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14.07.2020

Venduta la villa-bunker del boss

A Padenghe la Dia aveva piazzato delle cimici nella villa del boss
A Padenghe la Dia aveva piazzato delle cimici nella villa del boss

Al terzo tentativo d’asta la villa-bunker di Padenghe utilizzata dal clan Bellocco è stata venduta. L’abitazione nella zona residenziale del paese della Valtenesi era stata a lungo il quartier generale della famiglia affiliata alla ’ndrangheta. Nella villa - come emerso dalle intercettazioni ambientali allegate al fascicolo del processo di Cassazione - Giuseppe Bellocco, fuggito dalla Calabria, gestiva i flussi di cocaina in arrivo al porto di Gioia Tauro dal Sudamerica. «Era dall'abitazione di Padenghe, in cui viveva un sodale che venivano prese le decisioni di smistare la sostanza stupefacente in tutta Italia nel momento in cui giungeva al porto calabrese», si legge nelle motivazioni della condanna a 10 anni di reclusione inflitta a Bellocco. Il boss aveva tra l’altro inserito nelle compagini societarie di due aziende della Valtenesi utilizzate per ripulire il denaro proveniente dal traffico di droga gli affiliati Rocco Panetta, Carlo Antonio Longo, Michelangelo Belcastro, Raffaele Rullo e Salvatore Barone. E sempre durante il soggiorno sul Garda Bellocco avrebbe incontrato emissari dei narcotrafficanti provenienti da Colombia, Costa Rica e Panama. Nell’abitazione «mimetizzata» in un tranquillo quartiere di case-vacanza, gli esponenti dei clan dell'ndrangheta stringevano accordi con esponenti della Sacra Corona Unita e supportavano la latitanza del boss Giuseppe Pesce dell'omonima famiglia di Rosarno. Le condanne sancite dalla Cassazione si sono basate sulle intercettazioni effettuate con una microspia piazzata dalla Dia nell'abitazione di Padenghe. Per quanto riguarda Salvatore Barone - proprietario dell'immobile - la Cassazione ha ridotto a otto anni di reclusione la condanna inflitta in appello. •

V.MOR.
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