«Uno spazio dedicato alla maestra Malpassi»

La maestra Miti MalpassiLa maestra Malpassi con una quinta elementare del 1961
La maestra Miti MalpassiLa maestra Malpassi con una quinta elementare del 1961

Una delle figure che i ghedesi di una certa età non hanno dimenticato è la maestra Miti Malpassi, «intelligente, dolce, alla cui preparazione professionale e culturale guardavamo imparando sempre qualcosa di nuovo e di stimolante noi, studenti e giovani maestri di primo pelo. La sua disponibilità, i suoi metodi pedagogici all’avanguardia, uniti a una dolcezza e a un amore per la scuola che i moltissimi suoi alunni ricordano con riconoscente nostalgia, erano il nostro esempio di formazione professionale» afferma Angelo Bonini, maestro prima, poi dirigente scolastico, ora in pensione e da sempre storico locale. Nata nel 1924 sull’Appenino tosco-emiliano, da madre ghedese, è morta nel 1988 in un incidente stradale, in seguito a un malore. Si è tornato a parlare di lei perché a fine anno si è dovuto procedere all’estumulazione: gli ex alunni hanno lanciato una colletta per riacquistare il loculo non avendo lei, morta nubile, parenti prossimi. I pochi giorni a disposizione però non hanno consentito di interrompere la procedura. Ma il ricordo rinverdito ha fatto scattare un’altra idea. Visto che già in passato era stato proposto di intitolarle la piazza antistante la biblioteca o la biblioteca stessa o quanto meno la sala più importante, l’ipotesi è tornata a galla. Tanto più che ne è stata fondatrice e prima presidente della relativa commissione. Lo ricorda Bonini in un saggio: una delibera comunale nel febbraio 1965 è insediata la prima commissione per la gestione di una biblioteca civica. Due anni prima un gruppo di cittadini aveva pensato di metterla in piedi, ma «ad avere l’idea più chiara, illuminante, fu l’indimenticabile maestra Miti: convincere sindaco e consiglieri, trovare il locale, scegliere i libri, reperire i soldi, trovare collaboratori volontari, mettere in comune le sue competenze e rimboccarsi le maniche anche per i frequenti traslochi ricorrendo persino al prestito di un carretto». •

Milena Moneta