimiliano Magli
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